LIDI BALNEARI, FALSA PARTENZA TRA I DIVIETI

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Alcune Regioni hanno autorizzato la manutenzione delle strutture, qui tutto tace L’appello dei gestori: «Non facciamoci trovare impreparati». Il nodo concessioni
Nucera: il montaggio e la manutenzione richiedono investimenti in termini di tempo ma anche di risorse
 

Divieto d’accesso, alle spiagge e agli stabilimenti balneari. E così la regione con 800 km di costa, che in circa 2mila 500 lidi che occupano 20mila persone, rischia ancora una volta di trovarsi indietro. Altro che risorsa economica, il mare quest’estate può trasformarsi in un incubo. E non soltanto per le restrizioni che saranno imposte agli utenti. Proprio per questo «oggi non si può stare a guardare» mentre la crisi miete vittime.

A lanciare l’allarme è il referente regionale di Assobalneari Giuseppe Nucera, che interviene anche nelle vesti di presidente dell’associazione culturale e politica “La Calabria che vogliamo”. «Ne ho parlato con l’assessore regionale ai Lavori pubblici con delega al Demanio marittimo, Domenica Catalfamo. A lei – spiega Nucera – ho rappresentato l’urgenza e la drammaticità della situazione, che necessita di interventi immediati». La richiesta concreta è un’ordinanza della Regione che consenta di iniziare a lavorare in vista dell’estate: «In alcune regioni d’Italia, Liguria, Emilia Romagna, Veneto ed Abruzzo, i lavori di manutenzione sono già iniziati», osserva Nucera. L’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri parla di possibilità di manutenzione dei fabbricati industriali. E, spiega il governatore della Liguria, Giovanni Toti, che ha emanato un’ordinanza, «qui in Regione abbiamo inteso che si parlasse anche dei lidi». In Liguria, ma non in Calabria.

Nucera sul punto è perentorio: «Bisogna dare ai balneari la possibilità di ritornare negli stabilimenti per realizzare i lavori in grado di rendere operative le strutture». Come dire, non si sa se quest’estate andremo al mare ma è comunque meglio attrezzarsi.

Con la pandemia del Covid-19 ancora in corso la stagione delle ferie è ancora in bilico, ma se una regione come la Calabria si fa trovare impreparata il danno rischia di diventare irreparabile. «Montaggio e manutenzione di uno stabilimento balneare – incalza Nucera – richiedono un investimento in termini di tempo, risorse economiche e umane. Non si potrà aspettare l’ultimo secondo per dare il via libera ai lavori, altrimenti la stagione estiva sarà compromessa in partenza». Fra l’altro, «se per l’estate 2020 saranno confermate le prescrizioni della distanza di sicurezza tra persone, per garantire il mantenimento della forza lavoro del 2019 serve una deroga che conceda agli stabilimenti balneari maggiori spazi e aree di concessione demaniale. Si tratta di un atto di coraggio possibile da realizzare, considerato che – continua l’ideatore di “La Calabria che vogliamo” – grazie alla vastità delle nostre coste rimane ugualmente spazio notevole per le spiagge libere». D’altronde, tra ipotetici box in plexiglass anti-contagio e accessi solo su prenotazione, è ormai chiaro a tutti che la stagione 2020 e la riorganizzazione delle spiagge dovrà tenere conto dell’emergenza sanitaria. In mancanza di linee-guida uniformi a livello nazionale, si lavora su ridistribuzione degli spazi (con distanziamento degli ombrelloni, percorsi dedicati di accesso e attenzione a non creare promiscuità e assembramenti), sanificazione (non solo di bagni, docce e ambienti comuni ma anche di ombrelloni, sdraio e lettini), prenotazione e la vendita remoto. Fantascienza?

Di fatto il comparto del turismo balneare italiano ha già subìto un pesante passivo in termini di prenotazioni che si rifletteranno negativamente ed inevitabilmente anche su tutto l’indotto, nella riviera romagnola così come in Calabria.

Fiba Confesercenti, Sib Confcommercio e Cna Balneari chiedono «un protocollo di sicurezza da seguire per la riapertura». Le proprie istanze Assobalneari le ha formalmente avanzate nelle scorse ore alla presidenza del Consiglio, rilanciando oggi più che mai la battaglia sull’approvazione di una norma «che escluda dall’applicazione della Direttiva europea Bolkestein le concessioni demaniali marittime ai fini turistico-ricreativi contestualmente all’indicazione perentoria da impartire ai Comuni costieri di applicare l’estensione delle concessioni al 2033 come previsto dalla Legge 145 del 2018. Tutto ciò – sottolinea il presidente nazionale Fabrizio Licordari – non richiede nessuna copertura finanziaria o sforzi di natura economica da parte del Governo, e non rappresenta una domanda di contributi economici o sgravi o sospensioni di pagamenti di tributi. Richiede solo un deciso impegno politico che permetta a 30mila imprese, tipicamente a conduzione famigliare, di poter affrontare con maggiore forza e sopportazione quanto ci sta accadendo».

Da parte sua, proprio mentre il ministro Dario Franceschini giusto ieri annunciava « misure per sostenere il settore turistico» parlando anche di un ipotetico bonus vacanze a sostegno del turismo interno, il consigliere regionale Graziano Di Natale (“IoRestoInCalabria”) ha chiesto alla governatrice Santelli di «prevedere misure economiche e specifiche iniziative per i titolari degli stabilimenti balneari calabresi». La questione sarà sottoposta non solo nalla Giunta ma anche al Consiglio regionale «in tempo utile perché occorre innanzitutto, anche rapportandosi col Governo centrale, accertare se e come si possono attrezzare le strutture balneari per la prossima stagione estiva. La Calabria aspetta. E spera…

fonte gazzetta del sud

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