4 Dicembre 2020

Ieri (27.3.2020) abbiamo avuto notizia del primo caso di positività al Covid-19 accertato a Gioia Tauro e, subito, si è diffusa una grande preoccupazione in paese, che, finora, pare stia rispondendo in maniera soddisfacente alle misure di contenimento del contagio.

Ma, agli enormi sacrifici chiesti ai cittadini, in termini di limitazione delle loro libertà personali e di gravi conseguenze economiche, che derivano dal blocco delle attività lavorative, corrisponde una concreta e adeguata tutela della salute della popolazione gioiese?

La risposta che ci sentiamo di dover dare, in tutta onestà, al momento in cui si scrive è negativa: NO, la nostra salute è affidata, esclusivamente, al rispetto delle regole di distanziamento sociale e, poi, al caso, al fato.

L’ospedale di Gioia Tauro è privo di attrezzature idonee a fronteggiare anche un solo, malaugurato, caso di positività al virus.

Non ci sono respiratori, dispositivi di protezione individuale, nè strumentazione necessaria nè personale, nulla di ció che serve per stare in prima linea in questa sconvolgente emergenza.

Allora, perché dichiararlo centro Covid?

Forse per indebolire, ulteriormente, fino alla completa distruzione, l’attività sanitaria residua che il nosocomio gioiese poteva continuare a fornire ai nostri cittadini.

Ma in questo preciso momento dobbiamo concentrarci, esclusivamente, sulla capacità di dare adeguata risposta sanitaria all’emergenza virus.

Su questa prioritaria questione, abbiamo la netta sensazione di essere abbandonati a noi stessi e percepiamo impreparazione e totale confusione nelle istituzioni, regionali e locali, che sono chiamate a gestire la crisi sanitaria.

Da quello che ci è dato sapere, attraverso i comunicati stampa dell’Asp, in definitiva, di pronto e certo c’è ancora poco o niente, visto che, in data 25 marzo u.s., l’Asp di Reggio ha reso noto che sono in fase di definizione le procedure di acquisizione di strumenti e attrezzature necessari, confidando nella tempistica assicurata dalle aziende fornitrici, confermando, così, tutti i nostri dubbi sull’assoluto ritardo con cui si sta affrontando questo disastro sanitario, noto già da mesi.

La gravità di questa epidemia non lascia spazio, adesso, a recriminazioni, per quanto giustificabili.

È il momento di agire, perché è già tardi.

Chiediamo chiarezza e informazione sulle modalità di distribuzione e gestione dei malati Covid, sui controlli delle quarantene domiciliari, sui numeri di tamponi effettuati e soprattutto sulle reali dotazioni di dispositivi di protezione individuale già presenti negli ospedali del territorio.

Non vogliamo che i presidi ospedalieri diventino focolai di contagio.

Abbiamo il diritto di essere curati e di sapere dove e come, questa volta non rimarremo spettatori mentre altri prendono decisioni sulla nostra pelle!

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