RIACE: “CITTÀ FUTURA” E I RENDICONTI TRUCCATI LA PROCURA CHIEDE 6 RINVII A GIUDIZIO

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Le accuse di falso su acquisti e prestazioni lavorative fittizie
Le presunte “truffe” sarebbero avvenute nel contesto del progetto Sprar tra il 2016 e il 2018
 

Per sei indagati, accusati a vario titolo e con modalità differenti di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato, la Procura di Locri ha chiesto il rinvio a giudizio. Si tratta di Antonio Ferdinando Capone, Marinella Procopio, Giuseppe Ammendolia, Sabrina Mancuso, Giuseppe Mirenzi e Maria Teresa Scrivo. La Procura locrese, diretta dal presidente Luigi D’Alessio, ipotizza quattro ipotesi di truffe che sarebbero avvenute nel contesto del progetto Sprar di Riace tra il 2016 e il 2018, che riguarderebbero false prestazioni occasionali, fatture false, l’acquisto di un telefono cellulare per uso personale e prestazioni lavorative fittizie.

Al centro dell’inchiesta c’è il 54enne Antonio Ferdinando Capone, in qualità di legale rappresentante dell’associazione “Città Futura” con sede legale a Riace. La magistratura inquirente di Piazza Fortugno contesta il reato di truffa che si sarebbe concretizzato «nell’annotare nella rendicontazione Sprar relativa all’anno 2016 con prestazioni occasionali fittizie». Secondo l’accusa, «Capone con abuso dei poteri inerenti la pubblica funzione/servizio e coadiuvato da Ammendolia, annotava e sottoscriveva la rendicontazione Sprar relativa all’anno 2016 una prestazione occasionale fittizia» pari a 1.200 euro.

Un’altra presunta truffa riguarda un’annotazione della rendicontazione dello Sprar relativa all’anno 2017 dell’associazione “Città Futura”: due fatture dell’importo complessivo di 1.216,34 euro, emesse da una ditta di materiale sportivo «da considerarsi false in quanto indicavano materiale diverso da quello effettivamente ceduto; materiale sportivo in realtà non destinato agli immigrati».

In un altro caso la Procura contesta l’annotazione e sottoscrizione nella rendicontazione Sprar della medesima associazione con sede legale a Riace relativa al 2017 una fattura di 330 euro emessa da una ditta di computer per l’acquisto di due smartphone «di cui uno non destinato agli immigrati ma all’uso personale di Sabrina Mancuso». La Procura, infine, ritiene che nella rendicontazione Sprar dell’associazione riacese, in questa circostanza relativa agli anni 2016 e 2017, sia stata annotata una prestazione lavorativa fittizia dell’importo di circa 23 mila euro. Sono indicate quali parti offese il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Reggio Calabria.

Tra le fonti di prova indicate dalla Procura vi sono una serie di gli investigazione eseguite dai militari all’epoca in servizio presso il Gruppo Guardia di Finanza di Locri, nonché intercettazioni telefoniche ed ambientali provenienti dal procedimento penale “Xenia”, relativo al processo in corso di svolgimento dinanzi al Tribunale di Locri, dove tra i 26 imputati figura l’ex sindaco di Riace Domenico “Mimmo” Lucano.

FONTE GAZZETTA DEL SUD

SERVIZIO DI GIANLUCA SCOPELLITI

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