Gio. Mag 6th, 2021

Bruno Zucco, Gianfranco Alì Domenico Schirripa, Antonio, Domenico e Vincenzo Cordì

Pene per un totale di 62 anni di reclusione sono state richieste dai pubblici ministeri Giovanni Calamita e Diego Capece Minutolo, della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, per i sei imputati del processo “Riscatto – Mille e una notte” che hanno scelto il giudizio con il rito abbreviato. Si tratta di Gianfranco Alì (chiesti 12 anni), Antonio Cordì cl. ‘97 (5 anni), Domenico Cordì cl. ‘91) (14 anni), Vincenzo Cordì cl. ‘57 (7 anni), Bruno Zucco cl. ‘68 (20 anni) e Domenico Schirripa (chiesti 4 anni). La Procura ha chiesto anche la confisca della ditta “Onoranze funebri e addobbi floreali F.lli Alì di Gianfranco Alì” e del relativo patrimonio aziendale.

Nel corso della requisitoria sono stati richiamati gli esiti dell’inchiesta eseguita dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza che hanno permesso di ricostruire l’operatività di gruppi criminosi facenti capo al clan Cordì di Locri, che avrebbe messo le mani nella gestione del cimitero. Si è accertato che alcuni soggetti gestivano, con modalità illecite «tutte le attività legate ai servizi funebri, tra cui l’organizzazione dei funerali, la vendita dei fiori, le attività edili sulle tombe e il trasporto di defunti dall’ospedale alle abitazioni». E c’è stato chi si sarebbe reso autore di «plurime minacce in danno di amministratori pubblici e ditte concorrenti, fino all’incendio dell’autocarro di un imprenditore edile».

Sempre secondop l’accusa, sugli appalti pubblici le ‘ndrine avrebbero preteso tangenti del 3% del valore dell’opera in corso di realizzazione. Tra le condotte estorsive che si è ritenuto di aver documentato c’è anche quella a danno di un imprenditore edile che si era aggiudicato alcuni lavori pubblici al quale alcuni esponenti del clan “Cordì” avrebbero chiesto il pagamento di 18 mila euro in tre rate da 6 mila euro pari al 3% «per mettersi a posto».

Le indagini hanno inoltre permesso di svelare un consistente controllo del territorio esercitato mediante la forza intimidatrice da una fitta rete di associati ed affiliati, con soggetti che avrebbero garantito ogni forma di protezione e la «risoluzione di controversie» sia personali, sia in ordine a ogni tipo di interesse economico.

Hanno già concluso per le parti civili gli avvocati della Regione, del Comune di Locri e di un privato. Il gup distrettuale Tommasina Cotroneo ha rinviato per gli altri interventi, tra i quali quelli degli avvocati Lupis, Scarfò, Alvaro, Albanese, Mittica, Vannitiello e Mollica, a più udienze già stabilite fino a metà luglio. È in corso davanti al Tribunale di Locri il processo ad altri 16 imputati.

FONTE GAZZETTA DEL SUD

SERVIZIO DI NICODEMO BARILLARO

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