‘NDRANGHETA, SEQUESTRATO IL “TESORO” DEI PISCOPISANI

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Tra i beni sottratti agli arrestati nell’operazione “Rimpiazzo” figurano beni mobili, immobili, oltre che società e imprese per un valore di 2,5 milioni di euro. «Quella del sequestro – ha detto Gargano – è la “stella polare” delle investigazioni»

Nuovo colpo per la cosca di ‘ndrangheta dei Piscopisani. Dopo il blitz “Rimpiazzo” che aveva portato all’arresto lo scorso 9 aprile di 31 soggetti tra capi, gregari e affiliati al clan (23 quelli indagati) oggi la DDA di Catanzaro guidata dal Procuratore Nicola Gratteri ha, di fatto, colpito il cuore del clan con il sequestro del tesoro costituito di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, finalizzato alla confisca. Si tratta, nello specifico, di un provvedimento eseguito dagli agenti delle Squadre Mobili di Vibo Valentia, Catanzaro, Bologna insieme agli uomini del Servizio centrale operativo di Roma. L’analisi dei flussi di denaro ha consentito agli investigatori di risalire ai titolari (e prestanome) dei beni, frutto delle attività illecite del clan.
I BENI SEQUESTRATI Come ad esempio le quote societarie della “Ritadele sas” riconducibili a Giovanni Battaglia, 37enne di Vibo Valentia, già detenuto. Sigilli anche ai numerosi fabbricati e terreni e l’intero patrimonio aziendale della “Brogna Auto” di Vibo Valentia, proprietà del 62enne vibonese Giuseppe Brogna, anche lui già detenuto. E poi un appartamento e diversi terreni nel territorio di San Gregorio d’Ippona riconducibili a Stefano Farfaglia, detenuto 37enne di Vibo, alcuni fabbricati e l’intero patrimonio aziendale del panificio “San Pio” di Ionadi, riconducibile a Nazzareno Fiorillo, 65enne detenuto di Vibo, numerosi appartamenti tra le province di Vibo e di Bologna, intestati a Maria Concetta Immacolata Fortuna 62enne di Piscopio (VV). Sigilli anche per il “Baretto” di piazza San Michele a Piscopio di proprietà di Nazzareno Galati, 31enne di Vibo Valentia e il locale “Mamma non vuole” di proprietà del 32enne Benito La Bella, al quale sono stati sequestrati anche un’autovettura di proprietà e un appartamento.
IL CRIMINE NON PAGA «Il crimine non paga – ha detto a margine della conferenza stampa il questore di Vibo Valentia Annino Gargano e anche il sequestro al fine di confisca lo dimostra. Il clan, infatti, così come dimostrato già dall’operazione Rimpiazzo, era proiettato ad espandersi sul territorio vibonese e non solo». «Attraverso gli strumenti normativi, investigativi e di specializzazione nel contrasto alla criminalità organizzata – ha concluso Gargano – quella del sequestro è la “stella polare” delle investigazioni».

SERVIZIO DI MARIA TERESA CRINITI
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