LA PRIMA SFIDA DEL NUOVO ASSESSORE CAPITANO ULTIMO: RIOTTENERE LA SCORTA

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L’incarico sarà operativo non appena otterrà il nulla osta dell’Arma dei Carabinieri ma intanto il 20 febbraio è attesa la decisione finale della Camera di Consiglio sulla protezione del colonnello De Caprio

Prima di iniziare una nuova carriera da “politico”, Capitano Ultimo deve vincere un’altra decisiva sfida. Il prossimo 20 febbraio, fra poco più di 48 ore, è prevista la discussione in Camera di Consiglio in merito alla decisione definitiva collegiale sul reintegro della sua scorta. Una storia che si protrae ormai da molti mesi con i risvolti più recenti arrivati poco più di un mese fa quando il Tar di Roma si era pronunciato negando al Capitano Ultimo la sospensione ai provvedimenti ministeriali dell’ottobre 2019, che gli revocavano il servizio di tutela (ordinanza n. 168 del 2020). Poi la sospensione dopo la pronuncia della terza sezione presieduta da Franco Frattini, con il Consiglio di Stato che aveva invece posto l’attenzione su uno dei recenti episodi di intimidazioni nei confronti di De Caprio, una busta con messaggio minatorio.
LA STRATEGIA DI SANTELLI Il Capitano Ultimo ha alle spalle un ricco curriculum, un percorso travagliato ma ricco di successi che si incrocia adesso con il futuro della Calabria. La sua nomina ad assessore regionale all’Ambiente è prima di tutto una mossa che spiazza e che getta alle ortiche ogni previsione iniziale. L’annuncio, arrivato nel primo pomeriggio a Montecitorio da parte del nuovo governatore regionale, Jole Santelli, mostra chiaramente quale sia il percorso intrapreso.
EROE NAZIONALE Un primo nome di elevato spessore e, soprattutto, di forte impatto per l’opinione pubblica. Capitano Ultimo, infatti, è l’uomo che arrestò nel 1993 il “capo dei capi” di Cosa Nostra, Totò Riina, trasformatosi immediatamente in un eroe nazionale nell’immaginario collettivo. «Ho paura di morire», aveva confessato lo stesso De Caprio in una intervista esclusiva realizzata dalla nostra redazione quando Capitano Ultimo ottenne la cittadinanza onoraria dal Comune di Orsomarso. In attesa di capire quale sarà la decisione della Camera di Consiglio, cresce nell’opinione pubblica il malcontento. Negargli la scorta significherebbe screditare il duro lavoro compiuto dal colonnello nel corso della sua lunga carriera. Un servitore dello Stato che, di fatto, ha sacrificato la propria vita e quella dei suoi familiari per difendere la sicurezza del proprio Paese. Ma ora ad essere in pericolo è la sua. (

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