3 Dicembre 2020

Tramonta l’ipotesi di un’aula bunker da realizzare a Vibo nel Palamaiata La politica non trova soluzioni e il ministero è alla ricerca di sedi alternative. Ritorna in campo l’idea di una mega-struttura proposta da tempo dal procuratore di Catanzaro.

L’inchiesta è ormai chiusa. I faldoni sono tutti completi. La lista degli indagati è ancora più lunga di quanto si potesse immaginare perché da 416 sono diventati 487. Non è solo il procedimento dei grandi numeri ma pure uno spaccato criminale inimmaginabile fino a qualche anno fa con pesanti intrecci tra mafia, politica e massoneria deviata; elementi che rappresentano gli anelli di congiunzione della grande inchiesta condotta dai carabinieri del Ros e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, con a capo Nicola Gratteri.

L’incertezza ora ruota tutta attorno alla logistica. L’aspetto che avrebbe dovuto rappresentare il problema minore e che ora rischia di offuscare il grande processo, facendo cadere l’attenzione mediatica su uno dei procedimenti più importanti nella lotta alla cosche della ‘ndrangheta con buona pace di chi, per convinzione, ha sempre osteggiato la legge dei grandi numeri. Ma tutto questo appartiene al dibattito e al confronto tra giuristi. Questa volta a Vibo, invece, c’è in ballo la credibilità dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata; l’affermazione delle regole contro le sabbie mobili degli apparati burocratici che molto spesso hanno costituito un muro invalicabile lungo il percorso della giustizia. Da una parte il processo con tutte le garanzie costituzionalmente garantite e dall’altra la difficoltà di reperire un’aula dove poter celebrare le udienze e dentro la quale dovranno comparire imputati, avvocati parti civili e agenti della Polizia penitenziaria.

La chiusura della indagini sarà ufficializzata in tempi brevi ed il giudice delle indagini preliminari sarà chiamato a fissare la prima udienza entro qualche mese.

Da quanto emerge da una riunione della commissione permanente riunitasi da remoto con il presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, per l’individuazione di un’aula bunker idonea ad ospitare il maxi-processo salta fuori che in Calabria per il momento non ci sono le condizioni strutturali per poter celebrare il processo.

Torna pertanto alla mente quanto sollecitato nei giorni immediatamente successivi l’operazione Scott-Rinascita dal procuratore della Dda, Nicola Gratteri, che aveva ipotizzato la realizzazione di una mega struttura in grado di poter ospitare i procedimenti scaturite dalle grandi inchieste antimafia. Inizialmente al vaglio del ministero della Giustizia è finito il Palazzetto dello sport di località “Maiata” ma evidentemente le nuove regole sul distanziamento imposte dalla pandemia hanno indotto il ministero a cambiare strategia. Da Catanzaro l’Ordine degli avvocati spinge per una struttura ex novo nella città capoluogo, mentre a Vibo Valentia amministratori e politici fino ad oggi se ne sono lavati le mani nonostante l’area non sono pochi i grandi padiglioni industriali ormai vuoti ed a due passi dal quattordicesimo battaglione carabinieri Calabria.

FONTE GAZZETTA DEL SUD

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