3 Dicembre 2020

Di Mario Nirta

Mi ero illuso che fosse finita. Mi ero illuso che dopo le tante passerelle, lo stato si preoccupasse di San Luca solo per guarirne le tante piaghe. Che ne so, la valorizzazione del borgo antico, o il salvataggio dei cimiteri, dove le ossa dei nostri morti in estate crepitano al sole e in inverno s’irrigidiscono al freddo. Al solito mi ero illuso: San Luca per i potenti che ci sgovernano, è sempre e semplicemente una fucina di delinquenti.E se qualcuno l’avesse dimenticato, ecco che il potere glielo ricorda. Mi ero illuso che i media si occupassero d’altro e ci lasciassero in pace, senza continuare a rimestare col coltello nelle nostre piaghe. Mi ero illuso. E’ una vita, porca puttana, che m’invitano a riscattarmi ed ancora non so da che cosa, e che m’illudo di vedere il mio paese trattato come tutti gli altri. Ma è anche questa un’illusione che ho voluto coltivare con furore, con rabbia e contro ragione, talvolta, ma ora ogni illusione si piega su stessa e muore. E mi domando perché siano stati celebrati proprio a San Luca Falcone e Borsellino – alla cui memoria m’inchino – e non in altri posti. Evidentemente, abbiamo la stimmate di Caino, o almeno così suppone la nostra nomenklatura. Ma mi domando anche il motivo per cui sia stato permessa questa ulteriore ferita al cuore dei Sanluchesi, perché chi poteva non si è opposto. Chiaramente per noi vale ancora il “Quod licet gentibus, non licet Iudeis”, o come cavolo si scrive. Ed allora continuiamo a masticare amaro e perciò, per dimostrare che niente è cambiato, voglio riproporvi un mio vecchio articolo. Ed ognuno giudichi come vuole.

“Quando, dopo esserti svenato a laurearli uno stato ti esilia i figli e te li manda per lavorare ad impinguare gli affittacamere del Nord; quando uno stato vieta ai nonni la grande gioia di veder crescere i nipotini, che ti vedono si e no una volta l’anno e non capiscono a che titolo fai loro tante moine; quando ti sei rotto il filo della schiena per costruire una casa ai tuoi figli e percepisci che alla tua morte essi non avranno più un motivo per ritornarci e quella casa per la quale hai versato sudore, lacrime e sangue sarà ben presto divorata dalla sterpaglia; quando sai che uno stato ha fondato una società di mutuo soccorso con le varie mafie e le diverse massonerie, avvelenandoti i mari, le fiumare e le falde acquifere imputando a te la colpa e togliendoti ogni possibile futuro; quando, dopo esserti sentito dare dell’omertoso da quasi tutti i media, sai che pochi anni fa persino un presidente della repubblica ha avuto contatti con la mafia; quando ti rendi conto che i colpevoli stanno in alto, troppo in alto per le tue deboli forze e ti maceri per la consapevolezza della tua impotenza; quando vedi uno stato – com’è successo in tempo fa nella Locride – dire a tutto il mondo che la tua terra è mafiosa, come se esso non ne fosse il principale responsabile; quando nel notare tutto questo divampano in te la disperazione, la rabbia e l’orgoglio di essere onesto persino in un’Italia dove essere onesti è un’impresa, allora ti vien solo voglia di gridare: “ Andatevene tutti e lasciateci piangere da soli”.

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