SCOTT RINASCITA, IL PROCESSO A REBIBBIA

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Il procedimento tornerà in Calabria quando sarà ultimata l’aula bunker di LameziaTerme
Sono state stralciate 23 posizioni mentre sono 224 di cui quindici comuni le parti offese

Si terrà a Roma, nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, l’udienza preliminare a carico di 456 imputati, coinvolti nella maxi-operazione Scott Rinascita e per i quali la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio.

In attesa che vengano adeguati gli spazi della Fondazione Terina, a Lamezia Terme, dove si terrà il processo, il gup distrettuale di Catanzaro, Claudio Paris, ha fissato la prima udienza preliminare per il prossimo 11 settembre.

E nel giorno in cui il mondo ricorda il drammatico attacco alle Torri gemelle a New York, davanti al gup comparirà un vero e proprio esercito di imputati, a cui si aggiungerà quello delle parti offese, ben 224 di cui quindici Comuni (Vibo Valentia, Pizzo, Ricadi, Tropea, Limbadi, Filandari, Filogaso, Ionadi, Maieraro, Mileto, San Costantino, San Gregorio d’Ippona, Sant’Onofrio, Stefanaconi e Zungri), nonché la Provincia di Vibo Valentia, la Regione, la Prefettura di Vibo e il ministero della Giustizia.

Ventitré, invece, le posizioni stralciate che potranno seguire il binario dell’archiviazione o della trasmissione degli atti alla Procura ordinaria. In questo caso nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare non figurano i nomi di: Salvatore Ascone, 54 anni di Limbadi; Adnat Beshaj, 29 albanese; Domenica Brosio, 61 anni di San Calogero; Orkid Cobaj, 28 anni, albanese; Costantino Gaudioso, 28 anni, di Zungri; Luciano Mario Gramendola, 24 anni di Sant’Onofrio; Ydai Hoxhaj, 29 anni, albanese; Luciano Ira Ira, 30 anni di Pizzo; Paolo Lopreiato, alias “Bambolo”, 38 anni di Sant’Onofrio; Paolo Mizzau, 78 anni, Pio Daniele Mizzau, di 49 anni e Rosa Carmen Montalto, di 71 anni, tutti e tre di San Giovanni Rotondo; Daniele Primavera, 30 anni di Sant’Onofrio; Domenico Protettì, 54 anni di Vibo; Diana Pugliese, 53 anni di San Gregorio d’Ippona; Pasqualina Rito, 51 anni di Ionadi; Souad Sdihi, detta Jasmine, 44 anni marocchina residente a Fiorenzuola D’Adda; Lavdosh Serani, 45 anni, albanese; Giuseppe Soriano, 29 anni e Leone Soriano, di 54 anni, entrambi di Filandari; Gaetano Staropoli, 53 anni e Michele Staropoli, 28 anni, entrambi di Ionadi e Andrea Zaccaria, 26 anni di Sant’Onofrio.

Risale allo scorso 30 luglio il deposito della richiesta di rinvio a giudizio che porta la firma del procuratore Nicola Gratteri e dei sostituti Andrea Mancuso, Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci, i quali hanno tirato le fila della monumentale inchiesta contro il “Crimine” vibonese, attività andata avanti per ben sei anni e che ha visto parte attiva anche l’attuale procuratore di Vibo Camillo Falvo, all’epoca sostituto della Dda.

Scattato lo scorso 19 dicembre il maxi-blitz non solo ha colpito i vertici del direttorio della ‘ndrangheta vibonese, ma ha assestato un duro colpo anche alle ‘ndrine operanti nel territorio, portando a galla rapporti tra cosche, colletti bianchi, massoneria deviata ed esponenti istituzionali.

La Dda, dunque, chiede il processo per ‘ndranghetisti delle cosche del Vibonese, a cominciare dai Mancuso di Limbadi guidati da Luigi Mancuso , detto “Il Supremo”, in ottimi rapporti con i De Stefano di Reggio ed i Piromalli di Gioia Tauro ed a capo del Crimine vibonese con compiti di collegamento con la provincia di Reggio e il Crimine di Polsi, vertice assoluto della ‘ndrangheta unitaria. Ma anche per politici, professionisti e rappresentanti infedeli delle istituzioni, in molti casi legati tra loro dal collante della massoneria deviata.

E sono indagati eccellenti quelli che figurano in “Scott Rinascita”, come l’avv. Giancarlo Pittelli, penalista ed ex parlamentare di Forza Italia, poi passato nel 2017 a Fdi, accusato di concorso esterno che rappresenta una figura chiave nel castello accusatorio. Da una parte l’avvocato che difende e consiglia i “mammasantissima” delle cosche, dall’altra il politico che organizza incontri e cene a cui partecipavano tutti, anche esponenti delle forze dell’ordine e magistrati. Non è un caso che siano stati coinvolti nell’inchiesta anche uomini in divisa come l’ex comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Catanzaro Giorgio Naselli. Tra gli indagati anche l’ex sindaco, di Pizzo e ex presidente di Anci Calabria Gianluca Callipo, l’ex consigliere regionale del Pd Pietro Giamborino, il segretario regionale del Psi ed ex assessore regionale Luigi Incarnato accusato di corruzione elettorale e l’ex consigliere e assessore regionale del Pd Nicola Adamo nei cui confronti viene ipotizzato il reato di traffico di influenze.

Contestati ben 438 reati

Ampia la rosa dei reati (ben 438) contestati ai vari indagati. Capi d’imputazione che vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno; dall’omicidio al tentato omicidio; dall’estorsione all’usura; dalla truffa alla rapina, dall’intestazione fittizia di beni al traffico di sostanze stupefacenti

Nella richiesta di rinvio a giudizio, infatti, figurano anche i nomi dei 60 indagati coinvolti in una operazione antidroga condotta lo scorso giugno tra la Calabria e la Toscana.

Nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare il gup Paris ha, inoltre, disposto il collegamento in videoconferenza per tutti gli imputati detenuti (ove non rinuncianti) per causa rientrante tra i reati indicati negli artt. 45 bis e 146, nonché la traduzione degli altri imputati detenuti, mentre quelli ai domiciliari potranno raggiungere autonomamente Roma, così come quelli sottoposti a obbligo di dimora.

fonte gazzetta del sud

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