“RITORNIAMO AL FUTURO” PER MIGLIORARE LA SANITÀ CALABRESE. LO SOSTIENE IL MEDICO, FRANCO NAPOLI

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Riportiamo integralmente una nota del Medico Franco Napoli (Master di II° Livello in Management Sanitario, Medico Legale e del Lavoro, amministratore Gruppo Benessere per la Jonica, con sede a Caulonia)

“Ritorno al Futuro” per un miglioramento del Servizio Sanitario nella Jonica, auspicio per il rilancio della sanità calabrese.

Dalla fine degli anni ’80 venne proiettata consecutivamente per molti anni una serie televisiva del tutto attuale “ Ritorno al futuro” che potrebbe fare riflettere sulla situazione in cui si trova la sanità italiana principalmente in Calabria e non ultima per negatività, nella Jonica reggina ,sia negli aspetti tecnologici e le loro possibili pervasività ,sia in quelli politici con il pericolo di una dittatura che nella speranze che cambi qualcosa

Lo si legge e lo si soffre ogni giorno e da anni: la situazione è ormai in disfacimento e la cittadinanza aspetta da tempo speranzosa una svolta che se tarda a venire potrebbe sfociare in un subdolo sentimento di rassegnazione che nasconde tanta rabbia e la voglia di una insurrezione. Tutti scrivono, dicono, promettono ma negli anni sempre peggio, purtroppo . Ad aggravare il tutto si segnala un notevole incremento dell’attività burocratiche e di controllo organismi che in questo sistema devono giustificare, a spese dei contribuenti , le proprie presenze complicando la vita sia a chi opera nel settore che e a coloro che sono costretti per malattia ad usufruire dei servizi.

Il film insegna che visto che si è corso troppo avanti e male, per mille ragioni, sarà giocoforza, nelle non facili fattibilità odierne, riconsiderare quello che di buono vi era in passato . A tal proposito, dopo anni ed anni di battaglie, era avvenuto il “miracolo” – allora la politica era meglio rappresentata – della L.833 del 1978 (riforma sanitaria) la quale all’art 1 recitava : “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il S.S.N. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana” . Una sanità che ci invidiavano tutti ma che poi sfortunatamente è stata gradatamente destituita nei principi inspiratori con la nascita delle Aziende Sanitarie, strutture di fatto non rappresentanti né il territorio né il servizio pubblico, sottoponendo gli operatori, anche per le minime forniture, a mille restrizioni, divieti e regole molto spesso in contrasto fra di loro. Il tutto è poco adatto alla gestione della salute ed il Covid19 ha aperto del tutto il Vaso di Pandora con la dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che anche le strutture aziendali considerate di avanguardia, hanno purtroppo miseramente fallito nelle regioni del nord mettendo tuttora a rischio l’intero territorio nazionale. A tal uopo è emerso chiarente che la Sanità non può agire con i criteri privati di una fabbrica , e non può essere impostata sui parametri del profitto fine a se stesso, dovendo avere come fondamento la centralità dell’ammalato. Funzionava molto meglio quando esisteva una struttura più semplice ed autoctona come “Il Comitato di Gestione” delle USL dove i servizi pubblici e convenzionati/accreditati rispondevano molto bene alle esigenze della popolazione

