DALLA LOCRIDE, CON IL PROGETTO SELES, L’IDEA DELLA CERTIFICAZIONE DI QUALITA’ EDUCATIVA NELLO SPORT!

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Concluso, con successo, il percorso formativo Nazionale Seles 2020: “L’educazione sfida lo Sport”. Allenatori, dirigenti ed educatori dalla Calabria e dall’Emilia Romagna si sono incontrati nella Locride per condividere l’idea di fondo che guida il percorso educativo nello sport.

Gioiosa Jonica, territorio della Locride, ha ospitato lo scorso fine settimana il percorso formativo nazionale promosso dal Centro don Milani nell’ambito del percorso educativo “Scuola Etica e Libera di Educazione allo Sport”.  L’educazione sfida lo sport, il tema centrale delle due giornate formative che ha visto coinvolti oltre quaranta tra allenatori, dirigenti ed educatori provenienti dalla Calabria e dall’Emilia.  In un tempo di crisi dei processi educativi tradizionali, l’educazione chiede allo sport di mostrare il suo potenziale educativo per essere protagonista nel compito di restituire alle giovani generazioni, proposte, relazioni e luoghi che siano adatti ed efficaci in ordine alla loro crescita. Tutti coloro che sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni sperimentano oggi una particolare fatica, davanti alla quale gli atteggiamenti di dimissione, di delega, di rinuncia sembrano prevalere su quelli della fiducia e di una ricerca di nuova comunicazione con i più giovani.  Anche il mondo dello sport non è esente da queste difficoltà, cui sembra rispondere cedendo spesso alla tentazione di una pratica fine a sé stessa, comunicando a ragazzi e giovani l’idea che l’attività sportiva possa essere finalizzata solo al risultato o all’affermazione di sé. Entusiasta Francesco Rigitano, ideatore del progetto Seles e fondatore del Centro don Milani: <<L‘idea di fondo che guida il percorso educativo nazionale SELES, è la centralità del ragazzo. Oggi, servono, spazi sportivi come avamposti nel territorio che, partendo dall’esistente, sappiano svilupparsi e ridefinirsi nella loro dimensione progettuale, spaziale e strutturale. Serve immaginare il luogo sportivo come “polo educativo” che garantisca un insieme equilibrato di proposte sportive, culturali ed educative e che non esaurisca la propria funzione nella semplice organizzazione delle attività, ma che abbia la forza di andare oltre, per contribuire a rispondere alle domande profonde che pongono le nuove generazioni circa il senso della vita, il suo orientamento e la sua meta.>>

Ha ribadito questo concetto, partendo dal documento “Educazione e Sport” realizzato durante l’incontro del 2011 in Vaticano, anche il presidente del Csi di Reggio Calabria Paolo Cicciù, ospite dei due giorni <<La formazione è una parte fondamentale del processo educativo, senza la quale l’intervento nei confronti dei ragazzi diviene superficiale e non duraturo. Lo sport è il “luogo” della ricerca di sé stessi, dell’incontro con i propri limiti, della messa alla prova delle proprie potenzialità. È il luogo delle relazioni e della ricerca dell’altro. Il progetto Seles è una novità assoluta nel panorama sportivo nazionale. Vogliamo diffondere quest’idea di educazione e sport. Bellissimo aver coinvolto altre Città e tantissimi operatori dello sport. Sono, infatti, numerose le società sportive che stanno chiedendo di aderire al percorso che punta decisamente a creare la “Certificazione di qualità educativa” nelle società sportive giovanili>> Durante l’appuntamento formativo, guidato da educatori e psicologi del centro, è emerso chiaramente che educare con lo sport tuttavia non è un fatto scontato: l’educazione ai valori attraverso lo sport è più affermata retoricamente che realizzata nella pratica. Spesso chi si occupa di sport deve fare i conti con un luogo comune: che educare praticando lo sport sia un fatto scontato, come se lo sport avesse in sé un misterioso e potente “fattore x” per cui basta coinvolgere i ragazzi in una squadra sportiva perché essi ne ricavino automaticamente lezioni di vita circa la lealtà, il rispetto delle regole, la cooperazione, la tensione a migliorarsi sempre. Educare con lo sport non è scontato né facile. L’intenzionalità educativa è il cuore dell’attività sportiva e va messa al primo posto, ponendo tutti gli altri elementi al suo servizio. Essa è l’anima, è il fuoco dell’attività sportiva che genera il progetto educativo, che aiuta ad osare e a scommettere sui grandi ideali.  L’intenzionalità educativa è dunque l’elemento che trasforma l’attività sportiva in una vera esperienza di vita e chiede che gli allenatori non si accontentino di assumere un ruolo tecnico, ma non smettano mai di accompagnare con un vero atteggiamento educativo la loro azione e il loro rapporto con i ragazzi. Anche Don Pino De Masi e Deborah Cartisano, ospiti dell’appuntamento formativo di Gioiosa Jonica, hanno valorizzato lo sport come esclusivo e importante strumento per la promozione della vita e della legalità. Don Pino ha insistito sul significato educativo dell’I Care di don Milani e di come questo si incarni nel significato di ‘scuola etica’ rappresentato dalla SELES. Deborah, invece, ha posto l’accento sull’importanza di una ‘memoria viva’ delle vittime innocenti delle mafie incarnata dal voler portare non soltanto i nomi sulle maglie, ma i valori e ciò che di buono in vita le vittime hanno compiuto (il coraggio di denunciare i soprusi, il senso del dovere, la lealtà). Entrambi hanno ribadito che Libera, sarà al fianco dei promotori del progetto educativo Seles.

Il presidente della SELES Castelfranco Emilia, Francesco Cuoghi, sostiene invece che oltre all’alta qualità dei contenuti trasmessi, ciò che più li ha colpiti è stato il clima instauratosi. Secondo lui, infatti, ogni momento era immerso in un clima familiare, appassionato e amichevole. Tale clima, ha permesso di confrontarsi apertamente sul perché si creda e si partecipi a questo progetto.

La struttura stessa degli incontri ha permesso di sentire questo clima di passione e di voglia di farcela: INSIEME. In un continuo scambio e confronto con gli ideali che uniscono le due società.

L’idea che parte dalla locride è significativa e rivoluzionaria: l’attività sportiva giovanile deve puntare a creare percorsi educativi oppure perde il suo reale significato. Da questo territorio, una rete di associazioni vuole sfidare lo sport, rivestendolo della grande responsabilità che ha: educare e promuovere legalità e partecipazione. 

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