LA VISITA IN CALABRIA DEL VICEMINISTRO DELLA SALUTE SILERI È APPREZZABILE MA SPERIAMO NON SI RIVELI UNA “GITA FUORI PORTA”

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Nota congiunta delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil

 

La visita del vice ministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, è un atto di attenzione apprezzabile da parte del Governo Conte, peraltro, già significata dalla presenza in Calabria dell’ex ministro Grillo e dell’attuale titolare del dicastero della sanità, Speranza. Non vorremmo, però, che anche questo momento di vigilanza istituzionale si trasformasse nell’ennesima “gita fuori porta” della politica nazionale. Di questo la Calabria non ne sente proprio il bisogno. Oggi la sanità calabrese ha bisogno di medici, infermieri, operatori specializzati nell’assistenza, di ventilatori polmonari, di presidi medicali, di mascherine e di guanti. Auspichiamo che oggi il vice ministro arrivi a Catanzaro con queste notizie e perché no, con una fornitura di Dpi e strumenti biomedicali necessari in questo momento.
La pandemia da Covid-19 in corso, per l’ennesima volta, ha messo in evidenza, davanti alla comunità nazionale, europea e mondiale, l’assai precario stato di salute del sistema sanitario regionale calabrese. Una precarietà dovuta ai tagli lineari imposti dall’insipienza del ceto politico locale prima e da una prolungata gestione commissariale dopo, che hanno finito per danneggiare un quadro clinico già compromesso, al quale un colpo definito è stato assestato dall’inopinata scelta di emanare il cosiddetto “Decreto Calabria” e la successiva scelta di darne applicazione almeno per quanto attiene alla parte relativa agli appalti, alle forniture di beni e servizi, la cui errata gestione è il vero vulnus del sistema sanitario regionale.
Difficoltà che, purtroppo, il virus ha trasferito anche alla cintura dei servizi correlati al mondo sanitario, raggiungendo e mettendo in serie difficoltà le case di riposo per anziani e, da quello che ci risulta, potrebbe dispiegare i propri effetti negativi sulle case di cura private.
Finendo per potenziare le ricadute nefaste di una malattia che ha allargato le sue metastasi in tutti i gangli del sistema e che, quindi, necessita di una cura invasiva per evitate che gli organi vitali del nostro “Paese”possano smettere di funzionare, provocando grande nocumento per l’intera comunità calabrese.
Da tempo sosteniamo la necessità di una profonda riforma del sistema sanitario regionale. Lo abbiamo ricordato anche al ministro Speranza, quando egli ha scelto di riceverci a Roma presso la sede del ministero. Da allora sono passati cinque mesi e le promesse di allora, purtroppo, non si sono trasformate in atti concreti. E la pandemia in atto non può rappresentare una scusante.
Il punto di non ritorno per la sanità calabrese è stata la gestione del caso di Chiaravalle, per il quale chiediamo venga effettuata una campagna di controlli massiva con l’effettuazione di tamponi ad ampissimo raggio. Una gestione drammatica, senza alcuna filiera di comando, che ha messo a rischio lavoratori e pazienti, e per la quale chiediamo alla magistratura di accertare ogni responsabilità.
Le poche risposte hanno avuto ricadute nazionali e hanno lasciato il territorio calabrese nel pantano in cui si trovava prima, con un sistema sanitario incapace di garantire i Lea imposti per legge ed i pazienti calabresi costretti ad una emigrazione sanitaria costosa per le loro famiglie e per la sanità regionale.
In Calabria, ancora, c’è la necessità di superare la stagione commissariale delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere che avrebbero, in alcuni casi, la necessità di avere una governance di comando certa, con manager di comprovata esperienza, che siano presenti costantemente sul territorio. E in altri casi come avviene a Cosenza, dove riconosciamo la competenza del commissario Zuccatelli, dove è necessario avere un manager dedicato in via esclusiva alla riorganizzazione di un territorio molto vasto.
Al ministro Speranza avevamo ricordato che la sanità della Calabria, per la sua incapacità di garantire i Livelli essenziali di assistenza, rappresentava e rappresenta un’emergenza nazionale, soprattutto per la drammatica carenza di personale. Da allora lo sblocco del turnover è rimasto solo sulla carta e oggi, davanti ad un nemico invisibile e mortale, nemmeno le procedure di emergenza messe in atto stanno cambiando il volto di questo settore. Tutti gli ospedali sono a corte di personale e hanno notevoli difficoltà strutturali e, lo ricordiamo anche oggi, nel disordine del bilancio regionale la spesa per il personale è sottodimensionata.
In quella sede, poi, avevamo ribadito la necessità di rendere operativa in Calabria, l’unità di crisi regionale, come già concordato dalla segreterie regionali e il commissario ad acta Cotticelli, presso la Prefettura di Catanzaro con tre tavoli di confronto specifici, sul piano operativo, la riorganizzazione della rete ospedaliera e la medicina di territorio, lo sblocco delle assunzioni del personale medico, infermieristico, il servizio appalti e forniture, le internalizzazioni.
Ad oggi, anche in questo ambito, non abbiamo registrato cambiamenti sensibili. Anzi, il commissario, in barba alle richieste di concertazione avanzate dal Sindacato confederale, ha scelto di procedere in solitaria sulla formulazione e, successiva, approvazione del nuovo Programma operativo.
Ribadiamo, infine, la necessità di aprire un confronto serio con le Organizzazioni sindacali confederali per disegnare una sanità efficiente e per farlo sul territorio, senza scelte assunte a Roma e calate dall’alto, e sottolineiamo l’indispensabilità del mantenimento di un livello di verifica delle azioni intraprese e di quelle da intraprendere direttamente con il Ministero competente. Chiediamo al Governo di non lasciare sola la Calabria.

Angelo Sposato Tonino Russo Santo Biondo
Segretario generale Segretario generale Segretario generale
Cgil Calabria Cisl Calabria Uil Calabria

 
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