E non stiamo parlando del secolo scorso !Le metodiche abbruttite da interessi politici sono ancora li, basta rispolverarle. Si potrà in tal modo verificare che era più palpabile la differenzazione dell’erogazione dei servizi nelle articolazioni diagnostiche, farmacologiche o riabilitative(ecc.),con Direzioni che facevano riferimento a quella cultura comune basata sulla centralità del paziente Si mirava, ed oggi ciò è diventato indispensabili in corso di pandemia, tramite gli uffici di Igiene raccordati con i Comuni, al miglioramento della prevenzione, base per la sostenibilità futura del SSN. E non sembra vero, ma assicuro che si era molto più di oggi sensibili alle innovazioni : già da allora si parlava di intelligenza artificiale, robotica, telemedicina e dell’uso dell’informatica nella sanità, il tutto in previsione armonizzabile tra pubblico o privato, e solo per quest’ultimo veniva giustamente considerata l’integrazione della spesa, ma bene giustificata, in quanto l’obbiettivo primario doveva essere per tutti la garanzia ai cittadini degli stessi livelli di assistenza e l’alta qualità delle prestazioni. Quanti bravi medici erano presenti sull territorio jonico tanti purtroppo sono stati fatti poi scappare in quanto l’accoglienza in diversi casi non è ststa delle migliori…, perdendo Professori che avrebbero fatto crescere il contesto.Il ripristino di ciò dovrebbe essere l’obbiettivo di domani cioè trovare il modo di fare rientrare le “menti” che bene si integreranno con i medici presenti a dire il vero sempre meno attivi e demotivati visto che devono resistere tra mille difficoltà. Almeno i dirigenti di 2° livello , come in passato dovrebbero essere di esperienza e titolati da esperienze universitarie, portatori di metodiche guida per l’aggiogamento e per l’accrescimento dei giovani medici pronti a scappare in altre regioni in cerca di fortuna.

Il sintema nonostante presentasse delle sanabili falle era attivo e riusciva s fornite un’organizzazione capace di mantenere un giusto equilibrio fra medicina del territorio e medicina ospedaliera, permettendo meglio di definire il numero dei reparti e quello dei posti letto cosi da esercitare un filtro ed evitare che i pazienti finissero in ospedale senza una reale necessità. La sostenibilità del SSN aveva indirizzi nazionali di massima che si adattavano in parte alle regione ed ai territori evidenziando le cronicità e le malattie che non richiedevano un ricovero ospedaliero.

La medicina ospedaliera esisteva ed era articolata in strutture di diversa complessità che garantivano,senza spostarsi, la maggior parte degli interventi che risultavano adeguati e di buona qualità: era in tal modo garantita di’assistenza e una buona economicità del sistema in termini di personale e di strutture tecnologiche.

Gli stipendi dei dipendenti pubblici e privati che oggi non sono più comparabili a quelli degli altri paesi europei a parità di potere d’acquisto, erano più adeguati e permettevano di vivere decentemente non esistendo la corsa al secondo,terzo,quarto lavoro…. Le strutture private dovevano, è vero, badare un po’ ai profitti e venivano sostenute dal SSN ad integrazione/sostituzione in caso di carenza di servizi specialistico strumentali e di posti letto nelle strutture pubbliche. Oggi ciò permetterebbe di tenere conto della mutata composizione della popolazione, che comporta un aumento degli anziani rispetto ai giovani con riguardo a pazienti affetti da polipatologie che abbisognano di un approccio polispecilaistico sotto il coordinamento di un geriatra. Un soddisfacente coordinamento era presente tra le attività sul territorio e quelle ospedaliere dopo la Legge 180 ed anche i pronto soccorso rappresentano un ponte fra prossimità ed ospedale assicurate dalla presenza di alte professionalità.

Pertanto la medicina del territorio e la medicina ospedaliera operavano sulla base della evidenza scientifica, sorretta da una ricerca clinica e da una formazione e un’informazione che in sostanza cooperavano nella loro indipendenza con una formazione continua che teneva conto dei rapidi cambiamenti della medicina. L’informazione indipendente vigilava attivamente perché il mercato della medicina non avesse il sopravvento sulle conoscenze scientifiche: strutture e apparecchiature di riserva in “deposito”, dovevano essere attivate per affrontare efficientemente eventuali emergenze regionali o nazionali. In una parola la medicina del SSN deve tornare ad essere consapevole degli stretti rapporti che esistono fra salute e le condizioni socio-economiche della popolazione, la situazione ambientale e culturale.

Il film “Ritorno al Futuro” insegna che i sogni possono tramutarsi in realtà, quando già sogni non erano, basta volerlo…..

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