REGGIO CALABRIA, CORONAVIRUS, SVILUPPO E FUTURO MATÀ, PRES. CONFCOMMERCIO CITTÀ DETTA LA LINEA

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Matà, Presidente della Confcommercio Città Metropolitana di Reggio C. detta la linea
Il Presidente della Confcommercio – Città Metropolitana di Reggio Calabria – Gaetano Matà, pone un problema di fondo collegato ad una situazione emergenziale che rischia, egli afferma, di tradursi in Ordine Pubblico. Le dichiarazioni spese suscitano grande interesse perché toccano temi sentiti e vissuti nel mondo e nel tempo del corona virus ma, a mio modo di vedere, non sono lontani dai temi tradizionali che albergano al Sud: tessuto socio-economico sfilacciato e improvvisato, mancanza di assistenza direzionale e mancanza di discovery tra comparti: produzione – trasformazione – commercializzazione che, come fondatamente si osserva, necessitano di una razionale omogeneità.
Si osserva, infatti, che l’emergenza conseguente al corona virus ha necessità di essere meglio gestita per evitare spirito e, fondato o meno, convincimento di concorrenza privilegiata riferita a alcuni settori, ad esempio i ferramenta e gli alimentari rispetto al gioielliere ecc..suscitando così nervosismo collettivo .Ciò è vero ed è dettato appunto dall’emergenza che impone una scala di valori, alcuni imprescindibili quali il settore dell’alimentazione o del settore legato ad internet (comunicazione). Si invoca dunque una migliore gestione anche finanziaria almeno nell’individuare e sorreggere i reparti più penalizzati. In tal senso si dovrebbero selezionare i comparti che risentono di maggiori spese di conduzione e provvedere a sollevarli dal peso correlato con il forzato mancato introito. Ad avviso del Presidente della Confcommercio la formula del prestito garantito dallo Stato non è coerente con gli accadimenti e in effetti si verifica una aporia: se si riconosce lo stato di necessità e dell’emergenza non si capisce perché gli operatori ne debbano subire gli effetti negativi di un evento così esiziale e globale, un prestito sia pure agevolato rappresenta comunque un debito e non contribuisce a risarcire il settore danneggiato. Tuttavia è da osservare che la scelta governativa è obbligata essendo essa protesa ad evitare un carico di liquidità centralizzata in negativo mentre la distribuzione pulviscolare del debito non produce scossoni, anzi potrebbero rivelare benefici fenomeni per l’economia occasionati dall’orgoglio imprenditoriale purché il delta debitorio (tempo di rientro e peso finanziario) sia favorevole alla ripresa. Ancora più interessante è la parte ultima che pone il Presidente e cioè della rivalutazione, nel mondo del commercio, dei beni prodotti localmente. Il tema rivitalizza, in senso logico programmatico, un settore, quello della produzione, che, specie al Sud, è e rimane subissato dall’improvvisazione e dalla dinamica arcaica. Cos’è, infatti, un prodotto? Certamente il risultato di azioni e attese di chi, nell’ambito della propria professionalità, imprime alle cose, direttamente o tramite macchinari, uno scopo ben preciso. Così è per lo scalpellino, per l’agricoltore, per il costruttore di pipe e così via. Il prodotto, dunque, presuppone un progetto e un imprenditore, cioè colui che sa imprimere alle cose il suo progetto. Ovviamente perché ci siano l’imprenditore e il suo prodotto c’è bisogno di un luogo in senso geografico che si valorizzerà proporzionalmente alla valenza del prodotto creato. Vi è dunque una corrispondenza diretta tra imprenditoria locale e plusvalore del luogo. Nel campo dell’enogastronomia e alimentari il plusvalore del posto rimbalza direttamente sull’immagine e notorietà del luogo. Conviene, sotto ogni profilo, al commerciale fortificare quell’immagine privilegiando la vendita del prodotto locale per evidente ritorno economico sia di cassa che di notorietà del luogo che, a quel punto, diventerà attrattivo internazionalmente. La filiera mi sembra ovvia e naturale. Cosa può indurre sia il produttore che il commerciale ad ambire a tale processo virtuoso? Il riconoscimento. Cioè le Autorità preposte alla gestione e sviluppo del territorio devono riconoscere il plusvalore cioè lo sforzo imprenditoriale a conferire maggiore valenza/ricchezza e procedere ad una classificazione meritoria delle categorie cioè attraverso i codici ATECO -o altri coefficienti – defiscalizzare, in tutto o in parte, sia le tasse che i tributi. E’ questo un primo passo per ricucire un tessuto economico altamente sfilacciato dall’incuria e dalla sola pretesa. Chi sarebbero le Autorità volte alla gestione e sviluppo? Per la gestione, tutte le Autorità impositive ma ve ne sarebbero delle altre, per esempio, i distretti che sono volti al solo sviluppo attraverso piani e progetti condivisi, identitari, veramente rappresentativi delle dinamiche territoriali e di categorie sinergiche e analoghe. Ed è evidente che l’affermazione del Presidente assume risvolti inaspettati se applicata in vari settori, non solo produttivi e commerciali ma anche relativi all’efficientismo della macchina amministrativa e/o burocratica, alla creazione o implementazione di comparti ancora inesplorati, tipo la sinergia tra Reggio e Messina (un milione di abitanti mossi da interessi produttivi, commerciali e professionali val bene una immediata politica dei trasporti, del turismo, della cultura, di piani sinergici ecc…). Il Presidente Matà apre l’era del riscatto del Sud ove questo lo sappia cogliere. Il lockdown imposto dall’emergenza ci è necessario per riflettere sul nostro futuro e se sappiamo fare riusciamo a coglierne l’opportunità attraverso una riprogrammazione intelligente delle risorse locali in chiave anche internazionale.
Associazione pro-fondazione Edoardo Mollica
Il Presidente. Avv. Amilcare Mollica

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