MIMMO LUCANO: “CARTA D’IDENTITÀ A UN BAMBINO? LO RIFAREI”

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– Falsità ideologica. E’ l’accusa dalla quale dovrà difendersi Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace (Rc), dopo aver ricevuto un decreto di citazione diretta a giudizio dal sostituto procuratore di Locri Michele Permuniam. Lucano, accusato di aver commesso il reato in qualità di pubblico ufficiale, nelle sue funzioni di responsabile dell’ufficio anagrafe e dello stato civile del Comune di Riace, avrebbe rilasciato, nel 2016, due carte d’identità, a una donna dell’Eritrea e a suo figlio, entrambi senza permesso di soggiorno, condizione necessaria per il rilascio dei documenti. Secondo i magistrati, come riporta il Quotidiano del Sud, Lucano, che aveva ricevuto l’avviso di garanzia in merito nel dicembre dello scorso anno, avrebbe dunque attestato falsamente la regolarità della documentazione richiesta dalle norme. L’ex sindaco, che si è sempre difeso affermando che il rilascio di quei documenti era legato ad “esigenze sanitarie”, comparirà davanti al giudice di Locri il 2 luglio prossimo. Sempre a Locri prosegue il processo principale denominato “Xenia” e che vede sul banco degli imputati lo stesso Lucano e altre 25 persone, accusati, a vario titoli, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa e abuso d’ufficio nella gestione dei progetti di accoglienza agli immigrati. Catanzaro, 1 apr. – (Adnkronos) – “Può scriverlo, lo rifarei, mi assumo tutte le mie responsabilità, con orgoglio. Tutto il mondo deve sapere quello che mi hanno fatto per aver firmato la carta di identità per un bambino. E una gaffe giudiziaria”. A dirlo all’AdnKronos è l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, accusato di aver rilasciato, nel 2016, la carta di identità a una donna eritrea e a suo figlio di pochi mesi, pur essendo privi del permesso di soggiorno. Lucano avrebbe commesso il reato in qualità di pubblico ufficiale e nelle sue funzioni di responsabile dell’ufficio anagrafe e dello stato civile dell’Ente. “Questa donna – racconta Lucano all’AdnKronos – era giunta a Riace su richiesta della prefettura di Reggio Calabria, perché noi come Comune avevamo la convenzione con la prefettura per la gestione dei progetti Cas, in quanto il porto di Reggio era diventato di fatto luogo di approdo dei migranti nel Sud Italia. La donna era arrivata a Reggio nell’aprile del 2016, e dopo pochi giorni ha partorito in città. Dopo un pò la prefettura ci ha inviati una lettera per chiedere se era possibile accogliere sia la madre che il bambino appena nato. Io mi sono rivolto alle associazioni che gestivano qui a Riace le strutture per migranti, che mi hanno detto subito di sì. E così abbiamo organizzato l’inserimento e trovato una casa per entrambi”. Non “è accaduto nulla fino al 19 dicembre del 2019 – spiega l’ex sindaco -, giorno in cui, mentre già c’era un processo in corso nei miei confronti anche con contestazioni simili, e quando non ero più sindaco, mi è arrivato l’avviso di garanzia per il reato di falsità ideologica, cioè per aver fatto la carta di identità a due persone senza permesso di soggiorno. Ebbene, le dico questo, rifarei questo reato. Lo può anche scrivere. Mi assumo tutte le mie responsabilità. E quando andrò davanti al giudice, in Tribunale, a prescindere dall’esito, lo rivendicherò con orgoglio. Tutto il mondo lo deve sapere, deve sapere che mi hanno fatto una cosa del genere per aver fatto una carta di identità a un bambino che aveva bisogno di curarsi, perché la sua cartella clinica diceva che aveva qualcosa che non andava negli enzimi, bisognava monitorarlo. Ecco il reato che mi contestano”. Ma “poi, dico – sottolinea Lucano -, nel 2016 non c’erano ancora nemmeno i decreti sicurezza di Salvini. E i fatti me li hanno contestati nel 2019, dopo il varo di quei decreti. Fra l’altro, i richiedenti asilo in quanto tali hanno la protezione internazionale, e la prefettura me li qualificava come richiedenti asilo. Anche da un punto di vista giuridico si tratta di una gaffe enorme”. (Adnkronos) – Dopodiché, prosegue Lucano, “abbiamo provveduto ad iscriverle nell’elenco anagrafico del Comune. Tenga presente che nella nota di richiesta di inserimento della prefettura già era specificato che i due immigrati richiedevano la protezione umanitaria internazionale. Poi, nel settembre del 2016, quando il bambino aveva già circa 4 mesi, la coordinatrice del progetto nel quale erano stati inseriti, è venuta al Municipio per chiedere la carta di identità per la madre e il bambino, già residenti a Riace in quanto inseriti nell’elenco anagrafico. La carta di identità per il bambino, ha aggiunto la coordinatrice, serviva perché col semplice documento sanitario di cui già disponevano non era possibile accedere alle visite specialistiche, ma solo ai servizi sanitari di base. E io ho firmato la carta di identità sia per il bambino che per la madre”. (segue) (Lro/Adnkronos) (Adnkronos) – Quando infine chiediamo a Lucano se fosse consapevole del fatto che madre e bambino non avevano il permesso di soggiorno, l’ex sindaco risponde così: “Eravamo in un periodo in cui c’era molta confusione, i flussi erano numerosi, soprattutto a Riace, ma l’unica cosa che mi guidava era il fatto che ogni giorno ero circondato da questi problemi, e capivo che nella loro psicologia avere il documento, dopo il viaggio della speranza, per loro era qualcosa di grande, e io ero contento di darglielo, mi gratificava come sindaco”. Se “tornassi indietro – conclude Lucano -, di fronte a quel bambino io rifarei tutto, pur nella consapevolezza che si tratti di un reato. Ma quale altro motivo potrebbe esserci? Mica mi sono arricchito, era un messaggio di cristianità. E invece ora sono senza parole”.

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