Lun. Mag 10th, 2021

Nel corso di questa notte, oltre 300 finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, con
l’ausilio di militari dei Reparti di Catanzaro e Crotone, hanno dato esecuzione, tra le
Province di Cosenza e Matera, ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare,
emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, dott. Luca COLITTA, su richiesta del
Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Flavio SERRACCHIANI, a carico di 60
persone, indagate di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione
illecita e sfruttamento del lavoro (c.d. “caporalato”) ed al favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina.
L’imponente attività della Guardia di Finanza ha condotto all’applicazione di 14 ordinanze
di custodia cautelare in carcere, 38 ordinanze di arresti domiciliari e 8 ordinanze di
sottoposizione all’obbligo di presentazione alla p.g.
Le Fiamme Gialle cosentine hanno, altresì, proceduto al sequestro preventivo di 14
aziende agricole, di cui 12 ubicate in provincia di Matera e 2 in provincia di Cosenza, per
un valore stimato di quasi 8 milioni di euro, e di 20 automezzi utilizzati per il trasporto
dei braccianti agricoli reclutati.
L’indagine, denominata “Demetra”, trae origine dal controllo, effettuato dai finanzieri
della Tenenza di Montegiordano, di un furgone che, diretto nelle campagne lucane,
percorreva la S.S. 106 Jonica con a bordo n. 7 braccianti agricoli provenienti dalla sibaritide.
Le preliminari attività d’indagine conducevano, sin da subito, all’identificazione di numerosi
soggetti, italiani e stranieri (in particolare, di nazionalità pakistana, magrebina e dell’Est
Europea), impegnati in un’organizzata e fiorente attività di sfruttamento illecito di
manodopera bracciantile, c.d. “caporalato”, e di favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina nella piana di Sibari.
Le investigazioni, durate più di un anno, hanno visto le Fiamme Gialle di Montegiordano
impegnate in un’intensa attività di intercettazione, in numerosi e mirati servizi di
osservazione e pedinamento, localizzazioni GPS, sequestri, acquisizioni documentali
ed assunzione di sommarie informazioni.
All’esito, è emerso un quadro indiziario grave ed univocamente attestante plurime e
reiterate condotte di sfruttamento ed utilizzazione illecita di manodopera, spesso
reclutata anche attingendo dai C.A.S.I. locali, nonché di favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina.

Oltre 200 i braccianti reclutati e condotti sui campi in condizioni di sfruttamento, costretti
a lavorare in assenza di dispositivi di protezione individuale, impiegati in turni di lavoro
usuranti e costretti ad accettare condizioni di lavoro degradanti e non conformi alle
prescrizioni giuslavoristiche vigenti nel settore.
Due le associazioni criminali smantellate dalla Guardia di Finanza ed operanti tra la
Calabria e la Basilicata.
La prima, cui appartenevano, a vario titolo, 47 soggetti, impegnata in una fiorente attività
d’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
L’organizzazione era così composta:
 16 soggetti, i c.d. caporali, vertici del sodalizio criminoso con compiti di direzione
e controllo dell’illecita attività. Erano loro a stabilire le modalità del reclutamento, a
fissare le condizioni dell’impiego sui campi dei singoli braccianti, ad avere i rapporti con
gli imprenditori-utilizzatori della manodopera, ad organizzare i furgoni utilizzati per il
trasporto dei braccianti reclutati presso le diverse aziende, a tenere la contabilità relativa
alle giornate di lavoro svolte da ciascun bracciante, a retribuire quest’ultimo per la
singola giornata di lavoro svolto mediante la corresponsione di somme di denaro non
adeguate al lavoro prestato;
 8 soggetti, i c.d. sub-caporali, con il ruolo di collaboratori diretti dei vertici del
sodalizio criminoso, la longa manus di questi ultimi nella gestione della manodopera
bracciantile;
 22 soggetti, i c.d. utilizzatori, che, attraverso le aziende agricole da loro gestite,
ben 13, e sulla scorta di consolidati rapporti con i vertici dell’organizzazione criminale,
impiegavano i braccianti reclutati nei campi, sottoponendoli a condizioni di sfruttamento
ed approfittando del loro stato di bisogno. Ciò mediante un collaudato sistema di fittizie
assunzione che, in ultima analisi, determinava imponenti risparmi fiscali e
previdenziali;
 1 dipendente dell’amministrazione comunale di Rossano (CS), il quale, abusando
del suo ruolo, favoriva i vertici dell’organizzazione criminale rilasciando documenti
di identità e certificati di residenza in favore dei braccianti reclutati, al fine di
regolarizzarne la posizione sul territorio e consentire la fittizia assunzione da parte
delle aziende utilizzatrici.
La seconda, composta da 13 soggetti, impegnata, oltre che nell’illecito sfruttamento della
manodopera, anche nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ed invero, le indagini della Guardia di Finanza di Montegiordano hanno consentito di far
emergere un’organizzata struttura criminale che, dietro pagamento di cospicue
somme di denaro, organizzava matrimoni “di comodo” finalizzati a garantire la
permanenza, sul territorio italiano, di una pletora di soggetti irregolari ovvero a
favorire, mediante permessi di soggiorno per ricongiungimento familiare, l’ingresso
di soggetti dimoranti all’Estero.

Dopo essersi procurati la documentazione necessaria, gli indagati organizzavano le
nozze presso il Comune di competenza e, nel giorno stabilito, con la compartecipazione
di testimoni fittizi, aveva luogo il matrimonio tra i finti nubendi i quali, poi, decorsi i
termini di legge, si attivavano subito per attivare il procedimento di separazione
personale prima e divorzio poi.
Le penetranti investigazioni della Guardia di Finanza hanno, altresì, permesso di:
 individuare oltre 200 braccianti agricoli, per lo più extracomunitari, i quali, in stato di
bisogno, sono stati impiegati, in condizioni di sfruttamento, a favore di 14 aziende
agricole;
 ricostruire le retribuzioni percepite dai braccianti reclutati; retribuzioni corrisposte in
nero ed inidonee a garantire una vita dignitosa;
 quantificare gli imponenti guadagni illeciti accumulati dagli indagati;
 accertare la disponibilità, in capo agli indagati, di plurimi automezzi utilizzati per il
trasporto dei braccianti sui campi di lavoro;
 accertare, altresì, un ampio fenomeno di acquisto illegale di gasolio per
l’agricoltura, cioè di combustibile agevolato poiché con accisa ridotta, gasolio
utilizzato per alimentare i suddetti mezzi di trasporto. Il gasolio veniva acquistato
dagli indagati direttamente o per il tramite di soggetti terzi e detenuto presso i luoghi di
dimora, in modo da poterlo utilizzare all’occorrenza;
 accertare le condizioni degradanti in cui vivevano i braccianti agricoli, invero essi
alloggiando in strutture fatiscenti, spesso in sovrannumero, strutture di fortuna,
procurate loro dagli indagati, e per le quali erano costretti a corrispondere una
somma di denaro a questi ultimi per abitarvi.
L’operazione “Demetra” si colloca nell’ambito di quella più ampia attività di salvaguardia
della legalità economico-finanziaria del Paese, tutela dei cittadini e delle imprese oneste, in
cui è costantemente impegnata la Guardia di Finanza che, ogni giorno, lotta contro
qualunque forma di sfruttamento della manodopera, al fine di ristabilire l’ordine economico
violato, difendere i diritti dei lavoratori nonché quelli delle imprese che scelgono di operare
nella legalità.

SERVIZIO DI GIUSEPPE MAZZAFERRO

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