2 Dicembre 2020

La denuncia della Uil sull’utilizzo improprio dei dipendenti. «Ancora più grave alla luce dell’emergenza. Ecco perché non si può attivare la terapia intensiva»

L’emergenza Coronavirus in alcune strutture sanitarie è più pesante che altrove. Lo ricorda (anche) un esposto della Uil di Reggio Calabria sull’ospedale di Locri. Il sindacato riporta all’attenzione una questione sollevata più volte: quella del «personale distratto dai propri compiti di istituto». Formula burocratica per individuare gli “imboscati”. Questi dipendenti, per il segretario territoriale Nicola Simone, rappresentano «per numeri e tempo di non utilizzazione un vero e proprio fenomeno» con conseguenze gravi: «il danno economico e organizzativo per l’ente; la critica mancanza di qualità nelle prestazioni; la perpetrazione di veri e propri reati di natura penale».
Una «pratica immorale e illegale» che «viene, nonostante le denunce, inspiegabilmente nei fatti consentita da quanti hanno diretta responsabilità sul personale (direttore sanitario aziendale, di presidio, ufficio del personale e di ragioneria)» che «percepisce, peraltro, ininterrottamente indennità previste esclusivamente per i dipendenti correttamente utilizzati».
C’è un’aggravante, per la Uil, «alla luce dell’emergenza Covid-19». Il sindacato ricorda che «la situazione risulta esplosiva proprio per la carenza di personale medico, infermieristico e Oss». Nell’ospedale di Locri, tra l’altro, queste carenze renderebbero impossibile attivare «la terapia intensiva presso la pneumologia per detta carenza». 
«Questa – si legge nella nota-esposto – che non può essere altro che considerata una scellerata e colpevole evenienza comportante un vero attentato alla salute pubblica, rimane incomprensibile alla luce del fatto che presso tale presidio insistono Unità operative inoperose per parziale o totale inattività e, inoltre, Unità operative non ricomprese e previste dall’atto aziendale e nonostante ciò pervicacemente mantenute in “vita” per interessi di “natura imprecisata”».
La Uil punta il dito contro i direttori sanitari e chiede l’intervento delle istituzioni, del prefetto di Reggio Calabria e della Procura di Locri.

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