CALABRIA, (ANCORA) ULTIMA SUL WELFARE LOCALE

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La spesa per aiutare chi è in difficoltà sostenuta dai Comuni calabresi è meno della metà di quella media del Sud. Mentre si allarga la forbice con le aree più ricche del Paese. Ed gli Enti locali della regione alle prese con difficoltà finanziarie non riescono a garantire i Livelli essenziali di prestazioni

La spesa per aiutare chi è rimasto indietro resta ancora una chimera. Soprattutto per chi vive in Calabria che risulta ancora una volta ultima tra le regioni in Italia per risorse impegnate per interventi e servizi sociali per i più bisognosi. Con un aggravante in più. Rispetto al resto del Paese, le somme elargite dai Comuni per garantire assistenza ai cittadini sono addirittura diminuite in un anno. In controtendenza al dato nazionale che segna viceversa un incremento per il quarto anno consecutivo. La fotografia che ci restituisce l’Istat nell’ultimo report pubblicato sull’andamento della spesa dei comuni per servizi sociali in questo senso è impietosa. Dimostra quanto sia distante la Calabria da resto del Paese ma anche di altre regioni del Mezzogiorno. Così se mediamente la spesa di cui gode un italiano si aggira a 119 euro, in Calabria scende a 22 euro pro capite. Meno cioè della metà della media del sud Italia: 58 euro per abitante.

LA FORBICE CHE CI ALLONTANA Stando ai dati elaborati dall’Istituto di statistica nazionale, la spesa sostenuta dagli enti locali per servizi sociali ai cittadini nel corso del 2017 (ultimo anno preso in esame) in Italia complessivamente è stata pari a quasi 7 miliardi e 234 milioni di cui 808 milioni e 314mila euro al Sud. Scendendo nel dettaglio emerge così che in Calabria le risorse impegnate nello stesso periodo per garantire assistenza ai più bisognosi sono state pari a poco più di 43 milioni 341mila euro cioè pari allo 0,6% della spesa compiuta in Italia dagli enti locali per questo specifico settore. L’anno precedente invece la Calabria aveva speso 43 milioni 665mila euro quindi circa 324mila euro in meno. Tradotto in termini percentuali significa una flessione dell’0,74. A differenza invece dell’andamento positivo che ha segnato un incremento del 2,5% in Italia: in termini assoluti la spesa è infatti aumentata di 177 milioni.
Una sperequazione che diviene ancor più evidente se si confrontano le risorse impegnate nella nostra regione rispetto a quanto avvenuto nelle aree più ricche del Paese. Così emerge che a fronte dei 22 euro spesi in aiuti in Calabria, nella Provincia autonoma di Bolzano quel dato sale a 597 euro (prima area del Paese per risorse destinate ai suoi cittadini meno fortunati). Un dato calabrese decisamente molto lontano anche di altri territori: Trentino Alto Adige (423 euro pro capite), Friuli-Venezia Giulia (286 euro pro capite) e Valle d’Aosta (208 euro pro capite). Valutando complessivamente la media delle risorse spese per servizi e assistenza al nord Italia emerge così la distanza siderale tra le varie aree dell’Italia anche in termini di sostegno offerto a famiglie meno abbienti con minori, soggetti fragili perché colpiti da disabilità o dipendenze, anziani, poveri ed altri soggetti che hanno difficoltà ad integrarsi. Segno della diseguaglianza territoriale che via via allontana le due aree dell’Italia.
DISPARITÀ CHE POTREBBERO CRESCERE Leggendo attentamente questo report dell’Istat, poi emergono altri due fattori decisamente delicati per il futuro delle regioni più povere. Uno il più vistoso che segnalano gli stessi analisti dell’Istituto nazionale di statistica è relativo all’indeterminazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) che seppure previsti dalla Legge quadro non sono nei fatti rispettati. Si tratta di quello standard minimo di servizi che dovrebbe essere garantito ad ogni cittadino a prescindere dal luogo dove è nato e dove risiede. Mai come in questo caso vale il condizionale, perché come emerge anche da questi dati, la situazione è un’altra.
Poi c’è la valutazione che gran parte di questi servizi essenziali per migliaia di persone che vivono già una condizione di disaggio vengono offerti praticamente dai Comuni in forma singola o associata. Ad esempio in Calabria il 94,1% della spesa complessiva deriva dai bilanci di questi enti. Una percentuale più alta di quanto avviene nel resto del Paese, dove i contributi comunali scendono al 79,5%. Con una differenza, molte realtà comunali calabresi sono in sofferenza finanziaria (leggasi pre-dissesto) e tante sono già in default acclarato.
Il combinato disposto di questi due fattori – mancanza del rispetto dei Lep (che si traduce anche in mancati trasferimenti per corrispondenti) e difficoltà finanziaria dei Comuni – si trasforma in un meccanismo che stritola il sistema di sostegno ai bisognosi e al Terzo settore di territori fragili come quello calabrese. Senza contare che l’eventuale riforma in termini spinti del Regionalismo stringerebbe ancor di più il cappio attorno alle già esigue risorse destinate alla Calabria per quanti da soli non riescono proprio a camminare.

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