‘NDRANGHETA:GRATTERI, CON SVIZZERA CONSISTENTE TRAFFICO ARMI

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‘Non servivano solo a vendita ma ad armare cosche’

Decine e decine di armi di grosso calibro provenienti dalla Svizzera sono state trovate nel corso delle perquisizioni effettuate nell’operazione “Imponimento” a testimonianza di un consistente traffico di armi poiché nel territorio elvetico vige una normativa permissiva. “Armi – ha spiegato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri incontrando i giornalisti – che servono non solo per fare mercato ma soprattutto sono una riserva, perché ogni locale di ‘ndrangheta ha bisogno di un esercito armato per intimorire le altre organizzazioni limitrofe e fare stare al proprio posto gli altri locali di ‘ndrangheta”. L’indagine è stata portata avanti capillarmente, dal 2015, dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dallo Scico di Roma coordinati dallo stesso Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal pm Antonio De Bernardo. Ed anche il nome dato all’operazione, “Imponimento”, non è casuale: la cosca Anello, al vertice di un sodalizio con le ‘ndrine dei territori che vanno da Vibo Valentia a Lamezia Terme, si era imposta in ogni settore della vita economica. “Questa indagine – ha detto Gratteri – è uno step. La famiglia di ‘ndrangheta più importante è quella degli Anello, un locale molto forte, molto determinato, che si allarga fino alle Serre. Abbiamo notato da subito il respiro internazionale di questa organizzazione e ci siamo rivolti a Eurogest, in particolare a Filippo Spezia che è il magistrato che rappresenta l’Italia. Abbiamo creato delle squadre investigative comuni con finanzieri che sono andati in Svizzera e investigatori svizzeri che sono arrivati fin qui perché questa indagine, oltre a riguardare le provincie di Vibo Valentia e Catanzaro, ha riguardato anche l’estero, in particolare il territorio di Berna”. “La cosca in Svizzera è viva ed è in filo diretto con la Calabria”, ha detto il col. Carmine Virno, comandante del Mucleo di polizia economico-finanziaria. In Italia solo questa mattina sono stati trovati 245mila euro in contanti e 73mila euro in assegni. “La consorteria – ha detto Capomolla – poteva contare su un rapporto sinallagmatico tra gli imprenditori e i gruppi criminali”. Ed infatti le contestazioni di concorso esterno in associazione mafiosa sono numerose. Tra i fermati figurano Giovanni Anello, assessore ai lavori pubblici del Comune di Polia, Francesco Antonio Stillitani, ex sindaco di Pizzo ed ex assessore regionale ai lavori pubblici nella giunta Scopelliti, ed è stato denunciato a piede libero Alessandro Teti, sindaco di Cenadi. Virno ha poi spiegato che i fratelli Emanuele e Francescantonio Stillitani, imprenditori alberghieri, “iniziarono da vittime il rapporto con gli Anello ma dopo un primo episodio pensano bene di passare dall’altra parte e ne ricavano dei tornaconto. Un tornaconto particolare riguarda un lido che dava fastidio agli Stillitani perché era stato costruito tra due villaggi di loro interesse. Hanno fatto di tutto per cercare di non fare partire questo lido: muovendo anche degli escavatori per creare dei cumuli di sabbia. Fino a quando questi imprenditori onesti non hanno ceduto”. “Rocco Anello – ha aggiunto l’ufficiale – ha un rapporto diretto con la Svizzera. Quasi mensilmente saliva in Svizzera dove c’erano i suoi uomini. Con i sequestri fatti al valico di Chiasso abbiamo scoperto l’introduzione in Italia di grandi quantità di denaro e, soprattutto l’importazione di armi”. Il generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico ha sottolineato l’imponimento della cosca su ogni attività economica. Lunga la messe di reati contestati, fino alle truffe all’Inail per “conseguire illecitamente indennizzi per fittizi infortuni sul lavoro”, ha detto Campolla.

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