SIDERNO (RC), IL 15 FEBBRAIO LA PRESENTAZIONE DEL SAGGIO “CONTROVENTO. LA VERA STORIA DI BETTINO CRAXI” DI FABIO MARTINI

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«Lui ha rotto il rapporto di sempre tra potere e cultura. Tra chi può e non sa, e tra chi sa e non può. Lui sa e fa». Sono le parole che l’ex capo dei dissidenti del regime cecoslovacco Vaclav Havel, poi divenuto presidente della Repubblica Ceca dal 1993 al 2003, usò per parlare di Bettino Craxi.

È una delle tantissime perle contenute nel saggio di Fabio Martini dal titolo “Controvento. La vera storia di Bettino Craxi” (2020, Rubbettino) che rappresenta una preziosa fonte d’informazione per conoscere la vita e la carriera politica di uno statista di assoluto rilievo, di un leader politico capace anche se controverso, e di un capo di Governo che incise più di ogni altro nella storia di quella che viene definita “la Prima Repubblica”.

Non sono pagine apologetiche quelle di Martini; anzi, con uno stile di scrittura tipico dei cronisti di razza, racconta la storia di Craxi basandosi sui fatti, sulle scelte di quel ragazzo ambizioso che durante un viaggio a Praga scoprì le asprezze della dittatura oltre cortina diventando, da militante socialista della prima ora, visceralmente anticomunista, iniziando una carriera che lo portò a scalare, da una posizione sempre autonomista e fuori dalle correnti dominanti dell’epoca, quel Psi che sotto la sua guida riuscì a conquistare un ruolo di primo piano in un sistema imperniato sulle posizioni dominanti della Democrazia Cristiana da una parte e del Partito Comunista dall’altra.

Avventuriero quanto lungimirante, decisionista quanto sottile, burbero e scontroso quanto capace di appassionarsi alle cause dei popoli oppressi da tutte le dittature, Craxi si distinse per un decisionismo che fu il tratto distintivo della fase ascendente della sua carriera, quando arrivò, da Presidente del Consiglio (il primo non democristiano nella storia d’Italia) a sfidare gli Stati Uniti sul caso di Sigonella e quando avvisò Gheddafi dell’azione militare progettata dagli Usa ai suoi danni, regalando all’Italia quel ruolo di grande Paese fino ad allora inimmaginabile per una nazione uscita con le ossa rotte da due guerre mondiali e prima di allora relegata a ruolo di fedele comprimario dell’alleanza atlantica.

Nelle pagine – godibilissime – dell’autore, inviato politico del quotidiano “La Stampa”, c’è il Craxi dei successi e delle passioni private e quello delle scelte pubbliche in cui non cedette mai alle tentazioni populiste, garantendo per decenni quel primato della politica che oggi appare come un lontano ricordo.

Ma c’è anche il Craxi dei suoi grandi errori, che visse la caduta del Muro di Berlino come una festa un po’ sua, fino alla fuga in avanti, frutto della voglia di annettere il Pds nel nome di una proclamata “Unità socialista”. O il leader che non seppe (o non volle) interpretare quei segnali d’insofferenza che nei primi anni ’90 attraversarono larghi strati della società italiana, sempre più insofferente verso i partiti tradizionali e il loro potere consolidato, ma anche nel mondo della grande industria e dell’alta finanza, che usarono i propri giornali come una clava da usare contro di lui e gli altri leader dell’epoca, in uno con il terremoto giudiziario di Tangentopoli, gradito ai lanciatori di monetine fuori dall’hotel Raphael, ma anche dagli americani che dopo il crollo del Muro manifestarono una crescente ingerenza nelle questioni italiane. Già, c’è anche questo nel libro: nella stanza ovale si guardava con favore a chi avrebbe potuto, come i giudici del “Pool” di “Mani pulite” fare fuori quel leader scomodo che quando parlò all’allora presidente americano Reagan e davanti al Congresso, ebbe il coraggio di denunciare il sostegno alla dittatura militare nel Cile di Pinochet.

Fu l’inizio della stagione dell’odio nella politica italiana.

Ovviamente, c’è spazio per l’esilio ad Hammamet, capolinea della parabola discendente di un leader, per i giorni della sofferenza fisica e psicologica, e per le rivalutazioni postume della sua figura, in cui l’ipocrisia si nascose spesso dietro l’usbergo di un proclamato senso dello Stato.

“Controvento”, dunque, diviene una guida affascinante sulla storia degli ultimi cinquant’anni d’Italia per chi non visse quella stagione politica per ragioni anagrafiche, ma anche uno strumento capace di offrire molti spunti di riflessione su quello che fu il lascito di Craxi alla politica futura, lui che capì prima di tutti il sorgere di imponenti flussi migratori mondiali e che soffrì quella sostanziale riduzione della sovranità (o quantomeno delle scelte di politica economica) degli Stati membri dell’Unione Europea, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht.

Già, nella politica del XXI secolo, coi suoi leader “prêt-à-porter”

dimenticati dopo pochi anni dal loro momento di gloria e sempre più sensibili alle sirene di populismo e sovranismo, in cui il primato della politica ha ceduto il passo alla propaganda permanente degli sterminati talk show televisivi e di post, selfie e video sui social network, può essere utile riaprire una discussione su quella che fu la politica socialista nella seconda metà del ‘900, che vide in Craxi il suo principale esponente.

Per queste ragioni, nel presentare il libro di Martini “Controvento”, lo spazio culturale “MAG. La ladra di libri” di Siderno sta organizzando, per sabato 15 febbraio alle 17 nella propria sede di corso Garibaldi,

283/285 a Siderno, una serata di approfondimento sui contenuti del saggio e sull’attività di Craxi a vent’anni dalla scomparsa, insieme a Saverio Zavettieri, deputato della IX, X e XI legislatura, Franco Crinò, senatore della XIV legislatura, Nicola Irto, consigliere regionale, Ilario Ammendolia, direttore editoriale di “Riviera” e scrittore, Pietro Melia, giornalista, e Luciano Racco, già consigliere regionale e sindaco di Siderno.  L’autore interverrà in videoconferenza.

In ossequio a quello spirito critico e plurale che fu il tratto distintivo della democrazia interna del Psi e che ora risulta difficile ritrovare in tempi di partiti “liquidi”, di perdita del ruolo (se non vera e propria scomparsa) delle sezioni di partito, e in cui la classe dirigente dei partiti è spesso frutto di scelte opportunistiche dettate da convenienze del momento e i partiti somigliano più a comitati elettorali permanenti o arene on line prive di confronto e dialettica interna.

Di tutto questo, appunto, si discuterà il 15 febbraio da MAG.

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