UN FUCILE RITROVATO SUL TERRENO DELLA CASA IN CUI FINÌ UN INCUBO

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Lì fu trovata e liberata la 19enne Roberta Ghidini

Un fucile da caccia a canne sovrapposte e con la matricola illeggibile e un berretto, tipo basco, in uso ai militari delle forze dell’ordine. Il tutto all’interno di un grosso tubo di plastica ben sigillato e interrato a meno di un metro di profondità. Il rinvenimento, casuale, è stato fatto alla periferia nord della cittadina roccellese, nella contrada Gestarì, in un terreno agricolo a poca distanza da una casa di campagna disabitata da molti anni.

Non si stratta però una casa qualunque, anche se il tanto tempo trascorso ha in molti cancellato i ricordi di una vicenda di cronaca nera salita alla ribalta nazionale. In quell’abitazione di contrada Gestarì, infatti, a metà dicembre del 1991 dopo una prigionia di 29 giorni, fu trovata e liberata la 19enne Roberta Ghidini, studentessa universitaria di Centenaro di Lonato (Brescia), figlia di Antonio Ghidini noto e affermato imprenditore lombardo, sequestrata a metà novembre dello stesso anno e poi trasferita in Calabriam e per il cui rilascio, dopo una lunga trattativa tra pezzi deviati dello Stato e sequestratori – come del resto si era già verificato negli anni precedenti per altri rapimenti messi a segno dalla cosiddetta “Anonima Sequestri” calabrese – ci sarebbe pagato un riscatto di circa 500 milioni di lire.

A rapire la giovane universitaria bresciana trovata poi, a distanza di circa un mese dal sequestro, incatenata ai piedi di un divano nel soggiorno della casa di campagna di Roccella, furono gli uomini del clan Jerinò alias “Manigghjia“, di Gioiosa Jonica con in testa il boss della Vallata del Torbido, Vittorio, poi finito in galera anche per altri guai con la giustizia.

Il rinvenimento del tubo di plastica con all’interno il fucile da caccia e il “basco” utilizzato dai militari delle forze dell’ordine, è avvenuto durante i lavori di aratura compiuti da uno dei proprietari della casa, in un pezzo di terreno a breve distanza dall’abitazione. Sul posto, per i rilievi di legge, si sono recati gli agenti della Polizia di Stato del commissariato di Siderno che su disposizione della Procura di Locri hanno posto sotto sequestro il materiale. Sull’arma da sparo saranno ora effettuati accurati esami balistici da parte degli esperti della “Scientifica”.

ANTONELLO LUPIS (Gazzetta del sud)

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