AL GIUDICE PALERMO DA LUNEDÌ PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI CATANZARO È RIVOLTO IL SALUTO DENSO DI STIMA E RISPETTO UMANO DEL CONSIGLIERE REGIONALE RAFFAELE SAINATO

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Al Giudice Palermo è rivolto il saluto denso di stima e rispetto umano del Consigliere Regionale Raffaele Sainato, che nell’aver proposto l’intervista con il Presidente del Tribunale di Locri, ci tiene a sottolineare come Palermo lasci alla Locride il ricordo di una persona stimata in senso stretto, che è riuscita ad anteporre una profonda umanità in ogni suo operato professionale. “Siamo contenti per la sua progressione di carriera- sottolinea Sainato – ma certamente dispiaciuti per la sua partenza. Locri onorerà presto il ruolo e la persona di Rodolfo Palermo con il conferimento della cittadinanza onoraria. Non si può dimenticare l’azione di profondo rinnovamento amministrativo e giudiziario compiuta dal Presidente Palermo- conclude Sainato – che è riuscito a colmare i deficit di personale della sede giudiziaria locale, rendendo agile anche la tempistica del tribunale di Locri con il compimento del processo telematico e la digitalizzazione delle procedure civili. Non posso che elogiare l’impegno profuso dal giudice Palermo, per la realizzazione della struttura in fase di completamento del nuovo Palazzo di Giustizia. Palermo si è rivelato un uomo di altri tempi capace di stringere un rapporto squisitamente umano con il territorio pur mantenendo una encomiabile professionalità dell’agire”. 

Si apre con l’accenno ai rapporti di stima reciproca creatisi tra la Presidenza del Tribunale in questi anni e l’amministrazione Comunale di Locri, l’incontro con il Giudice Rodolfo Palermo. Il Presidente che da lunedì andrà a dirigere l’ambita sede del tribunale di Catanzaro. “Un continuum di stima reciproca e di vicinanza umana – sottolinea Palermo- è quello che si è creato in questi anni con la Città di Locri e la sua amministrazione, dal Sindaco Giovanni Calabrese, al Vice Sindaco, oggi Consigliere Regionale, Raffaele Sainato, sino all’assessore alla cultura avvocato, Anna Sofia. Abbiamo mantenuto rapporti frequenti anche perché in ballo c’è stata sin da subito la voglia di rilanciare la giustizia sul territorio. È contata certamente l’attenzione reciproca verso la costruzione del nuovo palazzo di Giustizia. Un’opera, attualmente ferma, ma che – specifica- speravo fosse di imminente realizzazione, della quale sono stati già realizzati due o tre piani. Un’opera il cui iter è stato curato dal Provveditorato delle opere pubbliche, che si è occupato della progettazione e della realizzazione con una ditta di propria fiducia, così come della variante in corso d’opera, finché purtroppo l’iter non si è bloccato, anche perché la ditta prescelta ha subito una interdittiva antimafia poi risoltasi. Ora è occorsa la necessità di trovare una nuova ditta per concludere i lavori. Questa realizzazione è un traguardo, che avrei voluto – ammette- tenere a battesimo e per cui tanto abbiamo lavorato. Nel 2016 affermai anche davanti alla Commissione antimafia l’importanza di completare il palazzo del Tribunale, che rappresenta il volto della giustizia sul territorio…

Uno dei traguardi pienamente raggiunti invece riguarda la digitalizzazione delle procedure giudiziarie…

Il mio arrivo – sottolinea Palermo – ha scombussolato un po’ la funzionalità degli uffici. Infatti, arrivai a Locri nel 2014, un momento molto particolare in cui passavano presso questa sede anche le pratiche degli uffici di Siderno, con una montagna di carte e di comprensibile disordine. Ho ritenuto quindi di dover dare un impulso notevole all’avvio del processo civile telematico: ho preteso che tutti i giudici si avvalessero dell’applicativo consolle del magistrato. Un applicativo- spiega- che consente ai giudici di lavorare e depositare gli atti e di studiare i fascicoli processuali anche da remoto. Sotto questo profilo c’è stata una piena sinergia con gli ordini professionali, non solo con l’avvocatura ma anche con i commercialisti, che sono interessati dalle procedure esecutive. Vi è stata la collaborazione massima di tutte le parti.

