Lun. Giu 27th, 2022

Si chiama Giuliana Tinello, è di Squillace (CZ). Ha deciso di mettere la faccia in questa situazione di estrema emergenza sanitaria. Ha raccontato la sua storia, poco fa, ad Articolo 21, da Lino Polimeni. Il padre è deceduto nella clinica di Chiaravalle, la Domus Aurea, per Covid-19. Lei e la sua famiglia – lei oltretutto asserisce di essere malata oncologica – sono entrati in contatto con il paziente deceduto e hanno denunciato la situazione alle autorità competenti. Il problema? Non hanno avuto accesso ad alcun tampone.

“Ci siamo messi in quarantena da 14 giorni, in teoria domani potremmo anche uscire. Ma non ci è stato fatto alcun tampone. Siamo in 6 e una familiare ha iniziato a presentare una forte tosse. Ci hanno riferito di farle prescrivere uno sciroppo dal medico condotto”. Una situazione assurda, dato il contatto avuto e il pericolo eventuale di contagio. “Non sappiamo se siamo asintomatici, perché rimanere con questo dubbio? Non è giusto”, ha continuato la Tinello.

Sulla questione degli aiuti richiesti a Chiaravalle, la donna squillacese ha contestato quanto asserito dalla presidente della Regione Calabria, Santelli. “Si tratta di proclami falsi. Nessun aiuto è stato mandato alla clinica – che noi abbiamo ritenuto clinica d’eccellenza, alla quale non diamo colpa – da parte della Regione. “La Santelli avrebbe dovuto alzarsi dalla poltrona – sulla quale l’abbiamo messa noi calabresi – e andare di persona a vedere il dolore e la difficoltà delle persone in clinica”.

FONTE LA NUOVA CALABRIA

Facebook Comments
CHIUDI
CHIUDI