CROTONE-JUVE È URSINO CONTRO URSINO. SFIDA IN FAMIGLIA NEL NOME DI FRANCESCO

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Il direttore sportivo dei calabresi ha un figlio che fa l’osservatore per i bianconeri. Si sfideranno per 90’ senza dimenticare l’altro figlio, scomparso nel 2006

Aldair. Polster. Pearce. Stelea. Peppe Ursino, direttore sportivo del Crotone, racconta che le figurine di Italia ’90 per il figlio Graziano sono state il primo indizio. “Le attaccava in un quadernetto per creare un libro, poi scriveva, scriveva. Come appunti di un osservatore”. Graziano trent’anni dopo è un osservatore vero e lavora per la squadra più importante d’Italia: è uno degli scout della Juventus. Chi ha unito i puntini degli indizi ha già capito: Crotone-Juventus di questa sera avrà una partita nella partita. Una sfida tra padre e figlio, rarissima in Serie A.

CHI SONO

Ritratti in breve. Peppe Ursino è l’anima del Crotone nel calciomercato e non solo. Legatissimo alla famiglia Vrenna, comanda acquisti e cessioni. Una passione su tutte: i calciatori giovani di talento, meglio se esterni d’attacco con creatività. Il simbolo delle sue scelte, curiosamente, stasera sarà in panchina con la Juventus: Federico Bernardeschi, visto ai tempi della Primavera della Fiorentina e portato a Crotone per la B nel 2013-14. Graziano, classe 1983, è stato un calciatore, prima nelle giovanili della Reggina, poi fino alla Serie C. Si è laureato in giurisprudenza, poi ha scelto: osservatore.

UN AVVERSARIO… SCELTO

Graziano ha cominciato con papà e ora è uno degli scout della Juve: “E’ molto bravo ma da qualche anno ci siamo separati, voleva camminare con le sue gambe – dice Ursino senior -. Ha iniziato guardando i calciatori su Wyscout e già allora gli bastava vedere un giocatore una volta per capire se poteva essere adatto al nostro allenatore, Juric”. Simy, Budimir e Rhoden sono alcuni dei giocatori per cui l’opinione di Graziano è stata più importante… e per il primo, siamo al cortocircuito: anche lui per una sera sarà un avversario.

FRANCESCO PER SEMPRE

La storia degli Ursino però è particolare perché il calcio, in qualche modo, ha salvato una famiglia. Graziano aveva un fratello maggiore, Francesco, che studiava Ingegneria a Reggio Calabria. Nel 2006 una malattia lo ha tolto a questo mondo, a papà Peppe e mamma Maria Vittoria che giorno dopo giorno hanno trovato un modo per andare avanti: “Graziano ha smesso di giocare quell’anno e certo, per tutti noi non è stato facile – dice Peppe -. Io dico che mia moglie è una santa e Graziano un po’ le somiglia: ha il suo carattere, è un buono”. Poi si ferma e aggiunge: “Quello che è più importante, siamo una famiglia compatta”. Per 90 minuti, succeda quello che succeda: Peppe e Graziano domani si sentiranno al telefono e tutto sarà come sempre. Parleranno di calcio.

gazzetta dello sport

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