«METTA LA POMATA E IL GHIACCIO» COSÌ STEFANO È MORTO D’INFARTO

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La moglie: era lì e nessuno si avvicinava, tutti spariti

Nel pomeriggio di oggi si dovrebbero svolgere i funerali dello sfortunato Stefano Romeo, il padre di famiglia di 55 anni di San Luca, deceduto martedì pomeriggio nella sala di attesa del pronto soccorso dell’ospedale di Locri. Ieri, nell’Azienda ospedaliera “Mater Domini” di Catanzaro è stata eseguita l’autopsia disposta dal sostituto procuratore Marzia Currao che dovrà stabilire come e perché è morto, e se davvero come sembra, siamo di fronte a un tragico caso di malasanità.

La morte di Romeo ha gettato nello sconforto più profondo un’intera comunità: Stefano era ben voluto da tutti, un uomo allegro e gioviale. Ed è, a quanto sembra, una morte che davvero si sarebbe potuta evitare. Il racconto della moglie, signora Tiziana Femia, è drammatico. «Stefano si era recato una prima volta nel Pronto Soccorso di Locri intorno alle 11. È rimasto in ospedale per circa tre ore, prima di fare ritorno a casa dopo che il medico di servizio gli ha prescritto soltanto una lastra alla spalla sinistra per verificarne le condizioni. Nella radiografia non è stato riscontrato nulla, e il medico invece di fare altre indagini per capire i motivi di quei dolori che aumentavano sempre di più, si è preoccupato soltanto di prescrivergli un pomata e un po’ di ghiaccio per calmare il dolore».

Tiziana adesso dovrà badare da sola a quattro figlie, tre delle quali minorenni. Pur provata oltre ogni limite, trova la forza per raccontarci quello che è poi successo nel pomeriggio. «Mio marito è tornato in ospedale perché stava sempre più male, e lo stesso medico della mattina invece di fare qualcosa, lo ha rimandato per la registrazione. Chi era presente, perché io sono arrivata dopo, mi ha raccontato che dopo pochi minuti mio marito si è accasciato per terra, sbattendo la testa. Io sono arrivata in ospedale e lui era già morto. Me lo sono ritrovato tra le braccia e nessuno dell’ospedale si è avvicinato, tranne una infermiera, per darci aiuto o fare qualcosa».

«Si sono tutti nascosti», aggiunge uno dei parenti che da martedì scorso non si muove dalla casa di Stefano, anche incredulo, come fosse in attesa del suo ritorno.

La giustizia adesso dovrà fare il suo corso. La verità su quanto accaduto vogliono conoscerla i familiari e di Stefano Romeo, e vuol conoscerla un intero paese Anche se nulla potrà restituirlo alla moglie e alle quattro figlie, che non vedranno più il loro amatissimo papà.

Una storia resa ancor più terribile dal giorno della disgrazia, un giorno particolare. Proprio martedì scorso la famiglia di Stefano Romeo, operaio dell’Azienda Calabria, abituato a trascorrere gran parte delle giornate nel cuore dell’Aspromonte, la montagna che amava e conosceva palmo a palmo, aveva in programma la festa del 14. compleanno di una delle figlie. Era pronta la torta, erano e pronti i vestiti: Stefano, ex calciatore del San Luca, attaccante di ruolo, alle sue ragazze, come le chiamava con orgoglio, non riusciva a negare nulla.

ANTONIO STRANGIO (Gazzetta del sud)

SERVIZIO DI NICODEMO BARILLARO

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