IL SINDACO DI ROCCELLA JONICA: “QUALCUNO MI DICA COSA FARE CON I RAGAZZI MIGRANTI POSITIVI”

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“Non mi sento né Salvini né Lucano” dice il primo cittadino Vittorio Zito all’Huffpost parlando dei 23 minori nel suo Comune, 7 dei quali positivi e asintomatici. “Continueremo a prenderci cura di loro, ma non siamo attrezzati e non ci sono indirizzi”

Il tempo scorre, gli sbarchi continuano, i cittadini si preoccupano, la polemica politica fa da sottofondo incessante, ma quello che manca sono “regole certe sulle procedure da seguire”. A chiederle con forza allo Stato è uno dei sindaci in prima linea nell’estate del “Covid da importazione”. Vittorio Zito, primo cittadino di Roccella Jonica, il comune della Locride alle prese con l’arrivo di barconi di migranti – l’ultimo la notte del 12 luglio scorso – e con la permanenza di 23 ragazzini “che hanno negli occhi la tristezza della fuga dalla propria casa, il dolore per quello che hanno visto e la paura per il futuro”.

Ad oggi la situazione resta aperta. Mentre i migranti adulti sono stati trasferiti al Celio di Roma, i minorenni – tra i 13 e i 16 anni – vengono ospitati in un hotel adibito a centro di accoglienza. Dove però, nonostante l’isolamento, i positivi al virus (tutti asintomatici) sono aumentati da cinque a sette.

Venerdì scadranno i termini della quarantena per gli ultimi di loro, ma ovviamente nessuno potrà uscire fino alla negatività di tutti i presenti: “Potrebbero volerci mesi – spiega Zito – E noi continueremo a prendercene cura dal punto di vista dell’accoglienza e delle cure. Ma non siamo attrezzati per l’assistenza psicologica e legale. Siamo un comune di primo sbarco, fuori dal circuito dello Sprar e della rete del Viminale. Di solito i giovani migranti vengono trasferiti entro 24-48 ore dal loro arrivo. Adesso, con il coronavirus, non è più così. Ma cosa dobbiamo fare? Chiedo allo Stato di darci una linea di indirizzo sulla gestione di situazioni del genere”.

Il problema, denuncia nei dettagli Zito, risiede nella successione di norme che si è creata per far fronte alla pandemia: “C’è un accavallamento di competenze tra Comune, Regione e Ministero dell’Interno”. Di solito, infatti, i minori non accompagnati restano affidati al sindaco del luogo in cui sono approdati finché non viene individuato – entro, appunto, un paio di giorni – il centro più idoneo, secondo le indicazioni delle prefetture. La normativa anti-covid ha complicato la situazione. Una circolare del Viminale del primo aprile ha raccomandato al momento dello sbarco tampone e quarantena. Poi un decreto della Protezione Civile, il 12 aprile, ha affidato alla Croce Rossa su impulso del Dipartimento Immigrazione del Viminale, l’individuazione dell’immobile in cui passare la quarantena. Infine, il decreto Rilancio di maggio senza distinguere tra cittadini e migranti ha attribuito alle Regioni, tramite le aziende sanitarie, il compito di decidere tra assistenza domiciliare oppure in luoghi ad hoc.

“Dal punto di vista temporale dovrebbe prevalere il decreto Rilancio, ma non c’è nulla di specifico sui migranti. Quindi, la competenza a decidere dove trascorrere la quarantena è del ministero dell’Interno o delle Regioni? Entrambi stanno lavorando bene, ma noi abbiamo bisogno di risposte urgenti. Devono dirci come garantire al meglio le condizioni di isolamento o dove spostare i ragazzi che sono positivi al covid”.

Zito è amareggiato per le polemiche sui social in seguito a un suo post sull’argomento che sembrava andare nella direzione di Amantea, dove si sono registrate proteste per l’arrivo dei migranti: “La mia cultura è quella dell’accoglienza, cittadini e turisti sono tranquilli. Noi continueremo a occuparci di questi ragazzini finché sarà necessario. Ma servono regole certe che valgano per tutti”.

Nonostante la vicinanza tra Roccella Jonica e Riace, Zito non si sente un novello Mimmo Lucano, il sindaco celebrato in tutto il mondo per il suo modello di integrazione di successo ma accusato dalla Procura di Locri di abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Non voglio diventare un simbolo né polemizzare – conclude Zito – Non mi sento Mimmo Lucano né Matteo Salvini. I problemi si risolvono con il buonsenso”.

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