GRATTERI: «IO MINISTRO? IMPOSSIBILE, PERCHÉ PER ACCETTARE DOVREI AVERE CARTA BIANCA…»

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Il procuratore di Catanzaro: «Il problema giustizia non è di oggi, ma di decenni. Non abbiamo ancora un legislatore che lo affronti in modo radicale». E sui carabinieri arrestati a Piacenza: «Solo mele marce, non buttare l’acqua sporca col bambino…»

«Non c’è un problema giustizia oggi ma da decenni. Non abbiamo ancora un legislatore che affronti il problema in modo radicale, avendo il coraggio di rileggere i codici per modificarli, per adeguarli alle esigenze del 2020». Lo ha affermato il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, a Catania, a margine della presentazione del libro del magistrato e componente del Csm Sebastiano Ardita “Cosa nostra S.p.A”. «Ci provammo – ha aggiunto – in una commissione nel 2014 che aveva il compito di fare delle riforme di “superficie”. Ma nemmeno quelle passarono. Passò solo quella del processo a distanza, che consente un risparmio di 70 milioni di euro l’anno, limitando a zero il rischio di evasioni. Solo per questa riforma gli avvocati fecero cinque giorni di sciopero». «Io ministro della Giustizia? Sto benissimo a Catanzaro a fare il procuratore capo. Fare una operazione del genere è impossibile perché per accettare devo avere carta bianca…”», ha poi detto Gratteri rispondendo alle domande dei giornalisti. Con riferimento all’emergenza Covid-19, il procuratore di Catanzaro ha ribadito la sua visione: «Nel medio e nel lungo periodo il coronavirus ha rafforzato le organizzazioni criminali. Noi pensiamo agli imprenditori, commercianti e ristoratori che non sono riusciti ancora a riaprire o a lavorare a regime. Potrebbero essere tutti preda di usurai e dopo una lenta agonia sappiamo che il loro obiettivo è quello di rilevare l’attività commerciale e poi fare riciclaggio». Infine, Gratteri ha commentato anche la vicenda dei carabinieri arrestati a Piacenza: «Sono soltanto mele marce. Non c’è un problema reale. Da più di 30 anni lavoro con i carabinieri e ne ho conosciute diverse migliaia che danno l’anima e che hanno nel sangue il senso della giustizia. La corruzione, i corrotti, gli infedeli e gli indegni sono in tutte le categorie. Questo non vuol dire buttare l’acqua sporca con tutto il bambino ma avere il coraggio di togliere in modo radicale queste mele marce per continuare ad aver fiducia perché non esiste alternativa», ha concluso il procuratore di Catanzaro.

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