LE ESTATI CALABRESI DEL PASSATO IN CONFRONTO ALLE ESTATI CALABRESI ODIERNE

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“Luce diffusa, splendore. L’estate è essenziale e costringe ogni anima alla felicità” (Andrè Gide). La società odierna è mutata a dispetto di quella di qualche decennio fa, la globalizzazione sia economica e soprattutto culturale (per globalizzazione culturale si intende  l’unificazione su scala mondiale dei modi di comportamento e di pensiero delle persone come le opinioni, i gusti, gli sport, i film, i programmi televisivi, sono veicolati in tutti i continenti dai grandi mass media e tale processo di globalizzazione culturale coinvolge quasi tutta la popolazione nei Paesi occidentali) e grazie al continuo ed inarrestabile progresso tecnico-scientifico anche la vita dei cittadini, nonché la fitta rete di scambio di relazioni comunicative e sociali, è migliorata.  Pertanto, il momento tanto agognato delle ferie estive è il periodo più atteso dell’intero anno solare, sebbene il 2020 non è iniziato nel migliore dei modi, ma nonostante ciò la voglia di rilassarsi sotto l’ombrellone non si è arrestata. La stagione estiva Calabrese si trova nel suo boom sebbene, con rammarico, registra qualche calo da un punto di vista turistico, causa Covid -19. Il mio excursus parte con l’osservare le differenze, peculiarità e tratti similari i quali hanno caratterizzato le estati calabresi di qualche decennio fa versus le estati odierne. Le estati di un tempo non molto lontano avevano l’aria di un altro sapore, il contorno di un periodo felice e spensierato come conseguenza del boom economico che faceva da sfondo ai bei  anni’60 in poi. Da un punto di vista economico/ sociale, il profitto dei cittadini calabresi proveniva prettamente dalla coltivazione dei campi, per cui pochi erano coloro i quali avevano un’occupazione pertanto molti erano immigrati al Nord per cercare e costruirsi un futuro economico migliore. Dunque tra chi partiva, tra chi ritornava in loco e tra chi aspettava, l’Estate era la stagione più attesa fra tutte. Era vivida la coesione familiare, l’allegria, i pomeriggi trascorsi a fare delle sane chiacchiere nei punti di ritrovo tipici calabresi. Molteplici motivi rendevano l’Estate la stagione più belle e più attesa per tutti, soprattutto sentite erano  le feste religiose le quali rappresentavano un momento di gioia tanto atteso da grandi e piccini, solitamente erano accompagnati da rituali che duravano all’incirca una settimana,come la famosa processione a piedi nella località di Gerace, situata nella Locride, in onore della Madonna del Monte Carmelo, un momento di serenità per tutti, i preparativi cominciavano una settimana prima, molti i fedeli in devozione alla Madonna percorrevano a piedi le salite di Gerace per chiedere una grazia, un miracolo che solo l’aiuto divino poteva concedere, pertanto in suo onore cibo, dolciumi tipici (fichi essiccati, “mustazzoli”)  ed abiti  in occasione della processione. I bambini erano così felici di quello che oggi ci sembra poco ma che all’epoca rappresentava tanto, collezionavano le cosiddette figurine sacre fornite subito dopo la sacra messa. Le giornate lunghe ed il vento che sfiorava il viso consentiva di leggere un buon libro all’aria aperta, e si ballava tanto, la tarantella musica tipica calabrese,al passare dei giganti e dei tamburellisti, erano tutte cose belle, quelle cose belle che oggi ci mancano e che ci sembrano lontani anni luce. Come di consueto si facevano provviste per l’inverno, la cosiddetta salsa di pomodoro calabrese, momento di ritrovo di parenti e vicini di casa, la cooperazione e l’aiuto offerto da ciascuno erano momenti indimenticabili e sicuramente unici. Odiernamente si ha un nuovo modo di vivere le vacanze, fattore determinante la crisi economica; lo stipendio è poco a dispetto di quanto si vorrebbe spendere e si fanno sacrifici immani per poter risparmiare, il modo di organizzare la vacanza è cambiato, internet è diventato l’unico modo per prenotare le vacanze. Oggi si preferisce viaggiare per conto proprio, magari con gli amici, le feste religiose non sono percepite come momento di aggregazione spirituale come allora, quella spiritualità di un tempo che caratterizzava l’intera esistenza. Alla consueta meta calabrese si preferiscono mete estere o le cosiddette vacanze “low cost” in località turistiche oltre oceano. Nell’aria  manca quella enfasi e sensibilità, il mare che accomuna tutti, località patrimonio dell’UNESCO, Scilla, Tropea, Pizzo, Locri, Roccella, frequentate per la maggior parte da turisti stranieri.  Gli anziani sono i veri e propri testimoni del passato i quali oggi possono narrarci il profumo di quelle estati felici e spensierate, lontani dallo stress provocato dal lavoro e dal fatto di non poter arrivare a fine mese, ripercorrendo emozioni racchiuse nelle semplici cose della vita quotidiana e noi, udendo queste storie, possiamo solo sognare cotanta spensieratezza, indubbio è che il mare è sempre lo stesso di allora, ed il suo azzurro inconfondibile col cielo stupisce sempre, dove cielo e mare si toccano e formano un unico orizzonte.

Dott.ssa Santostefano Francesca – Sociologa, specializzanda in SAOC (Scienze delle amministrazioni e delle organizzazioni complesse, Counselor Sociolostico ASI.

 

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