CAOS DI ORDINANZE SULLA RIAPERTURA DEI BAR. SPAVENTATA E CONFUSA, LA CALABRIA RESTA SENZA CAPPUCCINO

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La governatrice Santelli aveva annunciato la riapertura di bar e ristoranti. Ma nella notte i Comuni si sono affrettati a prendere provvedimenti contrari. I gestori hanno preferito mantenere le saracinesche abbassate. A pesare sono state paura, confusione e carenza di dipendenti, messi in cassa integrazione

 Chi questa mattina in Calabria sperava di tornare al bar per caffè e cornetto, è rimasto deluso. Sorpresi dall’ordinanza con cui la governatrice Jole Santelli nella tarda serata di ieri ha autorizzato ristoranti, pizzerie, agriturismi, bar a ripartire con il servizio ai tavoli, purché all’aperto e nel rispetto delle norme anti-contagio, gestori e proprietari dei locali hanno tenuto le saracinesche abbassate.

I dehors sono rimasti vuoti, le sedie e i tavoli accatastati, gli ombrelloni chiusi. Qualcuno si è precipitato al locale per iniziare in fretta e furia con le attività di pulizia e rifornimento, altri si sono attaccati al telefono per contattare le ditte specializzate nella sanificazione o operai, manovali e tecnici per capire come modificare gli ambienti per poter rispettare le prescrizioni. Nessuno si era preparato.

 

La linea di estrema prudenza, ribadita da Santelli fino a due giorni fa, aveva indotto i più a immaginare che nulla si sarebbe mosso prima di metà maggio, se non inizio giugno come anticipato dal premier Giuseppe Conte nell’illustrare i contenuti dell’ultimo decreto.

Pochissimi avevano avviato sanificazioni, ripristinato forniture, allertato i dipendenti, per la maggior parte finiti in cassa integrazione. E pochissimi adesso sanno cosa fare.

La voglia di ripartire c’è, i mesi di stop iniziano a pesare, ma pesa anche la paura. L’epidemia ha risparmiato la Calabria, che conta solo 1102 contagiati di cui 353 guariti e 86 deceduti, i focolai si sono concentrati per lo più nelle Rsa e solo marginalmente hanno coinvolto i centri urbani, ma il Covid19 spaventa ancora.

Nessuna attività di screening è stata avviata o anche solo pianificata. Le richieste di tamponi dei titolari di attività sempre rimaste aperte come edicole, tabaccherie, farmacie, supermercati, sono rimaste lettera morta. E la mancanza di coinvolgimento e interlocuzione ha fatto infuriare anche ristoratori e proprietari di bar.

“La presidente ha preferito snobbarci e di fatto pensa con questa ordinanza di risolvere le problematiche del nostro settore. E di aprire una spaccatura fra chi ha gli spazi all’aperto e chi no. La norma discriminatoria mira sicuramente ad innescare una guerra tra “poveri” come sempre la politica in Calabria ha preferito fare” tuona il comitato di Catanzaro.

“Come bar – annuncia invece uno degli storici ritrovi di Reggio Calabria – l’attività continuerà a rimanere chiusa nei prossimi giorni, fino a nuove disposizioni per tutelare prima di tutto la salute dei nostri dipendenti e dei nostri clienti! Riteniamo attualmente sconsiderate ed affrettate le decisioni che prevedono passaggio dal tutto chiuso al tutto aperto”.

Qualcuno che vorrebbe aprire anche prima del 4 maggio c’è, ma non si azzarda ad alzare le serrande anche per il timore di multe e sanzioni.

Da più parti si fa notare come l’ordinanza sia illegittima, il governo ha già diffidato la Regione e condannato duramente la fuga in avanti di Santelli. In più già da ieri notte i Comuni hanno annunciato barricate. Contro il “via libera” della Regione, i sindaci sono insorti.

Nella notte, la maggior parte degli amministratori ha buttato giù dal letto segretari e dirigenti comunali per emettere ordinanze nottetempo, altri le hanno annunciate sui social e stanno provvedendo in queste ore a bloccare il provvedimento regionale o a differirne l’entrata in vigore. Almeno di 24 ore alcuni, fino al 4 maggio altri, fin quando il governo non deciderà altrimenti altri ancora.

Illogica, illegittima, imprudente. Da ogni angolo della Calabria non si risparmiano critiche al provvedimento di Santelli. “Ci saremmo aspettati novità sulla cassa integrazione, sulle terapie intensive, sul nuovo centro Covid regionale. Né io né la Prefettura eravamo al corrente dell’ordinanza. Le ordinanze devono essere comunicate prima. Si è generata confusione e problemi di ordine pubblico” tuona il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che fa notare “questa ordinanza sa tanto di provvedimento di sapore politico, con indicazioni provenienti dal lombardo-veneto e l’obiettivo di creare uno scontro ignobile con il governo nazionale sulla pelle dei cittadini”.

Ma il fronte delle proteste è bipartisan. Al coro di no si sono uniti anche amministratori di piccoli e grandi Comuni governati dal centrodestra, a partire da Lamezia Terme, che con il sindaco Paolo Mascaro già ieri sera ha annunciato misure per bloccare l’entrata in vigore dell’ordinanza regionale.

Sulla stessa linea, anche Sergio Abramo, primo cittadino di Catanzaro e peso massimo di Forza Italia, che piace alla Lega e della governatrice è sempre stato il grande rivale dentro e fuori il partito.

Unica voce fuori dal coro, quella del primo cittadino di Cosenza, Mario Occhiuto, di cui Santelli è stata vice fin quando non gli ha soffiato la candidatura alle regionali. “Ha fatto bene Jole a riaprire subito bar e ristoranti all’aperto, anche perché in Calabria non cambierebbe niente con un mese di chiusura in più” ha fatto sapere Occhiuto, che sembra aver sepolto l’ascia di guerra in cambio della candidatura blindata di un paio dei suoi e del traghettamento di un paio di fedelissimi nelle strutture della nuova presidente della Regione. Ma anche nella sua città bar e ristoranti al momento rimangono con le serrande giù.

E i cittadini? Qualcuno che in mattinata si è messo alla ricerca di un bar c’è, ma la maggior parte è stata presa in contropiede dalla rivoluzione copernicana nella comunicazione della Regione. Fino a qualche giorno fa, Santelli allarmata si scagliava contro il governo, accusandolo di un potenziale nuovo esodo a Sud di fuorisede, bollati come possibili untori.

Ai calabresi, Santelli non perdeva occasione di chiedere cautela e rispetto delle prescrizioni in vigore in regione, anche più restrittive di quelle nazionali.

Morale, tutti sono rimasti sorpresi e confusi. Da ieri notte i social ufficiali della Regione sono stati travolti da una valanga di proteste. “Sta mettendo a rischio la Calabria”, l’accusa più ricorrente. Ma in mattinata la curiosità è stata più forte della paura e in tanti sono scesi in strada alla ricerca di un bar.

ALESSIA CANDITO (La repubblica)

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