“LA CALABRIA NON VUOLE I SUOI EMIGRATI”

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Lo  scrittore Gioacchino Criaco si rivolge ai suoi corregionali bloccati fuori dai confini della loro terra a causa dell’emergenza coronavirus: “La politica vi considera un pericolo”

Calabresi di fuori la Calabria non vi vuole”. A parlare è un calabrese che vive a Milano, Gioacchino Criaco, scrittore. Affida a Facebook la sua amarezza, dopo i tanti appelli giunti in questi giorni, attraverso i social e la stampa, da tanti suoi corregionali che, come lui, non possono rientrare nella loro terra perché la crisi sanitaria e le norme restrittive a essa conseguenti non lo consentono. Da settimane l’autore di “Anime Nere” batte su questo tasto. Qualche voce istituzionale ha chiesto un “corridoio umanitario” che consenta a lavoratori e studenti o a chiunque si trovasse fuori dai confini regionali al momento dell’emanazione dei divieti da parte del Governo, della Regione e di molti sindaci di fare rientro. “No, io non sarei sceso comunque – risponde all’AGI – perché ho una situazione tranquilla, una casa comoda e mia moglie è infermiera in ospedale”. Il pensiero, dunque, va ai tanti calabresi che in questi giorni lamentano di essere in difficoltà economiche, costretti a pagare un albergo per avere un tetto nelle località in cui si trovano. 

 

 “Finora – scrive sul suo profilo social – l’unica risposta ufficiale alla richiesta dei migrati calabresi, residenti rimasti per decreto fuori Regione, di tornare nelle proprie case, è quella dell’assessore al Welfare Gallo, della giunta Santelli: si farà un fondo per aiutare economicamente i fuoriusciti. Vi aiuteranno a casa altrui, nelle città del nord che vi hanno accolto. A casa vostra no, non se ne parla, e non sarà certo a maggio. L’esecutivo nuovo  – denuncia – vede la possibilità di intestarsi la vittoria del contagio, che in verità va attribuita a Dio, agli Dei, al Fato, più che a loro. O forse è stato solo culo, e loro questa botta di fortuna non la vogliono perdere: figuratevi se facessero rientrare un migliaio dei nostri, se poi si impennassero i casi sarebbero travolti dalla bontà calabra. Ne scrivo da due mesi – continua – avvisavo che i rientri potevano essere scaglionati, organizzati in sicurezza. All’inizio molti di voi che ora vogliono rientrare erano contro quelli che rientravano, vi sentivate eroi a resistere. I calabresi ora vi ringraziano per il vostro senso di responsabilità. Non voglio fare discorsi scientifici, politici. Solo inutili parole, umane”.

Il dito dello scrittore è puntato contro le istituzioni. “La politica non vi vuole – incalza Criaco – perché ora sareste un problema, ma in essa è insito un cinismo, non condivisibile ma comprensibile. Chi non vi vuole davvero è la bella gente calabrese, mettetevelo, mettiamocelo, in testa, per loro rappresentate il pericolo in un frangente che per la prima volta negli ultimi secoli ha messo i calabresi dal lato del vantaggio rispetto al nord. E secoli passati a criticare quanto gli altri fossero cattivi e razzisti sono stati spazzati via dalla realtà, forse, molti, con gli ospiti non erano accoglienti, semplicemente servili, e con i nostri che vivono un periodo di fragilità lontano da casa sono spietati. La politica vi vuole offrire dei soldi per tenervi buoni e lontani, ma è la Calabria della gente che non vi vuole, che vi punta il dito addosso. Ora è chiaro che il vostro sia un diritto a tornare a casa, non una concessione, che la politica dovrebbe prendersi la responsabilità della scelta, non giocare col vostro destino. Non vi dico cosa farei al vostro posto, non mi piace consigliare sulla pelle degli altri. C’ho provato per tanto tempo a convincermi che forse sbagliavo. Ma se sperate nel buon cuore dei calabresi – conclude – avrete una sorpresa amara”.  

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