RIACE, L’UTOPIA E IL CASO NEL RACCONTO DI LUCANO

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L’ex sindaco è stato ospite della WMF Summer School

“Costretto alla disobbedienza civile per non essere disumano”. È questo il filo che ha tessuto la vicenda di Mimmo Lucano, diventato simbolo del riscatto di un paese, Riace, destinato altrimenti a restare come tanti borghi dell’entroterra calabrese, con le strade solitarie e le case chiuse.

Ospite, martedì sera, della WMF Summer School, corso estivo di formazione sulle strategie digitali, giunto alla quarta edizione, organizzato dal Web Marketing Festival «con il duplice obiettivo di portare in Calabria un evento formativo di qualità e alla portata di tutti e di far conoscere le bellezze di un territorio che ha tanto da offrire dal punto di vista culturale e paesaggistico», l’ex sindaco ha risposto alle domande di Cosmano Lombardo, ideatore dell’evento.

Parlando ai numerosi partecipanti provenienti da varie regioni, Lucano ha spiegato la concretizzazione di un’utopia, quella di trasformare gli spazi vuoti lasciati dallo spopolamento di una terra con i diritti essenziali a brandelli, in luoghi di accoglienza di migranti, spesso considerati ‘scarti umani’, e di integrazione delle varie culture e razze. Un’utopia nata dal caso, ha spiegato Mimmo Lucano «non è stato un progetto, ma una casualità diventata nel tempo importante» – ha raccontato, esponendo il suo percorso giovanile di vita, alimentato dall’idea che «l’accoglienza è importante perché, come dicevano gli antichi, in uno straccione si può nascondere un Dio», ma anche dall’impegno politico attivo nel collettivo in una Locride piena di fermenti sociali e segnata dalla morte di giovani come Peppe Valarioti. «Quando il primo luglio del 1998 il vento portò alla deriva il veliero carico di curdi richiedenti asilo, per me era normale accogliere chi aveva bisogno di una casa. Non ero ancora sindaco, ma avevo capito che restare in Calabria comportava avere un ruolo attivo. Da sindaco – ha aggiunto – ho scelto di stare dalla parte del popolo, della gente vittima delle ingiustizie globali».

Lucano, puntando il dito contro il capitalismo che crea forme di miseria, ha spiegato: «Quella dell’accoglienza è stata un’esperienza collettiva, per contrastare il fenomeno della mafia che non permette di respirare e ti costringe ad andare via. La Calabria, però è capace di slanci di accoglienza» ha aggiunto parlando anche della sua vicenda giudiziaria, «molto strana e con tantissime ombre» per Lucano che, nel ringraziare gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea D’Aqua per il supporto umano e professionale, ha detto: «Siamo di fronte a un caso giudiziario legato a un orientamento politico. Prima lo Stato mi chiedeva di accogliere numeri altissimi di migranti poi, dopo il 2016, mi ha accusato di avere commesso reati penali. Cosa è cambiato? La politica italiana». Una testimonianza che ha colpito i partecipanti al corso che hanno chiesto a Lucano di visitare con lui il “villaggio globale” di Riace, visita che si svolgerà oggi pomeriggio prima della conclusione della WMF Summer School.

fonte gazzetta del sud

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