PONTE SULLO STRETTO, GRECO (IDM): NON DISTURBIAMO ARCHIMEDE

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Il dibattito che sta tenendo banco in questi ultimi giorni sulla realizzazione o meno del Ponte sullo Stretto sembra un revival di quelle vecchie liturgie degli apparati politici dove se si voleva e doveva bloccare qualcosa si istituivano e s’insediavano comitati tecnici seguiti da commissioni di studio e conferenze di programmazione, tutto per dilatare i tempi di realizzazione sine die. Ed è ciò che sta accadendo ora per il collegamento tra l’Italia peninsulare e l’isola della Sicilia dove si tiravano fuori progetti megagalattici, tutto ciò per mettere in discussione la realizzazione del ponte che ha un progetto esecutivo e fondi già spesi. Italia del Meridione ha sempre sostenuto l’importanza della realizzazione di un’opera infrastrutturale che rappresenta una concreta opportunità per l’economia meridionale, per accorciare le distanze fisiche ed economiche e le molte differenze che separano la Sicilia dal resto dell’Italia.

A sostegno della realizzazione di tale opera c’è anche un ulteriore aspetto, di non poco conto, e che i finanziamenti destinati al ponte, se non serviranno a finanziare quella che diventerà una delle grandi opere che la tecnologia moderna avrà costruito nel Ventunesimo secolo, saranno utilizzati per finanziare qualche altro grande investimento ma in un’altra regione europea. Di contro, le conseguenze economiche derivanti dalla non realizzazione dell’opera si ripercuoteranno sul nostro Paese per anni. L’impresa appaltatrice riceverà milioni di euro come rimborso per la mancata realizzazione; gli enti territoriali, da anni impossibilitati a programmare lo sviluppo delle aree interessate, pretenderanno giusti indennizzi, i proprietari dei terreni oggetto di esproprio richiederanno il riconoscimento dei danni subiti. Nei giorni scorsi diversi organi di stampa hanno ripreso le code agli imbarchi per la Sicilia, con attese fino a 3 ore e incolonnamenti di due chilometri a Villa San Giovanni, inefficienze e disservizi non più tollerabili soprattutto per regioni che traggono la percentuale più alta del loro Pil proprio dal turismo.

Il nodo centrale del Recovery fund dettato dall’Unione Europea è ridurre il divario tra nord e sud soprattutto nelle infrastrutture e perequazione significa inaugurare il Ponte Morandi e poi dare il via ai lavori del Ponte sullo Stretto. Poniamo le basi di una nuova visione del Paese che riscopra se stesso e investa sulle regioni del sud che oggi si candidano ad essere il vero motore della ripartenza.

Ribadiamo a gran voce, quindi, che il sud non ha bisogno di tunnel che sfidano le leggi di Archimede ma di un’opera ingegneristica definita da molti una sfida dell’ingegno italiano!

 

 

ORLANDINO GRECO

SEGRETARIO FEDERALE ITALIA DEL MERIDIONE

 

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