GIUSEPPE HA BATTUTO IL VIRUS MA HA PERSO UN AMICO

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Il contagio, la quarantena e poi la guarigionema la gioia è solo a metà

Una gioia a metà. Da un lato la vittoria sul virus e dall’altro la terribile scoperta che il suo collega-amico non ce l’ha fatta. La storia di Giuseppe Catalano è a due volti. Felicità ma anche tanta tristezza. È reggino e e vive in Veneto da quasi tre anni ed è un operatore socio-sanitario. Lavora in una residenza per anziani a Conegliano Veneto in provincia di Treviso (le rsa sono diventate n tutta Italia veri e propri focolai del coronavirus e hanno registrato tanti contagi e morti).

Lo stesso ci racconta che cosa è successo: «È iniziato tutto il 26 febbraio in Lombardia ma anche da noi non ci facevano usare la mascherina, poi le cose sono peggiorate in tutta Italia e ci hanno fatto indossare le mascherine chirurgiche e hanno chiuso la rsa ai parenti ma penso che avrebbero dovuto attuare queste misure moto prima. Io sono andato in malattia il 21 di marzo perché mi sentivo i sintomi della febbre con nausea e ho chiamato il pronto intervento del coronavirus della Regione Veneto che mi ha messo in quarantena obbligatoria». Giuseppe è uno dei tantissimi operatori della sanità che ha avuto a che fare con il coronavirus. «Io ho avuto i sintomi della malattia e la mia quarantena è stata precauzionale ma io sono stato contatto con una persona che poi è risultata essere “positiva” in ospedale. A me non hanno fatto il tampone perché non ho avuto sintomi gravi come l’insufficienza respiratorie e sono stato il 21 aprile». Giuseppe ha comunque effettuato due tamponi post quarantena e sono risultati entrambi negativi ed è quindi in ogni caso pienamente guarito. Ma allo stesso tempo è stato sottoposto a test sierologico che ha dato riscontro dello sviluppo degli anticorpi e quindi è stato contagiato dal virus.

Da un lato la felicità di avere superato e archiviato la malattia ma dall’altro l’enorme dispiacere: «Quando ero in quarantena ho saputo che era morto il mio collega di 54 anni. Non se l’aspettava nessuno che sarebbe morto perché il 50% di quelli che lavoravamo lì hanno contratto il virus ma lo hanno battuto. In tutto circa 100 persone sono state contagiate e molti anziani sono deceduti circa 60».

«Ad aprile ho saputo che avevano trasportato la salma in Sicilia, ad Aragona in provincia di Aragona. Era una cara persona che portava allegria. È andato a peggiorare con mascherina, poi ha avuto il casco e poi era stato intubato, lui all’inizio pensava che respirava male per l’ansia ma invece era il virus».

Infine il cambio della situazione con la pandemia che ha perso forza e il graduale rientro a una relativa normalità. «Ora la situazione è più tranquilla e gli anziani e ogni 20 giorni stanno facendo i tamponi a tutti.

Adesso Giuseppe è rientrato in città da qualche giorno. «La mia compagna e mio figlio sono giù, lei lavorava qui e poi doveva fare il vaccino al bambino e sono rimasti bloccati qui». Un ritorno in riva allo Stretto dopo mesi di lontananza forzata dagli affetti più vicini per Giuseppe.

ALFONSO NASO (Gazzetta del Sud)

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