5 Dicembre 2020

Aveva chiesto cinquemila euro per uno svincolo di terreni

Cinquemila euro per portare in Consiglio lo svincolo demaniale dei terreni destinati al parco eolico e altri 75mila a variante approvata. Sono queste alcune delle richieste di “cresta” istituzionale che sono costate l’arresto ad Alessandro Doria, sindaco di San Vito sullo Ionio, nel catanzarese.

Per lui, i magistrati della procura di Catanzaro guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri avevano chiesto il carcere, ma il giudice per le indagini preliminari ha optato per i domiciliari con divieto di comunicazione con soggetti non conviventi, ritenendoli una misura in grado di impedire al sindaco di continuare a “curare la gestione privatistica dei propri affari pubblici”. Riferimenti all’epidemia di Covid19 in corso? Nessuno, ma fra gli addetti ai lavori non si esclude che l’emergenza sanitaria abbia potuto influire sulla decisione del giudice.

 

Di certo, è emerso dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Soverato, chiedere tangenti per il sindaco Doria era un’abitudine. Fino a qualche tempo fa impiegato amministrativo dell’Ufficio Turismo e Cultura di Regione Calabria, oggi in pensione, Doria è stato rieletto sindaco di San Vito sullo Ionio nel 2017, all’esito di una consultazione che ha regalato una maggioranza quasi bulgara alla sua lista civica, orbitante nell’area di centrodestra, a trazione Forza Italia. E proprio nel corso del suo secondo mandato avrebbe con disinvoltura chiesto tangenti alle ditte impegnate sul territorio comunale.

La prima, di 80mila euro, di cui 5mila anticipati, alla “Parco Eolico di S. Vito S.r.l.”. A denunciarlo il consulente dell’impresa che ha ricevuto la richiesta, l’avvocato Luigi Aloisio, che ha anche più volte registrato le conversazioni con il sindaco.
“Io faccio il Consiglio immediatamente… chiaro? un fatto personale possiamo avere qualcosa prima? perché mi servono!” dice con estrema disinvoltura Doria. E ancora “la cifra non è eccessiva … è che ho delle esigenze immediate. Cosa sono cinquemila?! non sono molti”. Parole che lasciano poco spazio alle interpretazioni secondo il pm Graziella Viscomi, che con l’aggiunto Giancarlo Novelli e il coordinamento del procuratore capo Gratteri ha diretto l’indagine. Anche per il gip si tratta di “elementi granitici” a carico del sindaco, che il naufragio della “transazione” non salva dalle accuse.

Quella tangente Doria non è mai riuscita a intascarla, non solo perché Aloisio ha denunciato tutto, ma anche perché dall’amministratore delegato della società Marco Ceroni e dal project manager Giuseppe Caricato, arriva un tanto garbato quanto netto rifiuto. È il sindaco a sollecitare un incontro con loro, durante il quale non esita ad essere molto esplicito “poi mi fate sapere se c’è questa disponibilità … con molta tranquillità e semplicità se c’è questo dialogo tra di noi e possiamo in qualche modo portarlo avanti”.
Oggetto del dialogo, chiarisce Aloisio “(il sindaco) manifestava delle difficoltà economiche che aveva … per cui aveva un’esigenza immediata di euro cinquemila”. Ma Ceroni non ne vuol sapere, almeno in questi termini. “Se c’è una richiesta che viene fatta dal Comune, voglio dire visti i rapporti che dobbiamo instaurare, non avremo problematiche a trovare diciamo una forma di… diciamo così… supporto al Comune. Lo facciamo anche in altre occasioni. Però a titolo personale direi che è una situazione molto molto pericolosa e veramente molto difficile da gestire, per cui una richiesta di questo tipo per noi non è accettabile”.

Tutte parole registrate dal consulente, con nastri poi consegnati agli investigatori. Tuttavia dalle indagini dei carabinieri di Soverato – si legge nel provvedimento – è emerso che “da alcune conversazioni anche Caricato e Ceroni, si siano adoperati per procurarsi una provvista di fondi sociali da destinare al pagamento di consulenti e professionisti, camuffando in tal modo la tangente”. In ogni caso, contestazioni per i due amministratori, come per l’avvocato che per primo ha ricevuto le richieste del sindaco Doria non ce ne sono. Quanto meno per il momento. Il quadro invece sembra granitico per il sindaco, beccato a sollecitare un pagamento – strettamente personale – anche ad un imprenditore catanzarese, Mario Minieri, interessato a recuperare in tempi brevi il un credito di 20mila euro per lavori relativi al servizio di depurazione comunale. E a differenza degli amministratori della “Parco eolico San Vito” indagato, perché decisamente più accondiscendente alle richieste del sindaco, che per lui si attiva. I carabinieri lo ascoltano sollecitare il pagamento tutti gli uffici responsabili, ma anche chiedere esplicitamente una contropartita per cotanto impegno. “A me servono per venerdì mille e cinquecento euro,  devo pagare una rata, vedi cosa puoi fare” dice a Minieri, che alla richiesta oppone solo un problema di liquidità “ma se tu non mi dai quei soldi!! cosa devo prenderti?”. Ma alla fine l’accordo si trova, il “regalo” al sindaco – hanno scoperto gli investigatori – viene consegnato la settimana successiva e forse non a caso il primo cittadino non smette di far pressione sugli uffici perché accelerino con i pagamenti alla ditta. Una delle “preferite” dell’amministrazione per piccoli lavori in affidamento diretto, nonostante – si legge nelle carte d’indagine – non fossero proprio a regola d’arte.
Per il giudice “non può non evidenziarsi, al riguardo, l’assoluta avidità con cui il Doria, svilendo le proprie pubbliche funzioni, reiteratamente cerca di trame vantaggi economici”. E tutta l’indagine – si legge nel provvedimento – non fa che provare che “ogni pratica comunale da cui dipendono le legittime aspettative della locale imprenditoria privata diventa occasione per proporne l’accelerazione in chiave corruttiva”. Anche per questo – rivelano i tanti omissis – l’indagine sull’amministrazione di San Vito sullo Ionio non è conclusa.
 

la repubblica

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