SOSPETTO CASO CORONAVIRUS A CETRARO, IL 69ENNE RESTA IN ISOLAMENTO

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L’uomo rientrato dal Lodigiano e risultato positivo al test effettuato a Cosenza rimane a casa. Non presenta alcun sintomo influenzale. Si attendono gli esiti dell’esame di riscontro del campione inviato all’Istituto superiore di sanità di Roma. Il caso nella tabella ufficiale del Dipartimento della Protezione civile italiano

Sarà solo il secondo test da effettuare nei laboratori dell’Istituto superiore di sanità di Roma a confermare o smentire l’esito positivo al coronavirus sul campione prelevato – con un tampone – al paziente di Cetraro. Tutte le istituzioni preposte ad affrontare l’eventuale emergenza da coronavirus in Calabria sono concordi a confermare questa notizia. Così da ieri pomeriggio, cioè da quando il neo governatore della Calabria, Jole Santelli, ha annunciato questo eventuale primo caso di contagio, la Calabria trattiene il respiro.
La paura del virus venuto dalla Cina e poi diffusosi rapidamente prima nel Lodigiano e poi in varie parti del Paese – ma soprattutto tra la Lombardia e il Veneto – è tanta. Nonostante le rassicurazioni, il timore che possa diffondersi anche in questa regione è veramente elevata. Forse anche troppo.
Ad accompagnare questo primo eventuale caso, una campagna mediatica mondiale che ha soffiato sulle paure quasi ancestrali delle popolazioni. L’epidemia d’altronde richiama eventi lontani nel tempo, come la peste di manzoniana memoria, o più vicini nel tempo come la “spagnola” che tra il 1918 e il 1920 fece decine di milioni di morti nel Mondo e ancor di più la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) apparsa nel novembre del 2002 sempre dalla Cina che in alcuni mesi uccise 774 persone in 17 Paesi. Tutti eventi che contribuiscono senza dubbio ad alimentare quelle paure recondite che portiamo dentro, annebbiando la razionalità che dovrebbe caratterizzare i momenti in cui occorre prendere decisioni per fronteggiare gli eventi come questi.
Ma ritornando al sospetto caso di Cetraro – si sottolinea sospetto – si tratta di un 69enne originario di Cetraro che domenica 23 febbraio – giorno in cui il governo deliberava i primi forti provvedimenti di chiusura delle scuole e di altre misure per contenere il virus – è rientrato in autobus nella cittadina del Tirreno cosentino assieme alla moglie da Castelnuovo Bocca d’Adda, nel Lodigiano.
La coppia ha comunicato all’ospedale di Cetraro ancor prima di partire il loro arrivo nel centro tirrenico, vista la necessità del 69enne di usufruire di cure specifiche dato che è un paziente dializzato. Poi al loro arrivo, seguendo scrupolosamente quanto nel frattempo deciso dalle autorità nazionali e locali, si sono messi per precauzione in auto quarantena presso la loro abitazione. La vicenda visto che la coppia proveniva da una zona ad alto rischio contagio (il Lodigiano, appunto) è stata segnalata alla Prefettura di Cosenza ed in particolare al Comitato costituitosi per affrontare l’emergenza coronavirus. Nonostante non presentassero nessuno dei sintomi premonitori – né lo stato febbrile, né problemi respiratori particolari né neppure la tosse – si è deciso di effettuare un tampone di verifica in un ambiente separato realizzato all’interno dell’ospedale di Cetraro e ad autorizzarlo contemporaneamente a proseguire la dialisi sempre in un’area protetta. Proprio all’esito delle indagini effettuate su quel campione inviato all’istituto di Virologia di Cosenza è emerso che il paziente sarebbe stato positivo. Da qui la comunicazione alle strutture regionali che coordinano l’emergenza coronavirus e l’informativa del governatore Santelli su «un primo caso sospetto di Covid 19» a Cetraro.
La coppia al momento continua a rimanere in isolamento domiciliare in attesa dell’esito del secondo test. Il campione infatti, come abbiamo raccontato ieri, è stato inviato ai laboratori dell’Istituto superiore di sanità di Roma per effettuare nuove analisi che confermeranno o meno quanto già emerso dagli accertamenti avvenuti a Cosenza. All’arrivo dell’esito di quel test, si innesterà poi l’eventuale nuovo iter previsto ad hoc dalle linee guida deliberate ad hoc dal ministero della Sanità. Dunque tutta la vicenda si sta svolgendo all’interno delle procedure normali previste per affrontare casi come quelli di Cetraro.

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