CANADA, UN ALTRO “UOMO DI RISPETTO” CALABRESE UCCISO NEI SOBBORGHI DI HAMILTON

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“Cumpari Pascali”: così i calabresi di Hamilton chiamavano Pasquale “Pat” Musitano ucciso nei sobborghi della città dell’Ontario nei giorni scorsi. L’uomo, detto pure Pat Fat cioè Pasquale il grasso, era appena sceso da un suv blindato e stava parlando con due suoi compari, uno calabrese e l’altro canadese, in un parcheggio. Musitano girava a bordo di un mezzo corazzato da quando, due anni fa, gli avevano ucciso il fratello, Angelo.

 

Il 2 maggio del 2017 Angelo Musitano, 39 anni, venne ucciso ad Hamilton da un sicario nel vialetto di casa. L’assassino, vestito di scuro, sparò mentre la vittima era ancora a bordo della propria auto. Il padre, Domenico Musitano, morto per un attacco cardiaco nel 1995, era considerato un “uomo di rispetto” a tutto tondo della città dell’Ontario. “Pat”, la notte del successivo 27 giugno subisce a sua volta un attentato: un killer spara 12 colpi di pistola contro le finestre dell’abitazione dove l’uomo risiede con la famiglia.

I due germani Musitano erano stati indagati nel 1997 per l’omicidio di Johnny Papalia, capo del presunto omonimo clan e del suo braccio destro, Carmelo Barillaro. I Musitano, con un patteggiamento concluso con il pubblico ministero, avevano incassato una condanna a 10 anni di reclusione tornando poi liberi nel 2007.

L’ultimo delitto, in ordine di tempo, che aveva molto impensierito gli investigatori della Rmcp (la polizia specializzata nella lotta al crimine) era stata l’uccisione di Cecè Luppino, 43 anni, avvenuta sempre ad Hamilton alla fine del gennaio scorso.

L’uomo, la cui famiglia è originaria di Oppido Mamertina, è stato freddato davanti casa da un sicario dal polso fermo che non gli ha dato scampo. Il quarantatreeenne, incensurato, era figlio di Rocco Luppino indicato dalla polizia canadese come un influente personaggio della comunità italiana.

La famiglia Luppino viene definita dai detective nordamericani come legata da antichi rapporti ai Maggadino di Buffalo ed ai Violi di Montreal. Ma perché gli inquirenti di oltre Oceano mostrano preoccupazione?

Perché quello di Luppino non è un delitto isolato. Il 29 giugno del 2018, infatti, Cosimo Commisso, 33 anni, di Vaughan, viene ammazzato da due killer mentre è in compagnia della fidanzata. E sempre in Ontario, a Woodbridge, viene assassinato con un colpo di pistola alla testa, venerdì 31 marzo 2017, Antonio Sergi, 53 anni. L’uomo, originario della Locride, è sorpreso dal sicario incaricato di chiudere il “contratto”, lungo il vialetto di casa. Il calabrese sta rientrando nella villetta posta nella zona di Etobicoke in cui abitano da anni molti italiani (in larga parte siciliani e calabresi). Negli ambienti investigativi e tra i connazionali Sergi era conosciuto come “Tony Large”. L’ucciso era stato coinvolto in indagini che riguardavano il traffico di droga e manteneva stabili contatti con gli Stati Uniti.

Nelle stesse ore, a Vaughan, città poco distante dal capoluogo dell’Ontario, cade sotto i colpi di un killer un altro italiano, Domenico Triumbari, 55 anni, originario di Siderno. La vittima viene assassinata in un parcheggio di Regina Road, davanti ad una serie di attività ricreative e commerciali. A sparare un uomo con una felpa scura dotata di cappuccio che ha compiuto l’esecuzione con la freddezza tipica dei “professionisti” del crimine, lasciando poi la scena a bordo di una berlina Honda condotta da un complice. La scena viene ripresa dalle telecamere di sorveglianza installate nella zona.

Pure Triumbari frequentava Woodbridge dove poi è stato sepolto. La tragica fine dei due calabresi è anticipata da un altro agguato compiuto a Vaughan contro una donna italo-canadese, il 14 marzo dello stesso anno, Mila Barberi, 28 anni, trucidata a colpi di pistola mentre si trova insieme con il fidanzato, Saverio Serrano, 42 anni, che rimane gravemente ferito. A settembre viene ammazzato, nella Grande Area di Toronto, anche un agente immobiliare di origini italiane, Angelo Iavarone, atteso dai sicari davanti al vialetto di casa.

fonte: Arcangelo Badolati- gazzettadelsud.it

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