OSPEDALE DI LOCRI, IL GRANDE MALATO «ORMAI LA GENTE HA PAURA A ENTRARE»

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Calabrese: «La Regione è assente, serve un decreto speciale» Crinò: «Che fine hanno fatto i soldi per la ristrutturazione?»

Lo smantellamento quasi “scientifico” dell’ospedale civile di Locri, è stato l’argomento al centro di una tavola rotonda che si è tenuta nella piazza principale di San Luca. Un incontro all’aperto per non contravvenire a quelle che sono le prescrizioni in materia di Covid, che ha impegnato e coinvolto i sindaci della Locride e semplici cittadini in un confronto serrato, l’ennesimo contributo in favore dell’unico presidio sanitario del comprensorio. L’incontro è stato chiesto e voluto dal sindaco di San Luca Bruno Bartolo, e dal consigliere comunale Klaus Davi, all’indomani della tragica e non chiarita morte dell’operaio forestale Stefano Romeo, deceduto nel pronto soccorso di Locri in circostanze che ancora tutte da decifrare. «Una tragedia che conferma – ha detto Bartolo – come la situazione sia molto grave e come mentre tantissimi anni fa si andava in ospedale con fiducia, oggi si va con paura, perché non si sa se poi si fa ritorno a casa».

Sulla stessa linea Giuseppe Campisi, presidente dell’Assemblea dei sindaci, per il quale «la sanità nella Locride è allo sbando. Ci riesce difficile dialogare con i commissari, i quali non hanno mai risposto alle nostre richieste d’incontro. Noi comunque possiamo fare tanto soltanto se remiamo tutti nella stessa direzione e parliamo la stessa lingua». Giacomo Crinò, uno dei due consiglieri regionali espressi dalla Locride, ha invece posto l’accento sul Piano di rientro e sulle disfunzioni in cui sono costretti ad operare i pochi reparti rimasti in piedi. Ha spiegato che bisogna capire che fine abbia fatto il finanziamento sulla ristrutturazione dell’ospedale di Locri e quello sulla Casa della salute dell’ex ospedale di Siderno, promesso all’indomani della sua chiusura, avvenuta circa 15 anni fa. «La salute dei cittadini è la madre di tutte le nostre battaglie politiche. Ma fino a quando non sarà superata la logica del commissariamento tutto si complica e diventa difficile. Ieri a Caulonia – ha continuato – in una riunione mi è stato detto che alcuni turisti del Nord hanno paura di venire a passare le vacanze qui da noi perché se si ammalano non sanno dove possono essere curati. Bisogna capire – ha concluso – perché i commissari non abbiano ancora autorizzato la ripresa delle visite ambulatoriali, dopo che la Santelli ha previsto la riapertura con un’ordinanza. Al momento sono effettuate solo se rivestono il carattere dell’urgenza».

Ancora più duro l’intervento del sindaco di Locri, Giovanni Calabrese. «La politica – ha esordito – è l’unico responsabile del degrado della sanità nella Locride. La Regione, in passato, è stata sempre distratta nei confronti di questo territorio. Vi faccio un esempio di qualche ora fa. Ieri, un intera ala dell’ospedale di Locri, è rimasto completamente isolata perché l’ascensore non funziona. Una situazione vergognosa che altro non è che lo specchio fedele della nostra sanità e di chi la gestisce. Pensate, che mentre noi ci battiamo per avere risposte certe, l’ospedale va avanti utilizzando strumenti prestati da strutture private, che non sappiamo quanto ci costano e fino a quando possono essere utilizzate. Serve un decreto speciale – ha concluso – perché con la procedura normale non risolviamo nulla».

I lavori sono stati coordinati dal massmediologo e consigliere comunale Klaus Davi, il quale ha chiesto ai presenti fatti e non parole. Come i cittadini presenti in piazza, molti dei quali hanno chiesto come segnale forte e chiaro, le dimissioni di tutti in sindaci della Locride, e la scelta di non recarsi più alle urne fino a quando la situazione dell’ospedale non sarà seriamente affrontata e risolta.

fonte gazzetta del sud

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