SENTENZA “TIPOGRAFIC”, LE MOTIVAZIONI IMPRENDITORE DENUNCIÒ I SUOI STROZZINI

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All’uomo è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni

«Numerose sono le emergenze processuali sulle quali il Tribunale ha fondato il proprio convincimento» che nel luglio dello scorso anno hanno portato alla sentenza del primo grado del processo “Tipografic” che si è concluso con 21 condanne, « complessivi 140 anni di reclusione e 190 mila euro di multa, e con 15 assoluzioni e una prescrizione. Le condanne vanno da un minimo di uno ad un massimo di 25 anni di reclusione, inflitti al gioiosano Giuseppe Jerinò.

La maxi inchiesta, come si ricorderà, si basò anche sulla denuncia di un piccolo imprenditore gioiosano che nel 2009 era finito nella morsa dell’usura, dopo aver chiesto un prestito. Gli investigatori ritennero di individuare tassi usurai fino al 15% mensile, e dal 40% a circa il 500% annuo, cifre insostenibili che portarono alla disperazione il creditore, divenuto testimone di giustizia che è stato sentito nel corso del dibattimento ed è stato, in pratica, ritenuto credibile dai giudici del Tribunale di Locri che ha disposto in suo favore il riconoscimento dei danni subiti.

Nelle motivazioni della sentenza i giudici del Tribunale di Locri richiamano il contenuto di una serie di pronunce giurisdizionali, ormai definitive, tra cui “Mistero” e “Crimine”. E hanno assunto «significativo rilievo – secondo i magistrati – le propalazioni rese dai collaboratori di giustizia escussi nel corso dell’istruttoria dibattimentale e le intercettazioni telefoniche e ambientali» che hanno «costituito un’ulteriore fonte di prova, rivelandosi elemento di oggettivo riscontro tanto al narrato dei collaboratori di giustizia esaminati, quanto – per alcuni specifici profili al contributo dichiarativo reso dal testimone di giustizia in riferimento alle vicende usurarie che coinvolsero».

«Tali captazioni – si legge in sentenza – hanno invero costituito la fonte di prova principale per le imputazioni concernenti il delitto di esercizio abusivo dell’attività finanziaria e delle correlate ipotesi associative» contestate in alcuni capi di imputazione.

Tra i documenti ritenuti importanti ai fini della decisione si richiamano i vari titoli di credito e gli appunti manoscritti allegati alla querela del testimone di giustizia e la documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza durante le operazioni di perquisizione effettuate nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura antimafia di Reggio.

La maxioperazione “Tipografic”, chiamata anche “Acero bis” o “Millepiedi”, è stata eseguita congiuntamente dai finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio e dello Scico di Roma, nonché dai carabinieri del Ros, del comando provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria.” Tra i capi d’ accusa, i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura ed esercizio abusivo del credito, con l’aggravante del metodo mafioso. Gli imputati risultano residenti fra Gioiosa Jonica, Marina di Gioiosa Jonica e in minima parte a Siderno, e alcuni dei sono ritenuti appartenenti o orbitanti attorno ad alcune famiglie di ‘ndrangheta operanti nei territori di riferimento.

ROCCO MUSCARI – GAZZETTA DEL SUD

SERVIZIO DI GIANLUCA SCOPELLITI
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