SAN LUCA, IL “VIRUS” CALCIO FA SOGNARE L’INTERO PAESE

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Giampaolo: «La vittoria più bella? Esser riusciti a ridare alla gente un po’ di fiducia

Una squadra che vince, convince e domina. Il San Luca era fuori dal calcio dilettantistico che conta, quando, nel 2017, un gruppo di professionisti si è improvvisato gruppo dirigento. Alla sua testa, l’avvocato Francesco Giampaolo, confermato per il terzo anno consecutivo presidente di una società che non si pone limiti, consapevole dei passi che sta facendo e dei record che ha stabilito, come quello del maggior numero di reti in una intera competizione a livello nazionale, e quello dell’imbattibilità in campionato che dura da 56 giornate. Anche se il record più importante – come ci spiega il presidente «è essere riusciti a coinvolgere nel nostro progetto un intero paese, e soprattutto di essere riusciti a portare sugli spalti del Corrado Alvaro anche le donne».

Presidente, cosa significa la serie D per una realtà come San Luca?

«Significa molto, perché siamo un paese piccolo, ai margini della periferia, che però ha capito che il calcio può servire molto. Lo vedo da come ne parla la gente in piazza e da come l’amministrazione comunale ha preso a cuore il nostro progetto, e anche da come ci tratta l’opinione pubblica. È bello vedere che si parla di calcio, e che siamo riusciti a coinvolgere tutti i giovani del paese. Ogni giorno al campo è una festa e non sono pochi i ragazzini che vanno in giro vestiti con la maglia non di Ronaldo o Dybala, ma di Romero o Totò Pelle. Questa è la nostra vittoria più importante».

Ma c’è il problema del Covid e la chiusura degli stadi.

«La nota dolente sono proprio gli stadi chiusi al pubblico. L’anno scorso avevamo in media circa 900 presenze a gara. È difficile per tutti senza spettatori non si scende in campo con il consueto spirito».

L’amministrazione comunale come vede il vostro progetto?

«Benissimo. Con il sindaco e tutti i consiglieri lavoriamo in sintonia. In poco meno di un mese hanno rimesso a posto lo stadio che necessitava di alcune novità, altrimenti non poteva essere omologato per il campionato di serie D. Stiamo lavorando insieme per realizzare un centro sportivo, ma è chiaro che ci vuole tempo».

Dove può arrivare questo San Luca?

«È prematuro parlare di dove vogliamo arrivare. Posso solo dire che ce la giocheremo con tutti, e tutti ci dovranno temere. Sicuramente miriamo a fare sempre bene e a migliorarci».

Cosa si aspetta dai tifosi?

«Che ci stiano vicini come hanno sempre fatto, anche se la situazione non è delle migliori, perché tornare in campo dopo sette mesi è difficile. E poi c’è sempre la minaccia del Covid che non ci fa stare tranquilli e per adesso impedisce ai tifosi di seguire la squadra, e questo è un danno enorme non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista del tifo, delle emozioni, perché giocare senza pubblico non è la stessa cosa. Anzi se non si trova una soluzione per riaprire gli stadi completamente o in parte, allora è meglio fermare tutto e aspettare tempi migliori, perché senza tifosi, il calcio perde gran parte del suo fascino. Il ritorno alla normalità sarebbe il gol più bello, quello che farebbe felici tutti».

La squadra così com’è è pronta o serve ancora qualcosa?

«Di questo bisogna parlare col mister, noi siamo a sua disposizione. Se dobbiamo fare qualche altro sacrificio non ci tireremo indietro, perché la D per noi è un patrimonio non solo sportivo ma anche e soprattutto sociale. Abbiamo ridato entusiasmo e fiducia a u’intera comunità e ci teniamo a valorizzare tutto questo».

ANTONIO STRANGIO (Gazzetta del Sud)

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