SAN LUCA: IL SINDACO CHIEDE IL RECUPERO DI BENI D’INTERESSE ARCHEOLOGICO

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Ad un anno dalla mia elezione a sindaco di San Luca, sento la necessità, a nome di tutta l’amministrazione della comunità San lucchese che mi onoro di guidare, di rappresentare alcuni dei problemi principali che in questo momento preoccupano tutti noi e quanti hanno a cuore le sorti del patrimonio culturale ed archeologico del nostro territorio.

Ritengo doveroso di dover sottoporre all’attenzione di codesti enti alcune questioni relative all’aria di estremo interesse naturalistico, storico e ambientale, conosciuta come “La Valle delle Grandi Pietre”.
Il nome deriva dalla presenza di numerosi monoliti, il più grande conosciuto dei quali è Pietra Cappa ed al quale si affiancano Pietra Longa, Pietra Stranghiò, le Rocce di Febo e Pietra Castello.
Quest’ultima è, in realtà un agglomerato di enormi rocce, alcune delle quali particolarmente imponenti, il cui nome deriva, secondo le poche fonti disponibili, sia dalla posizione arroccata, sia dalla forma, sia dall’effettiva presenza di ruderi di un castello risalente, sembra, al periodo bizantino.
A pietra castello sono state ritrovate delle monete bizantine il cui ritrovamento attesterebbe con ragionevole certezza la datazione bizantina (395-1453 d.C.) dei resti della fortezza.attualmente tali monete sono conservate al museo di Reggio Calabria.
Alcune fonti, però, ipotizzano una datazione ancor più risalente in relazione al tipo di muratura nonché alla conformazione della cinta murarie risulta verosimile ipotizzare che i costruttori bizantini abbiamo utilizzato come base una persistente forma romana.
Purtroppo il sito non è mai stato oggetto di studi storici archeologici accurati, che potrebbero portare ad una ricostruzione attendibile non basata su mere ipotesi.
Il sito di Pietra Castello, definito da Corrado Alvaro “un dito puntato verso il cielo”, è un luogo senza tempo, dalla sommità del monolite la vista spazia su tutta la valle, fino al mare, la tua sfera è densa e storia, mito e leggenda si mescolano insieme.
La luce sommitale di Pietra Castello è caratterizzata da una fenditura che lo attraversa in senso orizzontale, creando una sorta di corridoio al giorno entro il quale è possibile camminare. Arrivare alla fenditura è possibile, ma il sentiero è piuttosto rudimentale e si tirava lungo la roccia con l’ultimo tratto quasi verticale nel quale la presenza di terra e detriti rende meno sicuro il cammino.
Altro sito di rilevante importanza Pietra Cappa, luogo un tempo frequentato dei monaci Basiliano, che qui avevano “edificato” le loro chiese grotte, le “rocce di San Pietro”, e create insediamenti rupestri, dove si rifugiavano nei momenti di intensa meditazione.
Pietra Cappa e la “brutte” (collina isolata) più alta d’Europa, 140 m di altezza e con un’estensione di circa 1 ha, che spicca con la sua forma le pareti ripide nel verde dei boschi che la circondano. Il suo nome è molto antico significa “coppa rovesciata”, per la grotta che nasconde nelle sue viscere e, il cui significato è confermato dal alcuni testi medievali che lo definiscono Pietra Gauca. Il toponimo tuttavia è riferibile non solo a pietra Cappa, ma l’intera zona circostante dato che numerose, anche se più piccole, sono le rocce con grotte ed anfratti tanto da richiamare alla mente paesaggi della Cappadocia. E fu proprio dall’oriente che, nell’alto medioevo, arrivare una rifugiarsi in tali grotte numerose eremiti brasiliani. Una civiltà, questa alla ricerca di luoghi solitari ma panoramici, dove era difficile essere visti ma dei quali era facile controllare ampi tratti di territorio. Una civiltà di chiese minuscole, costruite con materiali poveri ma sempre di fattura pregevole, che sembra vogliano confondersi con la natura circostante.
Da non dimenticare l’importanza della chiesetta di San Giorgio della quale purtroppo rimangono pochi ruderi spesso sommersi dalle felci e dai rovi. San Giorgio era una chiesa lauritica, cioè punto di riferimento per i monaci che vivevano eremiti nei dintorni e vi si univano per le funzioni liturgiche. Aveva, inoltre, un pavimento in marmo policromo, sormontato dal 1936 era conservato, ma purtroppo non esposto, al museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, e numerose colonne, alcune delle quali ancora tra i ruderi mentre altri furono portati al santuario di Polsi.
Analisi dei ruderi e dei documenti disponibili fa supporre una struttura con cupola centrale e quattro cupole agli angoli del tipo detto tetrakionio, pertanto simile alla Cattolica di Stilo. Quindi una chiesa di una certa ricchezza a testimonianza della vita alquanto fervida che ebbe tale territorio intorno all’anno 1000 e probabilmente anche in età più antica.
Anche alcuni toponimi, per esempio Acqua d’Abbate o Afrundu (variazioni del termine greco acrantos: puro, appellativo che solitamente si rivolge al Signore) ricordano gli eremiti che scelsero questo ambiente ritirarsi meditazione ascetica di castagni culture diffuse dai monaci come attestano numerosi documenti dell’epoca.
Dintorni di San Luca si possono, altresì, visitare i ruderi dell’abazia normanna di San Nicola di Butramo di cui nulla si sa di certo circa la data della fondazione. Il primo documento conosciuto risale al 1906 e da quello riportato da Ferdinando Ugelli nella sua Italia Sacra dal quale si evince che Ruggero I il Normanno, tra il Conte di Calabria, episcopato latino di Squillace la chiesa di San Nicolao De Pothamo, l’attuale Potamia.
Essendo l’obiettivo quello della valorizzazione della promozione integrata del patrimonio naturale, culturale e artistico nelle aree di particolare pregio, chiedo a nome di tutta l’amministrazione comunale, e della comunità che rappresento, in questo processo possa essere raggiunto attraverso il recupero dei manufatti esistenti di rilevanza attrattiva per il contesto locale valorizzando finanche la promozione di itinerari storico-religiosi e di percorsi naturalistici.
Pertanto in tale sede si richiede la possibilità di un’adeguata previsione economica che consenta la valorizzazione del patrimonio naturalistico ambientale rappresentato dal Parco Nazionale d’Aspromonte.
Tutto questo enorme patrimonio artistico e culturale può e deve rappresentare un valore aggiunto per la qualità della vita, per la ricchezza individuale e collettiva ed anche per la propria redditività di impresa.pertanto niente, per la parte di propria competenza, voglio provvedere innanzitutto alla messa in sicurezza dei siti interessati che rappresenta un grande patrimonio artistico-culturale nonché recupero degli stessi.

Il sindaco
Bruno Bartolo

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