GIOVANNI LUCA NIRTA È UN UOMO LIBERO «LA PERICOLOSITÀ NON È MAI PRESUNTA»

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Revocata la misura della sorveglianza speciale, a pena scontata. Nirta ha ottenuto la riduzione di pena pari a 720 giorni per un periodo detentivo di sedici semestri.
 

La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sorveglianza speciale per la durata di 4 anni già disposta dal tribunale nel gennaio 2008 a carico Giovanni Luca Nirta, appartenente alla consorteria denominata “Nirta-Strangio”, contrapposta a quella dei “Pelle-Vottari” nella “faida di San Luca”. I giudici della Quinta Sezione Penale hanno infatti rigettato il ricorso proposto dalla Procura Generale avverso il decreto di revoca del provvedimento disposto nei mesi scorsi dalla Sezione misure di prevenzione della Corte d’appello di Reggio Calabria.

In una nota diffusa dal massmediologo Klaus Davi l’avvocato Eugenio Minniti, difensore del 51enne Nirta unitamente all’avvocato Giuseppe Milicia, esprime grande soddisfazione per il pronunciamento della Cassazione: «Ritengo – ha affermato l’avv. Minniti – che il Supremo Collegio nel disattendere il ricorso proposto dal Pg abbia pedissequamente applicato il principio della cancellazione delle presunzioni di pericolosità sociale nel campo delle misure di prevenzione,in ossequio a quanto ritenuto dalle stesse Sezioni Unite con la sentenza 111/18 e dal legislatore con la novella del 2017, sviluppando ulteriormente i criteri introdotti dalla sentenza 291/13 della Corte Costituzionale, ponendo così la necessità dell’accertamento in concreto della pericolosità sociale, anche per gli appartenenti ad associazioni mafiose, peraltro in presenza di elementi di carattere storico (decorso temporale dal decreto impositivo, stato detentivo, operatività della asserita cosca), assolutamente incompatibili e confliggenti con la persistenza della stessa pericolosità sociale dell’interessato al momento della esecuzione della misura».

I fatti su cui era stato fondato in un primo tempo il giudizio di pericolosità sono risalenti «al 1991 con condotta permanente sino al 2011». Nelle more Nirta ha scontato un lungo periodo di detenzione carceraria nell’ambito del processo nato dall’operazione “Fehida”, nel quale è stato condannato a 12 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa. Giovanni Luca Nirta ha trascorso un periodo in custodia cautelare, iniziato nel 2007 con l’arresto, quindi dal 2016 al 2019 in espiazione pena.

Nel decreto di revoca della misura di prevenzione personale a Nirta i giudici di Reggio Calabria hanno evidenziato, tra l’altro, che della sorveglianza: «la buona condotta carceraria del Nirta, comprovata dall’allegata certificazione e dal riconoscimento del beneficio della liberazione anticipata, è circostanza che va letta nell’insieme del quadro valutativo della condotta del proposto».

FONTE GAZZETTA DEL SUD

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