RIACE: I FONDI DESTINATI AI RIFUGIATI UTILIZZATI PER L’ACQUISTO DI IMMOBILI ED ATTREZZATURE. LA RICOSTRUZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA

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La deposizione del tenente colonnello delle Fiamme gialle Sportelli ha ricostruito la contabilità per l’acquisto di immobili e attrezzature Ventisei imputati tra cui l’ex sindaco di Riace Lucano, il processo riprenderà a maggio

Nel corso delle attività d’indagine “Xenia” è emerso che alcune associazioni hanno destinato parte dei fondi, ottenuti per i rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Minori, in finalità diverse.

A riferirlo è stato il tenente colonnello Nicola Sportelli, all’epoca al comando del Gruppo territoriale della Guardia di Finanza di Locri, nel corso dell’udienza di ieri del processo “Xenia”, dove tra i ventisei imputati c’è anche l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano.

Nel corso dell’esame del principale teste dell’accusa si sono ricostruiti gli accertamenti bancari delle varie associazioni presenti sul territorio di Riace e collegate con i progetti relativi all’accoglienza dei rifugiati.

L’ufficiale delle Fiamme Gialle ha riferito di aver individuato nell’arco di tempo che va dal gennaio 2014 al luglio 2017 una distrazione di fondi dal conto corrente dell’associazione “Città Futura”, alimentato da fondi dedicati per l’accoglienza dei rifugiati, euro 531.752,27 prelevati in contanti, per i quali ha riferito di non aver individuato alcuna giustificazione.

Nella corso della lunga e complessa deposizione il teste ha evidenziato che parte del denaro in contante sarebbe stato dirottato per l’acquisto di case, comprensivi dei costi relativi alla ristrutturazione e all’acquisto di mobili, nonché di macchinari e attrezzature necessari per il funzionamento di un frantoio ed infine alcuni fondi dell’accoglienza sarebbero stati utilizzati per il pagamento di quota parte dei concerti estivi organizzati dal Comune di Riace dal 2015.

L’investigatore ha rilevato che si è giunti ad individuare l’asserita distrazione di fondi anche grazie al contenuto di una serie di intercettazioni captate nel corso dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Locri, dove in una circostanza uno degli indagati conversando con un soggetto non meglio individuato gli proponeva di acquistare dei beni «invece di tornargli i soldi indietro allo Stato – avrebbe detto uno dei conversanti – io gli porto due fatture». Ed ancora oltre: «Io volevo fare un deposito, … volevo lasciarli in deposito; poi quello che rimane prendo e butto là dentro, che mica gli torno i soldi indietro».

Dall’incrocio dei dati emersi dall’esame della contabilità di alcune associazioni e dagli accertamenti bancari, sarebbe stato accertato che sono stati emessi una serie di assegni a soggetti estranei e non collegati all’accoglienza dei rifugiati. Per alcuni assegni è stato possibile accertare la motivazione economica che era alla base dell’emissione. Una motivazione economica che, secondo gli inquirenti, nulla aveva a che fare con la reale destinazione dei fondi.

Il processo riprende il 5 maggio.

Tutto partì dopole ispezioni

Tutto parte nel 2018 quando i finanzieri del Gruppo di Locri avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Locri, con la quale erano stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, ex sindaco del Comune di Riace ed il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem.

L’inchiesta “Xenia” ha rappresentato l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

FONTE GAZZETTA DEL SUD – ROCCO MUSCARI

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