3 Dicembre 2020

«Il governo ha detto che bar, ristoranti, parrucchieri hanno bisogno di linee guida e hanno bisogno di una valutazione ulteriore che faremo dal 4 al 17 maggio – ha detto Boccia -. Cosa succede se un bar apre e poi si ammala un lavoratore, uno chef, un cameriere?», ha concluso il ministro.

Santelli che però non fa marcia indietro e di fronte alla possibilità che il governo diffidi la Calabria impugnando l’ ordinanza che riapre bar e ristoranti, risponde, in una intervista a La Stampa: «È un atto che il governo legittimamente può fare. Anche se io lo sconsiglierei fortemente. Io non ho riaperto la ristorazione all’interno dei locali, ho solo consentito di mettere qualche tavolo all’aperto. Tutto questo pasticcio per qualche tavolo mi pare eccessivo».

Alla domanda se non prenda in considerazione l’ipotesi di ritirare l’ordinanza, spiega: «No! Penso sia una norma giusta e penso che entro dieci giorni il governo farà lo stesso con un nuovo Dpcm. Io ho seguito un protocollo con precauzioni rigide, non penso di avere fatto nulla di sconvolgente. Se il governo deciderà di impugnare sarà un atto politico, secondo me potrebbe evitare».

«I ristoranti – sottolinea anche sul rischio di una riesplosione dei contagi – li ha riaperti il governo quando ha consentito possibilità di asporto. Le cucine sono aperte. Io ho solo previsto la possibilità di mettere dei tavoli fuori, anche l’ Iss dice che all’aperto i rischi sono minimi. Ma l’aumento dei contagi non sarà dato da due tavolini davanti a un bar o a un ristorante».

«Il rischio è dato da quello che ha autorizzato con il Dpcm, la possibilità di rientrare al Sud per chi era rimasto bloccato al Nord nelle scorse settimane. Io ho dovuto fare un’ordinanza per chi torna, è il terzo esodo in rientro che siamo costretti a gestire da soli», conclude la governatrice calabrese.

Gazzettadelsud.it

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