Gio. Mag 13th, 2021

Che cosa accadrà in futuro con la pandemia Covid-19 è impossibile saperlo. Il virus ha colto la comunità globale con la guardia abbassata fino a quando, l’11 marzo scorso, l’Oms ha suonato l’allarme generale con la dichiarazione di pandemia. Eppure, malgrado nessuno abbia la sfera di cristallo, qualche scenario si può ipotizzare sulla base delle otto pandemie influenzali che si sono succedute dal 1700. Lo ha fatto il Cidrap, il Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università dello Stato del Minnesota. Il Covid-19, sono alcune delle sue conclusioni, ci accompagnerà per i prossimi 18-24 mesi e non si arresterà fino a quando il 60-70% della popolazione non sarà immune, per contagio o per vaccino. E in dipendenza dalle misure di controllo i prossimi mesi potranno registrare tre scenari, con onde di diffusione di differente ampiezza, durata e intervalli.

Analogie e differenze

Le caratteristiche degli altri coronavirus diffusi negli anni scorsi come Sars e Mers, sostiene il Cidrap, sono sostanzialmente diverse da quelle del Sars-CoV-2, e quindi questi patogeni non fornirebbero modelli utili per la previsione dello sviluppo della pandemia attuale. Un modello comparativo migliore, proseguono, verrebbe invece dalle influenze pandemiche. Delle otto pandemie succedutesi dal 1700, almeno quattro sono avvenute dal 1900, nel 1918-19, 1957, 1968 e 2009-10. E anche se ci sono differenze tra i coronavirus e i virus dell’influenza, si possono rilevare anche delle similarità: per entrambi non c’è immunità preesistente e entrambi si diffondono principalmente per via respiratoria e aerosol; ci sono trasmissioni da soggetti asintomatici e entrambi i virus si possono muovere rapidamente attraverso il pianeta. Certo ci sono anche importanti differenze: il periodo di incubazione più lungo per il coronavirus (5 giorni il range medio contro 2 giorni) e la percentuale maggiore di asintomatici (25% contro 16% secondo le prime rilevazioni). E ancora: la trasmissibilità del coronavirus potrebbe essere più alta. L’ormai famigerato R0 (il numero medio delle nuove infezioni da una singola persona contagiata, se è sotto 1 indica che la diffusione sta scemando) sarebbe più elevato nelle prime fasi della pandemia da coronavirus piuttosto che in quelle da influenza: 2-2,5 o anche più contro 1,2-1,8. Insomma: il Covid-19 ha mostrato di diffondersi più facilmente dei virus influenzali, e secondo i ricercatori del Cidrap molta più gente si contagerà e diventerà immune prima della fine della pandemia.

 
I tre scenari dell’evoluzione della pandemia Covid-19
I tre scenari dell’evoluzione della pandemia Covid-19
Le lezioni precedenti

Che lezioni si possono trarre dalle pandemie precedenti? Sette hanno avuto un picco immediato che è poi sceso senza alcun intervento umano. Ognuna di queste sette ha avuto un sostanziale secondo picco circa sei mesi dopo il primo. Alcune hanno evidenziato ondate più attenuate di casi dopo quella iniziale. L’unica con un modello stagionale più tradizionale (prima onda l’autunno-inverno, seconda l’autunno-inverno successivo) è stata quella del 1968 (quattro pandemie sono avvenute dal 1900: nel 1918-19/1957/1968/2009-10; solo quest’ultima è stata influenzata da una campagna di vaccinazioni). Insegnamenti da trarre? Che la durata della pandemia attuale sarà verosimilmente di 18-24 mesi, fino a quando l’immunità di gregge si svilupperà gradualmente nella popolazione. Data la trasmissibilità del Covid-19 sarà necessario che il 60-70% della popolazione diventi immune per raggiungere una soglia critica che fermi la pandemia. Sviluppi che saranno modificati dalla durata individuale dell’immunità acquisita e dallo sviluppo di un vaccino, che probabilmente arriverà in un indeterminato momento del 2021. E gli scenari per il futuro saranno probabilmente tre.

Primo scenario: picchi e avvallamenti

La prima ondata della primavera 2020 viene seguita da una serie ripetuta di ondate minori che si susseguono attraverso l’estate per un periodo di 1-2 anni, diminuendo gradualmente di intensità nel 2021. Ondate che possono variare da un punto di vista geografico e dipendere dalle misure di mitigazione e dal loro allentamento. In dipendenza dall’altezza delle onde potrebbe essere necessaria la reintroduzione di misure di contenimento.

Secondo scenario: forte picco autunnale

Nel secondo scenario la prima ondata della primavera 2020 è seguita da una seconda e più grave ondata in autunno o in inverno 2020, e da una o più successive più piccole ondate nel 2021. Questo scenario richiederebbe la reintroduzione di misure di mitigazione in autunno per non rischiare il collasso delle strutture ospedaliere. Si tratta di uno scenario che ricalca quanto sperimentato nel 1918-19 con l’influenza spagnola. Allora dopo una prima ondata minore a marzo 1918 si ebbe una seconda ondata maggiore nell’autunno 1918 e una terza ancora maggiore in inverno, che poi andò man mano decrescendo fino all’estate 1919. Andamenti paragonabili sono accaduti nel 1957-58 e nel 2009-10.

Terzo scenario: lenta diminuzione

Nel terzo scenario la prima ondata della primavera 2020 è seguita da un lento consumarsi delle trasmissioni e dei casi di contagio, senza una precisa direzione delle onde. Uno scenario che potrebbe differire da zona a zona e che comunque non si è mai registrato nelle pandemie passate. Potrebbe comunque essere una possibilità, secondo il Cidrap, che prevede tuttavia la presenza di casi e di decessi legati al coronavirus.

Meno severo ma non ci abbandonerà

E’ possibile, in conclusione, che con il passare del tempo anche il Covid-19 segua il destino degli altri virus: non ci abbandonerà e continuerà a circolare, sincronizzandosi secondo un modello stagionale con gli altri patogeni, e con minor severità.

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