Dom. Mag 9th, 2021

Se ce ne fosse ancora bisogno, oggi l’ennesima conferma, il sindaco di Locri Giovanni Calabrese è intollerante a Bella Ciao, che è canzone di Liberazione, non Bandiera Rossa, che me la tengo per me.
Shock anafilattico, sacralità, purezza?
Ricordo quando, nel giorno della nascita dell’Associazione “22 ottobre” in difesa della Costituzione, dinanzi alle note di Bella Ciao si strusciò le unghie delle mani rievocando il tipico “fora gabbo e fora meravigghjia, come se al posto di Bella Ciao nell’aula consiliare di Siderno girasse Disco Inferno e come se Ilario Ammendolia, nella consolle della stessa sala sidernese, mostrasse caratteri di Satana, ovvero il naso da boxer e i capelli ondulati e lunghi di un Mohawk di St. Regis in fuga dall’imperialismo dei predicatori ariani.

 

Sicuramente avrà fatto lo stesso dinanzi alla serie tv più amata del secolo, la #CasadiCarta, se l’ha vista. Succede sempre più spesso ai tempi degli etno-nazionalisti con il foglio rosa.
“Bella e Ciao sono le password dell’Italia”, parole ri-costituenti per l’intera Europa. Come presidente dei Partigiani della Locride, ho atteso per giorni, “sotto l’ombra di un bel fior” l’adesione di Giovanni Calabrese, e quella del comune in cui opera, al 25 aprile organizzato dall’ANPI, in risposta all’invito del presidente provinciale Sandro Vitale.

La foto parla chiaro, nessun rappresentante del Città di Locri, un vigile, un messaggio da leggere, solo la partigiana Barbara Panetta e nient’altro. Peccato: c’è sempre un canone estetico prima che ideologico e retorico.

Ercole Macrì fb

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