REGGIO CALABRIA. ORDINANZA BLOCCA 5G IN CITTÀ, VITAMBIENTE: “SBAGLIATO AGGREDIRE IL SINDACO, SCELTA INECCEPIBILE”

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A seguito dell’ordinanza del Sindaco Falcomatà che sospende l’installazione delle antenne 5G sul territorio comunale, accolta con soddisfazione dal Circolo Vitambiente di Reggio Calabria, come si evince dalla nota stampa del 6 c.m., si è registrata una sorprendente levata di scudi di critiche al provvedimento. L’Università Mediterranea ha ritenuto di dissociarsi dall’ordinanza, probabilmente sulla scorta degli impegni assunti l’11 maggio che, stando al comunicato stampa di ieri, nulla avrebbero a che fare con la decisione del primo cittadino di sospensione. Più agguerrita la comunicazione dell’ex assessore Agata Quattrone che senza mezzi termini, considera la decisione del Primo Cittadino come “scelta irrazionale” latrice di una serie di handicap tecnologici. E come non citare, a questo punto, quanto dichiarato dall’On. Dieni, portavoce alla Camera del M5S, che taccia la scelta del Sindaco di illogicità, anacronismo e finanche superficialità, arrivando a raccomandare di studiare perché: “… La bussola di ogni agire politico, in situazioni come questa, deve perciò essere sempre orientata verso le evidenze scientifiche, e non verso il sentito dire o le credenze infondate.”, citando a sostegno di tale tesi, tra l’altro, gli studi dell’ICNIRP e dell’Istituto Nazionale di Sanità.

Tutti protesi quindi ad aggredire il Sindaco reggino per aver scelto la strada della prudenza a quella dell’avventatezza, per aver privilegiato il principio giuridico della precauzione, al principio di marketing dell’innovazione tecnologica sempre e comunque. Riguardo l’ordinanza sindacale 75/2020, questo Circolo ribadisce di aver più volte invocato tale soluzione, in nome della tutela della salute pubblica e del concetto giurdicio di “Ignoto Tecnologico”. Di fronte ad un’ordinanza a nostro parere giusta e ineccepibile, i sostenitori del “5G a tutti i costi” si risvegliano coesi a difendere a spada tratta la rinnovata spinta sul 5G da parte del Governo maturata, come è noto, sotto i punti del “Piano Colao”, dal cognome del capo della Task Force Vittorio Colao, un uomo in evidente conflitto di interessi in quanto attualmente Consigliere di Amministrazione di Verizon, la prima azienda al mondo nel campo del Wireless 5G, cosa che sembra sia sfuggita all’attuale Governo.

E che dire proprio dell’ICNIRP, se proprio si avesse tutta questa voglia di studiare, oltre che di invitare gli altri a farlo, un ottimo punto di partenza sarebbero indubbiamente le 98 pagine del dossier prodotto nel Parlamento dell’Unione Europea di Bruxelles dagli Europarlamentari Michéle Rivasi e Klause Buchner, che hanno redatto un dettagliato rapporto con tanto di nomi e cognomi, nel quale si denunciano i clamorosi conflitti di interesse tra strutture militari e industrie e la tanto decantata Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), controversa ONG che collabora strettamente con la Commissione Europea, fornendone le linee guida sulla sicurezza ambientale dell’elettrosmog e su cui si basa la presunta, ma non dimostrata, innocuità del 5G. Tra l’altro, sull’ICNIRP pesa come un macigno il verdetto di condanna della Corte d’Appello di Torino, mettendo fortemente in discussione i rassicuranti studi sui campi elettromagnetici prodotti dalla stessa. Ma Rivasì e Buchner vanno ben oltre arrivando a sostenere, documenti alla mano che “le nuove linee guida ICNIRP sono state fortemente influenzate dalle grandi società di telecomunicazioni e persino dai militari degli Stati Uniti.”

Tornando all’ormai certa necessità di studiare, sarebbe utile rammentare agli improvvisati – ed improbabili – “esperti del 5G”, come fu proprio l’Istituto Nazionale di Sanità a redigere il “Rapporto Istisan 89/29”, un documento intitolato “Linee guida e limiti di esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza raccomandati dall’IRPA nell’intervallo di frequenze da 100 kHz a 300 GHz” un documento che i sig.ri Parlamentari dovrebbero quantomeno leggere, in quanto monito per la situazione ambientale da inquinamento elettromagnetico (o elettrosmog) che il 5G porterà, operando a frequenze di lavoro mai esplorate prima se non appunto negli studi anzidetti.

Sempre tra le pieghe dell’ISS svettava quanto proferito dal dott. Pietro Comba, dirigente di ricerca del Dipartimento ambiente e salute, nonché responsabile del reparto di epidemiologia ambientale e sociale. Sul finire degli anni ‘80, quando ancora le multinazionali non avevano penetrato così profondamente le istituzioni, e non vi era traccia dell’attuale business della telefonia mobile, un rapporto dell’ISS del 1989 affermava già allora: «l’esposizione a campi elettromagnetici può causare diversi effetti nocivi alla salute. Tali effetti includono la cataratta negli occhi, il sovraccarico del sistema di termoregolazione. Lesioni termiche, quadri comportamentali alterati, convulsioni ed una minore capacità di resistenza alla fatica. Devono essere condotte indagini su tutte le installazioni e su tutti i dispositivi probabili emettitori di radiazione a radiofrequenze eccedente i limiti accettati. Molte sorgenti di radiazione a radiofrequenze emettono in modo non confinato (emissioni radio, tv, radar e simili) e le loro radiazioni si propagano su vaste aree. Prima di scegliere un sito sono necessari uno studio appropriato ed un’attenta analisi dell’impatto sanitario ed ambientale (…) le raccomandazioni per la riduzione delle esposizioni a livelli accettabili devono essere messe in atto il più presto possibile». Ci sarebbe ancora molto altro da dire, dal momento che non si è nemmeno sfiorata l’enorme mole di studi ed evidenze scientifiche a riguardo, ma sarebbe perfettamente inutile se alla base del confronto vi fosse, come si teme, il pregiudizio dettato dall’interesse. Il Circolo Vitambiente di Reggio Calabria Auspica sinceramente che la cittadinanza tutta intraprenda una seria ricerca, libera da ogni preconcetto e davvero finalizzata a comprendere quanto stia effettivamente accadendo sulla vicenda 5G. Giusta appare, infine, l’osservazione dell’On.Dieni riguardo la bussola dell’agire politico, ma proprio per questo, a parere di chi scrive, l’orientamento dovrebbe essere fatto partendo dagli studi scientifici e non sulla base di scelte commerciali finalizzate a realizzare un progetto di pochi eletti che poggiano la loro presunzione sull’inconsistenza di studi scientifici riguardo l’innocuità del 5G.

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