Mar. Mag 11th, 2021

L’Italia ed il mondo intero, stanno cercando di superare la grave pandemia da COVID-19, ancora, non sappiamo come e quando finirà e se il vaccino verrà trovato nel più breve tempo possibile, certo è, che la vita di tutti noi è cambiata e la normalità tarderà a ritornare.
Il nostro paese, che dopo la Cina, è stato uno dei più colpiti dal virus, è stato trovato impreparato ad affrontare la pandemia e, sono venute a galla, alcune falle del sistema sanità-salute che in passato, seppur segnalate sono state “lettera morta”.
Oggi non è più possibile far finta di nulla, i nodi sono venuti al pettine, gli scienziati, invitano ad una sempre crescente cautela, perché i virus nel futuro, a causa di deforestazioni e scioglimento di ghiacciai, possono diventare un nemico da combattere nella quotidianità.
Da anni oramai mi occupo di sanità essendo presidente di Federsanità ANCI Calabria e tenendo rapporti stretti con tutte le realtà sanitarie ma anche ovviamente con gli amministratori locali e con gli stakeholders, mi sono potuto rendere conto che certe problematiche potrebbero essere risolte grazie ad una riorganizzazione del sistema sanitario.
Mi spiego:
riorganizzare i compiti suddividendoli su livelli, considerato che 20 sistemi sanitari regionali diversi, non danno fluidità ed efficacia.
Primo livello, su base nazionale:
con la realizzazione del piano pandemico, oggi inesistente, uguale per ogni regione, con l’individuazione di ospedali ad hoc, con sistemi di triage autonomi rispetto quelli per le malattie non contagiose, con la realizzazione ed il rafforzamento da nord a sud in maniera paritaria di strutture d’eccellenza, con la realizzazione di equipe che con protocolli condivisi e sperimentazioni con dotazioni di strumentazioni tecnologicamente all’avanguardia almeno uno o più ospedali per regione, possano rispondere ad ogni esigenza dei pazienti, non solo covid, ma anche oncologici ed altro, con la necessaria rivisitazione delle prestazioni intra moenia, che danno possibilità di visite celeri bypassando le lunghe prenotazioni al CUP, ma solamente a chi ha la possibilità di pagare.
Secondo livello, su base territoriale:
oggi l’organizzazione sanitaria vede la presenza di ospedali HUB ed ospedali SPOKE, letteralmente, mozzo e raggi della ruota della bicicletta, che dovrebbero rappresentare una razionalizzazione del sistema produttivo, concentrando la casistica

più complessa in un limitato numero di HUB ovvero centri di eccellenza ed inviando le persone che hanno superato una certa soglia di complessità nei centri periferici SPOKE.
Il DM del 2 aprile 2015 n.70 che definisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, prevede per la medicina d’urgenza un modello basato su 4 livelli:
ospedale di pronto soccorso;
ospedale sede di DEA di I livello (SPOKE);
ospedale DEA di II livello (HUB);
presidio ospedaliero in zona particolarmente disagiata.
Alla luce di questo, che sembrerebbe un modello ottimale, bisogna però soffermarsi facendo alcune considerazioni.
Ad oggi nelle realtà territoriali italiane, esistono differenti metodi organizzativi, ecco che ci ritroviamo sovente, oltre che con l’inarrestabile proliferazione di strutture private che in passato si sono predilette al pubblico, con ospedali HUB aziende autonome rispetto gli ospedali SPOKE afferenti generalmente alle Aziende Sanitarie Locali, ciò comporta da parte degli uni o degli altri, il dovere acquistare sovente servizi o prestazioni, un onere dato da un’ambiguità che grava sulle tasche dei cittadini, e che non consente l’organizzazione di una vera rete territoriale.
Quando parlo di territorio, essendo alcune nostre regioni molto vaste, mi riferisco ad una possibile suddivisione per provincie.
La possibilità di far si che gli SPOKE, diventino dei veri e propri poli distaccati delle HUB e, che le ASP, non si occupino di rete ospedaliera, ma delle altre attività che ad oggi sono di propria competenza come ad esempio: centri di continuità assistenziale attrezzate con farmaci salvavita, distretti socio sanitari, medici di base, prevenzione, servizi alla persona ( anziani, minori, disabili) ovvero: servizi socio- sanitari, assistenza domiciliare integrata per la non autosufficienza, sportelli assistenti familiari, servizi di accompagnamento alle famiglie, promozione e formazione di tutori, volontari e non; e poi CUG, (comitato unico di garanzia) o di piccole strutture ospedaliere autonome, come le case della salute, snellirebbe notevolmente non solo la farraginosa burocrazia, ma anche e soprattutto il rapporto fra paziente ed ospedale e l’intasamento dei pronto soccorso.
Per attuare al meglio tutto ciò e per aggiornarlo e monitorarlo costantemente, altro passaggio importante è quello sul ruolo degli Enti Locali, rammentando sempre che i sindaci sono autorità sanitaria locale.

Il DL 229/99, ovvero la così detta riforma Bindi o riforma-ter con la quale si ridefiniscono i LEA (livelli essenziali ed uniformi di assistenza), i principi di tutela del diritto alla salute e la programmazione sanitaria e sociosanitaria, spiega pure l’importanza degli Enti Locali nella programmazione, per la quale ora più che mai, alla luce dell’attuale situazione pandemica, urge rendere maggiormente operativa, la conferenza dei sindaci con le Aziende Sanitarie e la conferenza regionale per la programmazione sanitaria e sociosanitaria, con il pieno coinvolgimento nei due livelli di programmazione PAL (piano attuativo locale) a livello Aziendale e PSR (piano sanitario regionale) a livello regionale.
Il difficile momento che stiamo passando ci ha portato anche a fare un’altra considerazione, quella sulla mancanza di medici.
Mi preme sollecitare, affinchè si tolgano i numeri chiusi per le specializzazioni, la carenza tragica di medici specialisti, ci ha messo in seria agitazione, molti concorsi in passato sono andati deserti, non ci sono più chirurghi, le specializzazioni sono per troppi pochi posti, questo andazzo è da cambiare, ne va delle nostre vite, ne va del futuro della nostra nazione, che può comunque vantare un sistema sanitario solido.
Sperando di non essermi dilungato eccessivamente e di esser stato chiaro nella mia spiegazione, augurandomi di poter essere utile a migliorare , nel mio piccolo, il sistema Italia, resto a Vostra disposizione e porgo cordiali saluti oltre che un augurio di buon lavoro.
Gerace 13 maggio ’20
Giuseppe Varacalli Presidente Federsanità ANCI Calabria

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