Così si è snellito il carico di lavoro degli uffici colmando i ritardi?

Si, grazie alla buona volontà dei magistrati che mi hanno seguito in questo processo – continua orgoglioso Palermo- si sono abbattuti i tempi procedurali. Prima nel settore civile i flussi delle pratiche in entrata venivano superati dalla produzione, mentre ora si è ottenuto un abbattimento notevole della tempistica. Grazie anche alla collaborazione del Presidente della sezione civile, è stato dato un impulso ulteriore allo smaltimento dell’arretrato. Oggi a Locri i processi durano mediamente due anni. Un traguardo possibile grazie all’abnegazione dimostrata da tutti i giudici. Anche il settore amministrativo ha dato il meglio di sé, permettendo di affermare che il tribunale di Locri oggi va veramente bene! Ultimamente è arrivata la relazione ispettiva quinquennale, che conferma i traguardi raggiunti. L’ultimo rapporto era del 2014 ed aveva messo in evidenza problematiche che generalmente si riscontrano in diversi tribunali. Dopo anni di lavoro nel giugno del 2019, la relazione ha invece posto in rilievo i grossissimi risultati ottenuti nell’ultimo quinquennio sia nel settore civile che in quello penale. Oggi a Locri si è riusciti a ridurre in maniera drastica il portato delle pendenze, nel penale ad esempio sono solo 50 i casi di pendenza ultra-triennale. 

Ciò ha facilitato la scelta del tribunale di Locri anche da parte di giovani magistrati?

La scelta della sede di lavoro dopo il concorso è generalmente effettuata in base all’indicazione del CSM, ma, negli ultimi anni la sede di Locri si è subito esaurita. Inoltre, si sono registrati anche trasferimenti orizzontali da altre sedi di Tribunale come Palmi o Reggio Calabria. Locri si rileva oggi un foro in cui l’attività di ufficio è buona.

Cosa lascerà a Locri da lunedì?

Il mio cuore resterà a Locri. Locri per me è stato un ritorno quando vi fui nominato Presidente nel settembre 2014. Vi ero infatti arrivato nell’aprile dell’86 da giovane pretore e vi ero rimasto sino all’agosto dell’89 per poi continuare la carriera a Reggio Calabria in vari ruoli ed uffici. È stata una vera emozione rivedere i colori ed i contrasti della Locride. Ma anche ritrovare i colleghi. È stato per me come il riaccendersi della vecchia passione, per cui tutto è andato avanti con entusiasmo. La Locride rimarrà un’esperienza molto importante nel mio percorso professionale. Voglio ancora ricordare – riafferma sincero- il grande rapporto umano creatosi a Locri con l’amministrazione comunale. Nessuno si è mai tirato indietro rispetto a quanto c’era da fare. Ognuno ha sempre dato la piena disponibilità a venire incontro alle esigenze logistiche e non del Tribunale.

Voglio ricordare con piacere il premio ottenuto durante la Manifestazione del Giugno Locrese del 2016, dopo aver attivato il progetto i Colori della Legalità. Una best practice segnalatasi tra le prime 33 a livello nazionale, che vide i detenuti della casa circondariale di Locri ridipingere il carcere.

