Susanna Brescia: «Non l’ho ucciso io»

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La compagna della vittima respinge le accuse: «Non avrei mai fatto una cosa simile» Il figlio Francesco Sfara e Giuseppe Menniti hanno preferito non rispondere al gip Novità sull’ora del delitto sono emerse dall’acquisto di due merendine, effettuato da Cordì in un bar di Gioiosa

«Non ho ucciso il mio compagno, non so nulla, non avrei mai fatto nulla di quanto mi viene contestato».

È quanto, in sintesi, avrebbe dichiarato Susanna Brescia nel corso dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto ieri nel carcere di Locri al cospetto del gip Sergio Malgeri, alla presenza del difensore di fiducia avv. Francesco Macrì e del pm Marzia Currao.

La 43enne Brescia è accusata di concorso dell’omicidio del compagno Vincenzo Cordì, il cui cadavere è stato rinvenuto nel novembre scorso ina località “La Scialata” del comune di San Giovanni di Gerace. Oltre alla donna la Procura di Locri accusa di omicidio altre due persone: si tratta di Francesco Sfara, figlio della donna, e Giuseppe Menniti, che avrebbe avuto una relazione sentimentale con la 43enne residente a Marina di Gioiosa Jonica.

Susanna Brescia ha contestato le accuse a suo carico, in pratica richiamando il contenuto delle precedenti dichiarazioni rese agli investigatori. Invece gli altri due indagati, sia il 22enne Sfara, difeso dall’avv. Antonio Ricupero, sia il 41enne Menniti, assistito dall’avv. Giuseppe Sgambellone, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

I difensori, in generale, hanno evidenziato che al momento non hanno avuto la possibilità di approfondire il contenuto degli atti dell’indagine eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica, con il coordinamento della Procura di Locri diretta dal procuratore Luigi D’Alessio, con il pm Marzia Currao che ha seguito direttamente gli sviluppi investigativi che hanno registrato l’importante ruolo dei reparti scientifici dell’Arma.

Le difese dei tre indagati potranno ricorrere al Tribunale del Riesame entro dieci giorni dal deposito degli atti che è avvenuto ieri. Si prospetta un confronto serrato tra le parti.

Spuntano, intanto, dei particolari dell’indagine. La vittima, infatti, intorno alle 22 dell’undici novembre si è fermata a un bar di Gioiosa Jonica per acquistare degli snack, per poi uscire e ripartire con l’autoin direzione mare-monte. La circostanza ha trovato conferma nelle sommarie informazioni rese dai gestori del bar, che hanno raccontato come Vincenzo Cordì avesse acquistato una barretta di cioccolato, probabilmente un Nutella be-ready o un Kinder bueno.

Si tratta, secondo gli inquirenti, di un elemento utile per stabilire l’orario approssimativo della morte di Cordì: «Infatti – si legge nell’ordinanza – come anticipato con email dal consulente dr. Francesco Introna, in sede di autopsia si è rinvenuto nello stomaco della vittima “una velatura cremosa sulle pareti e frammenti di materiale amilaceo» che emanava odore dolciastro; da ciò la deduzione «che potesse trattarsi di un dolce alla cioccolata inferito 1 o 2 ore massimo prima della morte. Minore la quantità ingerita, più piccolo il dolce, minore il lasso di tempo dalla morte».

Di conseguenza il pubblico ministero ipotizza, nella richiesta di misura cautelare, che Vincenzo Cordì sia stato ucciso «tra le ore 22.20 e le ore 23.30 dell’11 novembre 2019».

fonte: rocco muscari gazzetta del sud

SERVIZIO DI NICODEMO BARILLARO
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