CORONAVIRUS, IL MEDICO ZAMPOGNA: “IN CALABRIA MENO AGGRESSIVO GRAZIE AL… SOLE”

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Decisivo anche il minor tasso di inquinamento rispetto al Settentrione

Il sole ha protetto la Calabria dall’aggressione del covid. L’antivirus naturale ha funzionato da scudo impedendo all’epidemia di fare strage anche alle nostre latitudini. Lo rivela l’articolata analisi elaborata dal medico calabrese, Giuseppe Zampogna, componente l’“Osservatorio Buone Pratiche in Sanità” del Ministero della Salute. «Fino ad ora in Calabria siamo stati beneficiati dalla temperatura mite e dai raggi solari, che rendono il cielo nitido, a differenza della Lombardia dove il cielo è plumbeo. Anche il minore indice di inquinamento presente nella nostra regione rispetto a quelle del Nord ci ha avvantaggiati dall’aggressione della pandemia. Infatti, il tasso di monossido d’azoto, derivante soprattutto dalle emissioni delle auto e dei mezzi pubblici, è di livello inferiore rispetto all’area settentrionale del paese e il particolato, derivante dalla combustione delle caldaie di riscaldamento, visto il clima meno rigido, ha un tasso inferiore di particelle nell’aria, con conseguente minore incidenza di inquinamento. Ipotesi che hanno trovato conferma negli studi che sono stati condotti presso l’Università di Germaneto». Il dottor Zampogna esalta la matrice ambientalista della ricerca che ha provato ad interpretare i differenti comportamenti del patogeno. «La minore densità abitativa della Calabria, rispetto alle regioni del Nord, con grandi spazi all’aperto e maggiori contatti con la natura, risulta essere altro fattore di protezione che ci deve spingere a salvaguardare l’ambiente, tema caro anche al Papa Francesco sul quale ha costruito la sua enciclica “Laudato si”».

Minore incidenza anche dell’indice di letalità. Secondo il medico dello speciale Osservatorio del Ministero della Salute, «in riferimento al più contenuto numero di decessi in Calabria c’è da considerare una componente sociale che differenzia la nostra regione rispetto al Nord e soprattutto alla Lombardia. Infatti, molti anziani sono deceduti nelle Rsa, a cui le famiglie del Nord per prassi fanno ricorso per i soggetti anziani alla fine del loro ciclo produttivo e della autonomia delle persone che necessitano di assistenza, sotto la spinta di ritmi di lavoro incalzanti e convulsi. In Calabria, secondo tradizioni consolidate e tramandate, vi è invece l’abitudine di assistere gli anziani in famiglia. Quanto detto è comprovato da studi scientifici che hanno dimostrato che la SARS-CoV-2 è stabile per lunghi periodi sulle superfici in ambienti chiusi. In codesti studi si è visto che la luce simulata rapidamente disattiva il patogeno sospeso nella saliva artificiale e che il 90% del virus è stato disattivato ogni 6-8 minuti nella saliva artificiale e ogni 14-13 minuti nella coltura media quando è stato esposto alla luce artificiale, alla luce solare del solstizio estivo a 40 gradi di latitudine al livello del mare nelle giornate di bel tempo. Una significativa disattivazione si è verificata anche sotto una luce meno potente e inferiore. Uno studio dimostra che la luce può rapidamente disattivare il covid, suggerendo che la persistenza del virus può variare significativamente tra ambienti interni ed esterni. Inoltre questi studi indicano che la luce naturale può costituire un efficace disinfettante per i materiali non porosi (solidi), derivante dagli effetti benefici dei raggi UV».

g.p.- gazzetta del sud

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