Mi piace ricordare, infine, il progetto per la realizzazione del nuovo archivio del Tribunale. A tal fine mi è stato consegnato un bene confiscato alla ‘ndrangheta nel 2017. I lavori non stati ancora ultimati, ma questa nuova struttura, che era in origine una ditta edile di grosso spessore, rappresenterà un edificio fondamentale per il nuovo archivio, dotato anche di alcune strutture secondarie per gli uffici di appoggio. Speravo di poter aprire personalmente questo immobile, ma sono sicuro si riuscirà a farlo a breve. Infine- chiude Parlemo – vi è attualmente in corso un processo con 171 imputati. Un procedimento che ci ha preoccupato molto al momento dell’apertura poiché non si disponeva di un’aula bunker abbastanza grande. Siamo riusciti lavorando un’estate intera a riadattare l’aula della Corte di Assise, realizzando un ambiente per 183 persone con un sistema assolutamente innovativo, che consente il collegamento tra due o più aule dello stesso tribunale per permettere a difensori e imputati di seguire i lavori da diverse postazioni in collegamento con la principale. Un lavoro che ci ha agevolato in questo periodo d’emergenza pandemica tanto che il processo andrà in decisione dal 15 giugno dopo appena 18 mesi dall’apertura.

Tutti traguardi possibili grazie allo spirito di abnegazione dimostrato da tutti, soprattutto dal collega Fulvio Occurso di Reggio Calabria, che si è occupato del processo senza lesinare tempi e giornate di lavoro. Spero in conclusione che tutta l’attività svolta a Locri possa aiutarmi ad affrontare la sfida del nuovo lavoro che andrò ad iniziare da lunedì a Catanzaro. Ritengo che sia fondamentale divulgare l’attività svolta dagli uffici Giudiziari che sono un presidio di civiltà e un punto di riferimento per la cittadinanza. A questo proposito abbiamo cercato di aprire le aule ai giovani organizzando diverse sessioni di processi simulati con gli studenti, così come abbiamo aperto gli uffici del tribunale ai giovani liceali per l’alternanza scuola lavoro, ovvero organizzato le giornate della giustizia civile per le scuole con il COA e la Camera Civile. È fondamentale far capire che la giustizia è il luogo dove si tutelano e si esercitano i propri diritti. 

Catanzaro rappresenterà un cambiamento non da poco dal punto di vista professionale?

Catanzaro è un tribunale molto più ampio, capofila di altri sei, con competenze su 2/3 della regione. Dipendono da Catanzaro le competenze sulle imprese, sull’immigrazione ed è la sede più rilevante della Regione. Un’altra sfida che mi propongo di affrontare con forza.

I suoi anni di lavoro in Calabria sono stati frutto di una scelta personale?

Si, una scelta, di cui non mi sono mai pentito. Ricordo la mia prima esperienza da giovane commissario a Vercelli. Non ho avuto alcun dubbio passando in magistratura a rientrare al Sud Italia. La mia prima sede fu Messina, come tirocinio, quindi la Pretura di Tropea e poi Locri come Pretore mandamentale sino all’89.

Cosa si sentirebbe di consigliare ai giovani magistrati che devono scegliere ora la loro sede …Quanto è difficile operare in Calabria?

Per me è stato semplice affrontare il contesto territoriale Calabrese. Innanzitutto, perché rappresenta un valore aggiunto conoscere il proprio ambiente, poi sono convito che la libertà te la devi sentire dentro, non ti puoi fare condizionare dalle amicizie. Ritengo che sia parimenti difficile affrontare un contesto che ti è estraneo. Ho sempre ritenuto che ognuno debba percorrere la strada che gli viene assegnata con alto senso delle istituzioni, del dovere e soprattutto con molto coraggio. Guardare avanti senza rivolgersi indietro e interpretando il proprio ruolo degnamente. E il ruolo del magistrato non è semplice. La gran parte dei magistrati deve sacrificare la propria vita. Il giudice deve essere sempre guardingo nello scegliere le persone da frequentare o con cui condividere i diversi contesti sociali. Oggi è un tempo triste per la magistratura. Si parla tanto delle vicende di cronaca che sono amaramente note e che rappresentano il marcio che va eradicato, ma che deve innanzitutto essere verificato. È giusto che paghi chi è colpevole affrontando le proprie responsabilità, ma non è giusto discriminare un’intera categoria.

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