CORONAVIRUS: BRUNO BOSSIO (PD), FARE CHIAREZZA SU CAS AMANTEA

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“Da istituzioni confusa e scoordinata divulgazione notizie”

“Sulla vicenda dei contagi covid 19 di Amantea ritengo necessaria un’operazione di verità e di chiarezza da parte di tutti i soggetti istituzionali preposti. Dai media, infatti, si diffondono numeri relativi ai casi positivi assai contraddittori e spesso lontani dalla realtà, per responsabilità, evidentemente, non della stampa ma di una confusa e scoordinata divulgazione delle informazioni proprio da parte delle istituzioni”. Lo afferma, in una nota, la deputata del Pd Enza Bruno Bossio. “È prioritario, in questa delicata fase – aggiunge la parlamentare – mettere la popolazione al corrente dell’effettivo stato della odierna situazione, soprattutto, per non ingenerare infondate preoccupazioni. È vero che vi è una situazione di contagio, ma finora circoscritta. In particolare, all’interno del Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per migranti vi è un costante monitoraggio da parte delle autorità sanitarie e un presidio permanente da parte dell’Esercito e delle forze dell’ordine, con i migranti attualmente positivi in isolamento. Nonostante ciò, però, si continua a credere che Amantea sia una sorta di focolaio a cielo aperto, nonostante nessun cittadino che vive o risiede al di fuori del Cas sia stato esposto al rischio del contagio. Tutto ciò, però, non è sufficiente ad evitare una psicosi collettiva che, di fatto, genera, per quanto finora sopite, ansie e tensioni tra la popolazione”. “Al fine di fugare diffidenze e dubbi – dice ancora Enza Bruno Bossio – sarebbe, pertanto, opportuno che la commissione prefettizia che guida il Comune di Amantea, in stretto contatto con Asp, uffici territoriali di Governo e Viminale. assuma su di sé l’onere di una corretta informazione, in modo da tranquillizzare la comunità locale. Altrettanto necessario è inoltre la corretta informazione sullo svolgimento delle attività di screening per gli accertamenti sanitari della potenziale rete dei contatti intrattenuti da un nucleo di migranti occupati nelle aziende agricole della zona”.

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