Dom. Mag 9th, 2021

Organizzata dallo SPI CGIL di Reggio – Locri si è svolta, nei giorni scorsi a Reggio Calabria, un’iniziativa per riflettere sulla Rivolta che, nel 1970, divampò per otto lunghi mesi in riva allo Stretto.

 

L’iniziativa, moderata sapientemente dal giornalista Paolo Bolano, è stata incentrata sul rapporto tra storia e memoria alternando al “ricordo”  l’approfondimento storico.

 

I lavori sono iniziati con la proiezione di un filmato, gentilmente concesso dalla RAI  Calabria, che ha riprodotto le tragiche immagini degli eventi che per 8 mesi, a partire dal luglio 1970, hanno sconvolto la città.

 

Il Segretario Generale dello SPI CGIL Reggio Calabria – Locri Carmelo Gullì, ha voluto ricordare le migliaia di vittime causate dalla pandemia esprimendo la sua preoccupazione per tutti gli anziani e i disabili ricoverati nelle varie case di riposo, sottolineando il contributo offerto dal sindacato per fare fronte a questo difficile evento.

 

Gullì ha narrato gli eventi storici antecedenti gli anni 70, per ricostruire una cornice di elementi oggettivi come contributo al dibattito affermando  che “dalla degenerazione della protesta derivò un isolamento politico generale per la città del quale ne paghiamo anche oggi le conseguenze.”

 

Lo storico dirigente dello SPI CGIL Saverio Taverna ha relazionato, con dovizia di particolari, sui Moti di Reggio arrivando a dichiarare “ la rivolta, dapprima spontanea e popolare è stata egemonizzata con l’escalation della violenza dalla destra missina ed eversiva, finendo per offrire il fianco alle infiltrazioni della criminalità organizzata che, al tempo, vedeva nel capoluogo un’opportunità per ampliare i propri affari e controllare la politica”.

 

 

Tale visione – ha continuato l’esponente sindacale – è il frutto di una lettura di tutti gli eventi che negli anni immediatamente precedenti e successivi hanno rischiato di minare le fondamenta democratiche del Paese, quanto avvenuto a Reggio Calabria da luglio 1970 a febbraio 1971, è stato uno dei momenti di un più ampio “disegno conservatore”, diretto con lucidità e spregiudicatezza da forze retrive con la complicità di tanti pezzi dello Stato, non perfettamente leali alla Repubblica.

 

Presente ai lavori anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, che nel porgere il suo saluto ha sottolineato l’importanza del recupero di una memoria condivisa per ricreare il tessuto connettivo di una comunità a lungo lacerata dagli eventi del passato, l’evento è stato utile anche per annunciare che nel costruendo Museo Civico, ci sarà spazio per delle sale dedicate ad alcuni aspetti salienti del ‘900 tra i quali appunto la Rivolta del 1970.

 

Tra gli intervenuti vanno ricordati Rosa Giulia Melidoni della segreteria Spi Cgil Reggio Locri, lo storico Prof. Fabio Cuzzola, il giovane consigliere comunale del Partito Comunista Italiano dell’epoca l’avv. Pino Morabito, il Segretario Generale CGIL Calabria Angelo Sposato, il Segretario Generale CGIL Reggio Calabria – Locri Gregorio Pititto e due esponenti della CGIL nazionale:

 

Emilio Miceli Segretario nazionale ha inquadrato la rivolta in uno scenario più ampio facendo riferimento alla questione meridionale, nonché, al futuro che il mezzogiorno e la Calabria devono avere oggi, al di là di una programmazione che negli ultimi anni si è limitata a una concezione del mezzogiorno ancorata esclusivamente ai fondi europei;

 

Stefano Landini  Segretario dello SPI CGIL ha  precisato che ricordare i fatti di Reggio del 1970, significa affrontare un pezzo della storia del nostro Paese:

Una rivolta iniziata con un consenso popolare diffuso che da subito è stata capeggiata dalla parte più reazionaria della destra fascista. Il “pretesto” del capoluogo, dimostrò fin dall’inizio una sua debolezza: l’assenza di alleanze e una protesta priva di una analisi economica e sociale capace di sfidare il potere centrale su scelte che puntassero alla emancipazione non solo di Reggio ma dell’intera Calabria. 

Una rivolta di Popolo ma non per il Popolo, che viveva in una città il cui reddito pro capite era metà di quello nazionale. 

 

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